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Floyd, la figlia di Martin Luther King: «Stop alle violenze, l'unica via è l'insegnamento di mio padre»

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Anna Guaita

«C'è gente che vuole scatenare una guerra razziale, e noi non dobbiamo cadere nella trappola. Dobbiamo restare uniti, e marciare sulla strada non violenta».
È Bernice Albertine King che manda un appello contro la violenza. La 56enne leader dei diritti civili aveva cinque anni quando suo padre, Martin Luther King, fu ucciso a Memphis, nel Tennessee, dal fanatico razzista James Earl Ray. Bernice era la più piccola dei quattro figli del reverendo, ma oggi è forse la più famosa e la più attiva. Due anni fa è stata nella nostra città, in visita al Pontefice, prima di recarsi in Puglia, dove le era stato attributo il Premio Internazionale della Pace e Nonviolenza. Anche lei ministro della Chiesa Battista, è avvocato, nonché nota oratrice e attiva nel movimento dei diritti civili.

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Cosa prova nel vedere il Paese di nuovo in fiamme?
«Capisco il dolore della famiglia Floyd. Avevo cinque anni quando mio padre fu ucciso. Quando rimasi senza la mia guida. Provai dolore e rabbia allora. Ma le sue parole sono rimaste incise nel mio cuore, e so che l'unico modo per ottenere quel che vogliamo, e non solo briciole o piccole soluzioni momentanee, è di seguire il suo insegnamento. Dobbiamo lottare in modo pacifico. E dobbiamo restare uniti. Solo così otterremo una riforma costruttiva e non solo un contentino».
 

Chi sono questi manifestanti che si separano dalla massa e la notte distruggono e saccheggiano?
«Non lo sappiamo. Girano tante voci, che vogliono mestare nel torbido. Ma quel che è certo è che c'è gente che vuole scatenare una guerra razziale, e noi non dobbiamo cadere nella trappola. Dobbiamo restare uniti, e seguire invece le parole del reverendo King. Affrontiamo il male della società, non arrendiamoci, ma marciamo sulla strada non violenta».

Per cosa combattono questi manifestanti?
«Ci sono ancora due Americhe. L'America dei bianchi e l'America dei neri. I manifestanti vogliono dire che siamo stanchi di questo sistema, che vogliamo creare una nuova America. Vogliono smantellare il sistema che è razzista, vogliono un cambiamento. Ma con la violenza non otterremo quel che vogliamo, perché la violenza crea diversi e spesso più gravi problemi. I mezzi della lotta devono essere uguali ai risultati che cerchiamo. Vogliamo ottenere una società che si basi sulla giustizia e l'eguaglianza e la pace. Non raggiungeremo questi risultati con mezzi violenti».

Cosa vede di diverso oggi rispetto a momenti di sommosse nel passato?
«Questa è la prima volta che vedo circoli influenti che seriamente difendono il principio della supremazia bianca. Faccio appello ai bianchi di buona volontà perché parlino agli altri bianchi. Dobbiamo cambiare questo sistema che da 400 anni tollera la repressione dei neri».

Quale sarebbe la prima riforma necessaria secondo lei?
«Quella che era cominciata con l'Amministrazione Obama, la riforma della polizia (ndr: la 21st Century Task Force on Policing, era stata creata nel 2014 da Obama, nel 2017 Donald Trump ha rescisso il decreto) . Ci sono passi importanti in quel decreto, ad esempio sulle modalità di assunzione dei poliziotti, sul ricorso alla forza, sui metodi per ridurre i casi di brutalità. Ecco dovremmo cominciare a riprendere in mano quella riforma, il lavoro era cominciato bene. Non dimenticate: il sistema della polizia locale era stato creato anche per tenere al loro posto gli schiavi e i neri. Se non cambiamo quello, non avremo un cambiamento vero».

Ultimo aggiornamento: 17:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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