Manovre di Mosca sulle Europee, ma è guerra tra 007

Domenica 19 Maggio 2019 di Cristiana Mangani

Una guerra tra spie: sembra esserci questo dietro la diffusione del video che ha messo ko il leader dell'Fpö, la formazione austriaca dell'ultradestra guidata da Heinz-Christian Strache. Qualcosa che ha causato all'Austria un blocco nello scambio delle informazioni tra Stati europei e che ha messo sotto accusa proprio il servizio segreto austriaco, il Bvt. Da una parte, secondo indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, ci sono i rapporti che alcuni 007 di Vienna avrebbero con la Russia visto che, in base a una fonte interna al servizio, si sarebbero ridotti a fare i passacarte di Putin. Lo stesso Putin che è grande alleato di Christian Strache.

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IL BLITZ
Dall'altra c'è chi quel legame così stretto non lo digerisce proprio, tantomeno le ingerenze nell'attività di indagine. Risale allo scorso anno un misterioso blitz, durante il quale la sede del Bvt è stata perquisita. Gli agenti del gruppo operativo Egs, generalmente intenti a combattere rapine e scippi, hanno sequestrato un grande quantitativo di cd, dvd, telefoni cellulari, computer e fascicoli appartenenti al dipartimento dell'antiterrorismo e a quello specializzato nella lotta all'estremismo di destra e nell'osservazione delle confraternite studentesche - le famigerate Burschenschaften d'ispirazione ultra nazionalista, revanscista e anche xenofoba. Confraternite alle quali appartengono anche oltre un terzo dei deputati dell'ultradestra populista della Fpö. Si è molto discusso in Austria di questa operazione, e la conclusione è stata che il vero obiettivo dell'indagine non era di trovare qualcosa di illegale, bensì di far sparire i documenti e le prove riguardanti le attività sovversive compiute in passato da queste associazioni e di cancellare eventuali prove in grado di compromettere i deputati del partito di Strache.
Del resto - è stato il dubbio sollevato dai partiti di opposizione - come mai una simile operazione è stata compiuta dal gruppo operativo Egs che risponde al ministro degli Interni Herbert Kickl del Fpö, e che è comandata da un noto esponente del partito di estrema destra? A distanza di mesi arriva il video che ha portato alle dimissioni di Strache, e sembra tanto di vederci dietro un regolamento di conti.
Nel frattempo, se l'Austria piange, anche l'Europa deve fare i conti con le ingerenze russe. L'allarme per possibili attacchi cyber e per la diffusione di fake news che possono condizionare il voto è stato lanciato più volte dagli Usa. E di recente investigatori dell'Unione europea, accademici e gruppi della difesa sono arrivati a identificare in alcune pagine della disinformazione le stesse impronte digitali o tattiche digitali utilizzate in precedenti attacchi russi, inclusa l'ingerenza del Cremlino nella campagna presidenziale degli Stati Uniti del 2016. Il New York Times riporta i siti italiani che hanno le stesse firme elettroniche dei siti web del Cremlino, mentre un paio di gruppi politici tedeschi condividono server utilizzati dagli hacker russi che hanno attaccato il Comitato nazionale democratico.

LA MINACCIA
Nel documento preparato dal gruppo di lavoro Ue sulla sicurezza delle reti informatiche (Nis) viene poi rappresentato anche un altro inquietante scenario, e cioè che in conseguenza di uno o più attacchi cyber, dopo le elezioni del 26 maggio, il Parlamento europeo non possa essere convocato. Il regolamento prevede che si convochi solo dopo la chiusura dei seggi e l'ufficializzazione dei risultati. Quindi per bloccare questa operazione basta che uno solo dei Paesi membri non sia in grado di comunicare i risultati ufficiali. Qualcosa che scatenerebbe la disinformazione e alimenterebbe le teorie di conspirazione.
 

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 12:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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