Europa, mille miliardi per emissioni zero
ma neanche un euro alle imprese malsane

Martedì 14 Gennaio 2020 di Italo Carmignani
Ursula Von der Leyen
STRASBURGO In concreto si partirà nel 2021, quando l’energia alternativa, l’ambiente e il clima diventeranno non solo una sfida, ma un investimento da cui trarre profitti e ridisegnare scenari economici. E quando Enel avvierà la vera svolta dell’auto elettrica in Italia con le super colonnine e gli incentivi d’acquisto. Il segnale forte arriva da Strasburgo e dalla presidente della Commissione europea: se in sei anni il piano del Green Deal firmato da Juncker aveva mobilitato quasi 500 miliardi, Ursula Von der Leyen raddoppia la posta e si prepara a mettere in movimento 1000 miliardi in dieci anni. Per arrivare a un obiettivo ambizioso: far diventare l’Europa il primo continente a emissioni zero. Quando? Nel 2050. 
CAMBIARE IL SISTEMA
Il primo prezzo da pagare, è quello del cambio di approccio rispetto allo sviluppo industriale. A partire da subito sarà la sostenibilità a moderare tutti gli investimenti europei pubblici e privati, che saranno incentivati in tutti i modi possibili, compresa una revisione delle regole per gli aiuti di Stato. E nulla andrà invece ai settori considerati malsani. 
L’ITALIA E L’ILVA
Risultati e ricadute per il paese italiano sono dietro l’angolo: fondi per la transizione energetica e regole più morbide sugli aiuti di Stato, ad esempio, potrebbero aiutare la riconversione dell’ex Ilva di Taranto e la bonifica dei territori. «L’Italia coglierà questa storica opportunità di crescita e lavoro, soprattutto per i giovani», ha commentato il premier Giuseppe Conte.
Secondo Bruxelles, i mille miliardi necessari per finanziare gli obiettivi del Green Deal (riduzione delle emissioni al 2030 dall’attuale 40% al 50-55%, rispetto al 1990) dovranno provenire da fondi sia pubblici che privati: 500 miliardi dal bilancio dell’Ue, 300 da InvestEu (erede del Piano Juncker), 100 dal meccanismo per la transizione equa e altri 100 dai cofinanziamenti nazionali. 
REVISIONE DELLE REGOLE
«Per l’Italia si parlerà di centinaia di milioni - precisa il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni - e non concentriamoci sulle singole poste per i Paesi, ma sulle potenzialità di questa sfida che nei prossimi 10 anni cambierà il modo di consumare, di abitare e di alimentarsi, se davvero vogliamo arrivare all’obiettivo della neutralità climatica». Gli ambiti in cui si dovrà intervenire, spiega Gentiloni, sono molti: dai mezzi di trasporto  ai sistemi di generazione di energia, dall’efficienza energetica degli edifici  alle crisi industriali. Per l’Italia, precisa, quella dell’ex Ilva. Una mano arriverà anche dalla revisione delle regole sugli aiuti di Stato, prevista entro il 2021, anch’essa orientata a favorire l’afflusso di fondi verso settori industriali in difficoltà che necessitano di essere riconvertiti. 
CHI NON VERRÀ AIUTATO
Principalmente le sovvenzioni sosterranno i lavoratori, aiutandoli ad esempio ad acquisire abilità e competenze spendibili sul mercato del lavoro del futuro. Ma tali fondi saranno destinati anche a pmi,  start-up e incubatori impegnati a creare nuove opportunità economiche in queste regioni, stimolando anche gli investimenti a favore della transizione all’energia pulita, tra cui quelli nell’efficienza energetica. Saranno esclusi alcuni settori: chiusura o costruzione di centrali nucleari; produzione del tabacco; produzione, distribuzione, stoccaggio o combustione di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone). Ultimo aggiornamento: 23:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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