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Elon Musk dice no allo smart working: «Lasciate Tesla se non tornate in ufficio per almeno 40 ore a settimana»

Critiche su Twitter, la risposta: «Vadano a fingere di lavorare altrove»

Elon Musk dice no allo smart working: «Lasciate Tesla se non tornare in ufficio per almeno 40 ore»
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 1 Giugno 2022, 15:09 - Ultimo aggiornamento: 15:11

Elon Musk dice no allo smart working. Sottotitolo: tornate in ufficio o lasciate Tesla. Un ultimatum che l'uomo più ricco del mondo avrebbe spedito via mail allo staff esecutivo: «Chi vuole lavorare da remoto deve essere in ufficio Tesla - è il contenuto reso noto da Bloomberg - non una filiale, almeno 40 ore alla settimana». E chi si oppone? «Può andare a fingere di lavorare da un'altra parte»

Elon Musk entra a piedi pari nel dibattito sul ritorno in presenza al lavoro che si sta sviluppando su  Twitter (azienda che del lavoro a distanza ne ha fatto una bandiera). Il punto di vista dell'amministratore delegato di Tesla Inc. era chiaro fin dall'oggetto della presunta mail: «Il lavoro a distanza non è più accettabile - ha scritto Musk - chiunque desideri svolgere un lavoro a distanza deve essere in ufficio per un minimo di 40 ore settimanali o lasciare Tesla. Questo è meno di quanto chiediamo agli operai».

 

Smart Working, la mail di Musk

La mail è stata spedita veramente? Musk non lo ha specificato. Il signor Tesla ha chiarito però che l'ufficio «deve essere un ufficio principale di Tesla e non una filiale remota estranea alle mansioni lavorative in un altro stato» e sul concetto di lavoro in presenza antiquato ha suggerito, rispondendo a un follower, che chi la pensa diversamente «dovrebbe fingere di lavorare da qualche altra parte».

Insomma, per l'uomo del futuro, quello delle auto elettriche e dei viaggi spaziali, il lavoro alla fine si riduce a un monte ore da svolgere in sede. Con buona pace di chi ragiona per obiettivi e di tutte le teorie legate al mondo del lavoro post pandemia.

Quando minacciò di cacciare gli stagisti

A dire il vero per Elon Musk è sempre stato così. Più volte ha raccontato come abbia pagato a caro prezzo, nella sua vita, le rare occasioni in cui si è concesso una vacanza. Rimproverando duramente i dipendenti di Tesla che si lamentavano non ha usato giri di parole: «Potrei starmene a bere Mai Tai con delle modelle nude - avrebbe detto - ma invece me ne sto qui con voi». La mail di Elon Musk trapelata sui social, rivolta proprio ai dipendenti Tesla che lavorano in smart working, sarebbe solo l'ultima fase di un modo di pensare netto e chiaro sul tema. Circa due settimane prima che Musk raggiungesse un accordo per acquisire Twitter Inc. , Keith Rabois, un venture capitalist e imprenditore della Silicon Valley che conosce Musk dai tempi di PayPal, ha twittato un aneddoto evocativo. Alla Space Exploration Technologies Corp. - spiegò l'imprenditore - Musk aveva notato un gruppo di stagisti in fila per un caffè. Per Musk fu un affronto alla produttività. Secondo Rabois, che conosce Musk dai loro giorni in PayPal Holdings Inc. Musk minacciò di licenziare tutti gli stagisti per poi installare telecamere di sicurezza per monitorare la zona caffè.

Twitter, la paura dei dipendenti

Lo stesso Rabois ha scritto lo scorso aprile che i dipendenti di Twitter, una delle aziende più importanti a consentire il lavoro a distanza permanente , «si aspettano un brusco risveglio». Interessante anche il riferimento agli operai Tesla alla luce della situazione nello stabilimento della casa automobilistica di Shanghai: in migliaia sono stati rinchiusi per mesi, lavorando su turni di 12 ore, sei giorni alla settimana, dormendo in fabbriche dismesse o campi militari, per creare un sistema a circuito chiuso anti Covid e assicurare la produzione.

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