DONALD TRUMP

Elezioni Usa, martedì il voto di Midterm. I democratici puntano alla maggioranza della Camera

Sabato 3 Novembre 2018
Supporter di Trump all'aeroporto di Belgrade, Montana, Stati Uniti

Martedì 6 novembre gli Stati Uniti vanno al voto per le elezioni di metà mandato. Si rinnovano gran parte del Congresso, 36 governatori su 50 e 46 delle 50 legislature statali, oltre a centinaia di sindaci. In ballo ci sono tutti i 435 seggi della Camera (United States House of Representatives), eletti ogni due anni, e 35 dei 100 componenti del Senato, in carica invece per 6 anni. I seggi apriranno fra le 6 e le 8 ora americana e chiuderanno fra le 18 e le 21. I risultati definitivi cominceranno ad arrivare nelle prime ore del 7 novembre, quando in Italia sarà ormai mattina presto.

Le elezioni di midtem sono un test molto importante per il presidente americano Donald Trump. I democratici sperano in una alta affluenza al voto per strappare la maggioranza ai repubblicani in entrambi i rami del parlamento o almeno alla Camera, dove l'impresa sembra possibile. Uno scenario che potrebbe rendere molto difficili gli ultimi due anni del mandato di Trump, costretto in quel caso a convivere con un Congresso almeno in parte ostile. Ma il presidente ha trasformato il voto in un referendum su di lui, galvanizzando la sua base elettorale. «Il mio nome non è sulla scheda. Ma in un certo senso c'è, quindi per favore andate a votare», ha detto.

In base agli ultimi sondaggi i democratici sono in vantaggio nei 69 distretti congressuali chiave, quelli che possono determinare lo spostamento degli equilibri alla Camera. E sembrano in grado di conqusitare i 23 seggi che mancano per prendersi la maggioranza a Capitol Hill. Anche se si tratta di un vantaggio di stretta misura, stando all'ultimo sondaggio pubblicato dal Washington Post. Secondo la proiezione, il 50% sostiene i candidati dem, e il 46% quelli repubblicani. Ma, considerato il margine di errore di 3,5 punti, si tratta di un vantaggio minimo. Anche se i numeri rappresentano comunque una svolta rispetto al 2016, quando in molti di questi distretti i repubblicani potevano contare su un distacco notevole - anche di 15 punti - dagli avversari. 

A spingere quella che i democratici sperano diventi una «blue wave» (onda blu, dal colore del partito, che si contrappone al rosso dei repubblicani), è soprattutto l'opposizione a Trump, che affronta l'appuntamento elettorale di martedì con una popolarità molto bassa per un presidente, al 42%. La polarizzazione del voto, sia da parte democratica che da parte del presidente, appare destinata quindi a far registrare martedì un'affluenza più alta di quella, solitamente bassa, delle elezioni di medio mandato. Ed i sondaggi registrano un netto aumento dell'early
vote in stati chiave come il Texas ed la Florida.

Un sondaggio realizzato da The Harris Poll insieme all'Harvard University's Center for American Political Studies conferma che il voto di martedì sarà per o contro Trump: il 42% degli elettori lo considera come una possibilità di dare un segnale di opposizione al presidente, mentre il 37% un modo per mostrare il proprio sostegno a Trump.

L'America comunque si avvicina al voto in una situazione di violenza ed instabilità che non ha precedenti. Una serie di pacchi bomba spediti a leader democratici e alla Cnn da un estremista di destra e il massacro in una sinagoga di Pittsburgh a opera di un nazionalista hanno segnato i giorni precedenti le elezioni. 

Un incendio che secondo molti è stato appiccato anche dalla retorica elettorale e dalle politiche divisive di. Le parole di Trump sono «un invito a odiare in modo aperto, senza rimorsi, a chiamare i messicani violentatori e criminali, a chiamare i richiedenti asilo animali, una piaga, a descrivere i nazionalisti bianchi, gli uomini del Ku Klux Klan, neo nazisti come brave persone», ha affermato Beto O'Rourke, il candidato al Senato in Texas che sta, cosa ritenuta impensabile fino a qualche tempo fa, accorciando ogni giorno di più le distanze dal repubblicano Ted Cruz.

In linea con il suo carattere, Trump ha deciso di giocare d'azzardo, abbandonando la cautela con cui i presidenti americani di solito tendono a tenersi a distanza dalle elezioni di midterm, che tradizionalmente tendono a punire il partito che sta alla Casa Bianca. L'obiettivo è quello di galvanizzare la base elettorale, ancora fedelissima a Trump, per contrastare l'offensiva degli avversari che sembra possa dare dei risultati soprattutto alla Camera, dove i democratici hanno la possibilità di conquistare la maggioranza.

Da parte sua Trump sembra aver deciso, dopo i toni presidenziali e composti scelti dopo la strage di Pittsburgh e durante la visita, peraltro contestata dagli stessi leader cittadini e religiosa, nella città della Pennsylvania, di tornare ai toni ispirati alla furia e alla paura negli ultimi giorni di campagna elettorale. L'argomento principe con cui cercherà in tutti i modi di mobilitare, e spingere alle urne, il suo elettorato sarà quello dell'invasione di migranti letteralmente alle porte, da quando - una sorta di "regalo" elettorale per Trump - è partita la carovana di migliaia di migranti dai paesi dell'America centrale verso gli Stati Uniti (ma il corteo è ancora a migliaia di chilometri di distanza dal confine). E rientra sicuramente nella strategia elettorale la nuova crociata contro lo ius soli, la possibilità di ottenere la cittadinanza se si nasce in territorio americano che ora Trump vuole abolire.

 

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 16:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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