L'Egitto e gli emendamenti costituzionali: «Passi in avanti per la democrazia»

Martedì 16 Aprile 2019 di Alix Amer
«Emendamenti alla Costituzione dell’Egitto: una necessità per la democrazia». È da questo punto che è partito il secondo convegno per la comunità egiziana e businessman all’estero (Eocba), organizzato a Roma, in pieno centro storico. All’incontro erano presenti oltre capo dell’organizzazione italiana, Basem Salama, molti imprenditori egiziani che vivono in Italia. Dal Cairo è arrivato anche il direttore del giornale egiziano “Mobtada”, Hani Labib che ha spiegato «abbiamo scoperto solo dopo che gli emendamenti erano necessari. Alcuni articoli che sono stati modificati, infatti, hanno trovato l’accettazione tra parlamentari e cittadini. In primo luogo l’aumento delle quote rosa nel Parlamento, una modifica che arriva anche a seguito di accordi internazionali con l’Egitto. E ancora: una rappresentazione permanente all’interno del parlamento per i giovani (immigrati, cristiani, disabili) garantendo la loro presenza anche se non venissero eletti». Ma forse, tra tutto questo c’è una cosa ancora più importante: per la prima volta viene scritto nero su bianco che l’Egitto è uno stato civile (quindi no militare e no religioso). 

Durante il convegno, organizzato in un hotel del Centro storico della Capitale, un maxi-schermo proiettava immagini del Paese dei Faraoni: progetti, investimenti e nuove zone realizzate da zero. «È stato inoltre istituito un senato di 180 membri in parallelo con la Camera dei rappresentanti per sostenere la democrazia e sostenere il diritto degli articoli della costituzione». Intanto, il parlamento egiziano voterà oggi per approvare le modifiche costituzionali che, fra l’altro, consentiranno al presidente Abdel Fattah al-Sisi si restare in carica fino al 2024 (poi se lui vorrà ancora candidarsi, sarà una sua scelta). Come emerge da un rapporto della Commissione legislativa, che sintetizza il senso delle modifiche costituzionali e che riportano oggi i quotidiani locali, un prolungamento del mandato presidenziale da quattro a sei anni viene applicato al «presidente attuale» conferendogli inoltre «il diritto di presentare una propria candidatura per un solo altro mandato». Quello di al-Sisi, rieletto per la seconda volta l’anno scorso, scade nel 2022 ma la riforma lo prolunga al 2024. Per essere varate, le riforme odierne devono essere approvate da un referendum il cui esito da un primo sondaggio sembra essere già positivo così come anche il voto di oggi visto il grande sostegno del parlamento al presidente. «Tutto questo serve per dare forza al nostro Paese - dicono alcuni imprenditori al convegno - è importante che il presidente prosegua e porti a termine gli impegni presi». George Ayad, leader nello sviluppo di sistemi legati al petrolio e presidente dell’organizzazione (Eocba), ha sottolineato: «non è ragionevole avere i parlamentari per 5 anni e il mandato per il presidente 4, non è accettabile cosi. Per questo era necessaria una modifica, un presidente di un Paese ha bisogno di tempo per portare avanti il suo programma e concludere i progetti avviati. Comunque la cosa più importante è che sarà il popolo a decidere». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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