E ne rimasero 15: Anche Kamala Harris abbandona la corsa dei Dem per la presidenza Usa.

Martedì 3 Dicembre 2019 di Anna Guaita
NEW YORK - E' stato un sogno di pochi mesi. E all'inizio sembrava un sogno promettente, ma la senatrice californiana Kamala Harris ha dovuto gettare la spugna. Nonostante l'esordio brillante, la sua candidatura nella corsa presidenziale non è decollata. La 55enne ex ministro della giustizia della California e oggi senatrice era scesa in campo cercando di piazzarsi a metà strada fra la nuova ala progressista del partito e quella tradizionalista più moderata, cioè fra i due candidati ultraliberal, Elizabeth Warren e Bernie Sanders, e i due moderati Joe Biden e Pete Buttigieg.  Ma ha finito per apparire ondeggiante e poco sicura di sé, perdendo quel vantaggio che aveva accumulato nei primi mesi estivi. 
 
Dopo essersi inizialmente piazzata al secondo posto nei sondaggi, a ridosso dell'ex vicepresidente Joe Biden, di settimana in settimana Kamala ha perso terreno, scendendo progressivamente. Le ragioni della sua discesa sono state discusse a lungo, visto che molti all’inizio avevano creduto di vedere in lei un novello Barack Obama in versione femminile. Si lamenta che la sua campagna sia stata danneggiata da un contrasto di opinioni fra la sorella minore  Maya, sua consulente, e il direttore della campagna, Juan Rodriguez. Il disaccordo ai vertici avrebbe creato disorganizzazione e malumore. Ma come ha dimostrato proprio Obama sia nel 2008 che nel 2012, si vince solo quando una campagna marcia con armonia e disciplina.
 
A parte la disorganizzazione, tuttavia c’è il fatto che Kamala non ha ottenuto il sostegno di un settore cruciale per il successo: l’elettorato di colore. Questo rimane fedelissimo a Joe Biden, in quanto vice di Obama, che continua a godere di un altissimo tasso di ammirazione sia nell’intero partito democratico, sia e soprattutto fra gli elettori afro-americani. Molti di questi, per di più, sono convinti che la vittoria di Donald Trump nel 2016 sia stato un colpo di coda di razzismo contro gli otto anni di Obama, e pensano che solo un bianco moderato potrà strappare la Casa Bianca a Trump.
 
Con l’uscita di Kamala dal plotone democratico, il numero dei candidati scende a 15. Nelle ultime settimane sono già usciti l’ex deputato texano Beto O’Rourke, il sindaco di Miramar (Florida) Wayne Messam, il governatore del Montana Steve Bullock e l'ex deputato della Pennsylvania Joe Sestak.

In compenso sono entrati sia l’ex governatore del Massachusetts Deval Patrick che l'ex sindaco di New York Michael Bloomberg. Patrick è un afroamericano proveniente da una famiglia poverissima che è diventato uno degli avvocati più potenti d’America, nonché due volte governatore. Laureato di Harvard, è vicino a Obama, di cui è amico personale e con il quale condivide posizioni progressiste ma moderate. Bloomberg, anche lui un uomo che si è fatto da sé, proveniente da una famiglia della piccola borghesia ebrea di origini russe, è oggi nono per ricchezza negli Usa e 14esimo nel mondo. Con i suoi tanti miliardi di dollari, Blooomberg ha esordito con una campagna pubblicitaria televisiva da 30 milioni di dollari, per far conoscere il suo nome in tutto il Paese. La campagna gli ha assicurato un immediato balzo in avanti nei sondaggi, che lo hanno visto passare dal 2 al 6 per cento.
 
Allo stato attuale comunque a condurre i sondaggi rimane Joe Biden, con il 27 per cento, seguito dal senatore del Vermont Bernie Sanders con il 16, dalla senatrice del Massachusetts  Elizabeth Warren con il 14,  e dall’ex sindaco di South Bend (indiana) Pete Buttigieg con l’11.



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