Elezioni e fondi russi, Blinken rassicura Draghi: «Non ci sono nomi italiani»

Telefonata con il segretario di Stato Usa. E oggi Gabrielli sarà ascoltato dal Copasir

Elezioni e fondi russi, Blinken rassicura Draghi: «Non ci sono nomi italiani»
di Alberto Gentili
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Venerdì 16 Settembre 2022, 00:23 - Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 09:44

A nove giorni dal voto e alla vigilia dell’audizione di oggi al Copasir del sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli, Mario Draghi ha cercato di fare chiarezza sul nodo dei 300 milioni di Mosca ai partiti di 24 Paesi. Una vera e propria bomba che rischia di inquinare l’ultimo miglio della campagna elettorale. L’ha fatto, il premier, nel modo più diretto: con una telefonata, mercoledì in tarda serata, al segretario di Stato americano Antony Blinken depositario della lista top secret.

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Ebbene, nel corso del colloquio, Blinken avrebbe confermato a Draghi quanto già detto da Adoldo Urso, il presidente del Copasir: al momento non compaiono nella lista in mano all’intelligence americana «destinatari italiani» dei fondi russi. Un’informazione utile a Gabrielli, che oggi risponderà alle domande del Comitato di controllo sui Servizi, potendo fornire maggiori dettagli. E destinata, se confermata nei prossimi giorni, a far tirare un sospiro di sollievo a chi è sospettato di aver ricevuto negli anni passati un bel po’ di rubli. «Non sappiamo se arriveranno altre notizie, ma per ora nessun partito italiano sarebbe nella lista americana», dice una fonte di governo.

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Blinken, fondi russi a parte, ha celebrato con un tweet la conversazione con Draghi: «È stato bello parlare con il presidente del Consiglio della nostra stretta e duratura partnership con l’Italia. L’ho ringraziato a nome degli Stati Uniti per la sua guida in un momento critico della storia europea e mondiale e per il sostegno dell’Italia all’Ucraina». Poi Ned Price, il portavoce del segretario di Stato americano, ha aggiunto: «Blinken ha sottolineato l’importanza di mantenere la solidarietà e la resilienza di fronte agli sforzi della Russia di utilizzare l’energia e altri mezzi per dividere i Paesi che sostengono l’Ucraina. E ha rimarcato il nostro impegno a lavorare con il prossimo governo italiano sull’ampio ventaglio dei nostri interessi comuni».

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Proprio riguardo al governo che verrà Blinken, secondo quanto filtra da palazzo Chigi, ha lanciato una sorta di auspicio che potrebbe suonare anche come un monito: «Il segretario di Stato ha detto di essere fiducioso sul fatto che le scelte di Draghi, sul collocamento geopolitico dell’Italia, saranno confermate da chiunque gli succederà alla guida del governo». Dunque chi siederà a palazzo Chigi, «darà continuità e attuerà senza esitazioni la linea euro-atlantica» sul conflitto ucraino e le sanzioni alla Russia. Sui fondi di Mosca, Price precisa che gli Usa «non ne hanno parlato per puntare i riflettori su un Paese in particolare ma per sollevare l’attenzione sulla minaccia generale che le interferenze di Mosca rappresentano»

Luigi Di Maio, capo di Impegno civico, rinnova la richiesta di una commissione d’inchiesta sui soldi di Mosca: «Non ho certezze, ma ci sono così tante ombre che superano le luci. Draghi è stato buttato giù da Conte, Salvini e Berlusconi, tre leader che non hanno mai nascosto il loro flirt politico con la Russia». Poi aggiunge: «Siamo in continuo contatto con gli americani, sia adesso sia nei prossimi giorni, per tutti gli ulteriori aggiornamenti. Sono arrivati quelli che dovevamo ricevere come Farnesina, consiglio prudenza nel senso che resteremo in contatto con le autorità americane». E anche in questi «aggiornamenti» non ci sono nomi di leader o partiti italiani.

 

LO SCONTRO

Inevitabilmente il dossier Usa agita la campagna elettorale: «Sui rapporti con la Russia Salvini», afferma il dem Francesco Boccia, «continua ad essere ambiguo, gli italiani hanno il diritto di sapere se la Lega ha ottenuto contributi dal regime di Putin perché sarebbe alto tradimento alla Repubblica. Berlusconi quando si parla di Putin perde la parola e l’udito, ci aspettiamo che almeno il partito di Giorgia Meloni batta un colpo». 
Anche Mariastella Gelmini (Terzo polo), chiede chiarezza: «E’ giusto che si sappia prima del voto se qualche partito ha preso soldi russi». E a stretto giro, mentre Salvini ripete di «non avere mai preso soldi», arriva la risposta del leghista Armando Siri: «Basta illazioni. Dopo la nota del Copasir che esclude il coinvolgimento dell’Italia si sta facendo un dibattito su un dato che non esiste». E quella dei 5Stelle con Giuseppe Conte, che nega qualunque soccorso russo al Movimento: «Non vorrei che alla fine, rispetto a presunte interferenze, si arrivasse a un inquinamento della campagna elettorale con queste insinuazioni e illazioni che spero siano tutte false».
 

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