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Mariupol, stuprata a morte davanti al figlio. Bombe sulla Croce Rossa

Kiev: «Abusata per giorni. Al piccolo di sei anni i capelli sono diventati grigi». I russi sparano razzi anche sugli uffici Ue. Ma poi offrono un parziale cessate il fuoco

Donna ucraina violentata dai russi davanti al figlio di sei anni: «È morta per le ferite, bimbo: capelli grigi per lo choc»
di Mauro Evangelisti
6 Minuti di Lettura
Mercoledì 30 Marzo 2022, 17:30 - Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 09:11

Stuprata per sei giorni dai soldati russi e lasciata morire, davanti agli occhi del figlio di sei anni. Non è il primo caso di questo tipo a segnare l’orrore dell’invasione dell’esercito di Putin in Ucraina. La ricostruzione arriva da Mariupol, la città che sta pagando il prezzo più alto in termini di morti, sofferenza e distruzione. La fonte è il Ministero della Difesa ucraino. Su Twitter racconta l’episodio e aggiunge: «La donna è morta per le ferite riportate. I capelli del bambino sono diventati grigi. Questo non è un film dell’orrore. Stupro, violenza, omicidio: questo è ciò che significa “mondo russo”». L’altro giorno il quotidiano britannico The Times ha riportato un’altra testimonianza, in questo caso un’intervista raccolta da una giornalista. Parlava Natalya, 33 anni, dell’area di Kiev. Il racconto è stato condiviso anche dal governatore Kim di Mykolaiv, sul canale Telegram. Ha detto Natalya: «I soldati russi mi hanno violentata mentre mio figlio di quattro anni, terrorizzato, era nascosto nel locale della caldaia. Erano ubriachi, hanno ucciso mio marito nel cortile della nostra casa. Mi hanno puntato una pistola alle tempie e mi hanno costretto a spogliarmi. Quando si sono addormentati, sono fuggita con mio figlio».

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Crimini di guerra

Quattro deputate ucraine, ospiti della Camera dei comuni a Londra, hanno spiegato che gli stupri da parte dei soldati occupanti sono stati numerosi, «alcune donne si sono tolte la vita, altre sono state uccise dopo essere state violentate». Dall’Ucraina sono già scappati all’estero in quattro milioni, soprattutto donne e bambini, visto che gli uomini devono restare a combattere. Denuncia l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Michelle Bachelet, ipotizzando crimini di guerra da parte dell’esercito di Putin: «Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, le forze armate russe hanno effettuato attacchi contro e nei pressi delle grandi città. Da più di un mese, l’intera popolazione ucraina vive un vero incubo. Gli attacchi indiscriminati sono vietati dal diritto umanitario internazionale e possono costituire crimini di guerra». L’Alto commissario, nell’intervento al Consiglio Onu dei Diritti umani a Ginevra, ha aggiunto: «Abbiamo ricevuto accuse credibili secondo le quali le forze armate russe hanno usato munizioni a grappolo nelle aree popolate almeno 24 volte. Non sono state risparmiate case ed edifici amministrativi, ospedali e scuole, stazioni idriche e impianti elettrici. Ad oggi abbiamo verificato 77 incidenti in cui sono state danneggiate in varia misura strutture sanitarie, tra cui 50 ospedali». La procura generale ucraina ha attivato un sito in cui denunciare gli abusi delle forze armate di Putin, a partire dagli stupri.

Il conflitto va avanti

La guerra purtroppo non si ferma. Nella notte su Kiev sono stati contati 30 bombardamenti russi, che non hanno risparmiato i quartieri residenziali. Più a est, a Kharkiv, il sistema lanciarazzi di Putin ha colpito per 180 volte, secondo quanto spiegato dal governatore della regione. A Mariupol, dunque a sud est, un altro ospedale è stato minacciato, per una settantina di persone, tra donne ricoverate e personale medico, è stata inevitabile l’evacuazione. E sempre a Mariupol, gli attacchi dell’esercito di Putin hanno raggiunto perfino un edificio della Croce rossa. Racconta la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino Lyudmyla Denisova, sui social media: «L’esercito occupante ha preso di mira l’edificio del Comitato internazionale della Croce rossa, aerei e artiglieria nemici hanno colpito il palazzo che era contrassegnato da una croce rossa su sfondo bianco, a indicare la presenza di feriti e civili. Questo è un altro crimine di guerra dell’esercito russo». Ieri sera i russi hanno lanciato missili contro un’altra città, Dnipro, danneggiato anche l’aeroporto. Tutto questo è successo nelle ore successive alla conclusione dei negoziati di Istanbul di martedì, in cui, flebile, si era accesa una fiammella di speranza, si era intravista la possibilità dell’avvio di un percorso verso il cessate il fuoco. La delegazione russa aveva presentato, come segnale di buona volontà, la riduzione dell’intensità degli attacchi su Kiev e Chernihiv (a nord). Purtroppo la profezia del Pentagono che invitava a non fidarsi delle promesse è stata, per una volta, confermata dai fatti. Il sindaco di Cherinihv (poco meno di 300mila abitanti a 150 chilometri dalla Capitale), Vladyslav Atrosenko, ha denunciato in un’intervista alla Cnn: «La mia città è oggetto di un colossale attacco, nonostante la promessa di Mosca di ridurre le operazioni militari». Analoga la testimonianza a est dal governatore di Donetsk, Pavlo Kyrylenko: «I russi stanno bombardando quasi tutti i centri lungo la linea del fronte». Ieri sera il Pentagono ha annunciato: «I russi stanno lasciando l’area della centrale di Chernobyl per riposizionarsi in Bielorussia».

Movimenti

A Mykolaiv, a sud, la città che sta resistendo e salvando la vicina Odessa, i russi l’altro giorno hanno distrutto con i missili il palazzo regionale, il governatore Kim ieri ha aggiornato il bilancio delle vittime sotto le macerie, salito a 15. Non solo: le analisi mostrano in sostanza due tipi di motivazioni all’origine dei movimenti (parziali) a nord dell’esercito russo. Una parte delle forze sul campo sta sì arretrando, ma per recuperare energie e rifornimenti, visto che dal 24 febbraio i tentativi di prendere il controllo dell’area di Kiev sono stati deludenti. Inoltre, c’è un secondo obiettivo: spostare un’altra porzione dell’esercito a est, dove l’avanzata non è efficace a sufficienza, tanto che a Mariupol l’assedio brutale prosegue (ieri sera fonti militari russe hanno fatto sapere di essere pronte a dichiarare un cessate il fuoco temporaneo e ad aprire un corridoio umanitari verso Zaporizhzhya «a condizione che Kiev soddisfi determinate condizioni»). Il Pentagono però afferma: non vediamo spostamenti di truppe in Donbass. Sempre a Mariupol, spiega l’altro rappresentante della Ue Borrell, «l’ufficio sul campo della missione consultiva dell’Unione europea in Ucraina è stato recentemente colpito dai bombardamenti russi».

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