Foto senza velo, arbitro di scacchi iraniana teme il rientro in patria: «Voglio poter scegliere»

Mercoledì 15 Gennaio 2020
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Foto senza velo, arbitro di scacchi iraniana teme il rientro in patria: «Voglio poter scegliere»

La sicurezza dell'iraniana Shohreh Bayat, un arbitro internazionale di scacchi, è ora a rischio a seguito d'una foto che la ritrae senza velo durante un torneo a Shanghai. L'immagine è circolata sui media della Repubblica islamica e Shohreh adesso teme ritorsioni al suo ritorno in patria, dove indossare l'hijab è obbligatorio. Per quella foto che la mostra con il velo intorno al collo, Bayat - che ora è in Russia in qualità di capo-arbitro ai campionati mondiali femminili di scacchi - potrebbe essere arrestata in patria. «Ho guardato il mio cellulare e ho visto che la mia foto era ovunque (sui media iraniani, ndr). Affermavano che non stavo indossando il velo e che volevo protestare contro l'hijab», ha dichiarato Bayat alla Bbc. La donna ha sostenuto che indossare il velo è «contro le mie convinzioni. Le persone dovrebbero avere il diritto di scegliere cosa indossare, non dovrebbero essere costrette». Un'altra foto scattata a Bayat lo stesso giorno la mostra con il capo parzialmente coperto dal velo.

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La Federazione iraniana di scacchi ha contattato Bayat per chiederle di «scrivere qualcosa» così da fermare il polverone sollevato dalla sua foto. Un modo gentile, sostiene la donna, per chiederle di scusarsi e difendere il codice di abbigliamento femminile in Iran. Ma lei si è rifiutata e ora sostiene che è troppo rischioso fare ritorno dalla sua famiglia. «Ci sono molte persone in prigione in Iran a causa del velo. È una questione molto seria. Forse vogliono dare un esempio con me», ha dichiarato Bayat, aggiungendo di essere finita «totalmente nel panico» davanti alle reazioni online.

La Federazione Internazionale degli Scacchi (Fide) per ora non ha commentato ufficialmente, anche se Bayat non ha infranto alcuna delle sue regole. Il vice presidente, il britannico Nigel Short, ha lodato su Twitter il capo-arbitro. Bayat ha rivelato di aver scritto una lettera ai vertici della Federazione iraniana per chiedere garanzie sulla sua sicurezza al suo ritorno in patria, ma senza ricevere risposta.
 

«Non ricordo nessuna donna iraniana che ha lavorato in un torneo di così alto livello. Ma l'unica cosa che conta per loro è il mio hijab, non la mia qualifica. Questo mi disturba davvero», ha aggiunto Bayat. Per ora la donna si sta concentrando sul prossimo match a Vladivostok dove arbitrerà l'incontro tra la cinese Ju Wenjun e la russa Alexandra Gorychkina. Poiché non può tornare in Iran, ha deciso di non indossare più il velo. «È stata una decisione molto difficile. Mi sento così triste perché mi mancherà la mia famiglia», ha confessato, anche se togliersi il velo significa «essere me stessa». «Se avessi la possibilità di tornare in Iran, ovviamente mi piacerebbe - ha concluso Bayat - Ma non so cosa mi succederebbe».
 

 

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