Trump e i migranti: «Sul muro non mollo, accordo o stato d'emergenza»

Venerdì 11 Gennaio 2019 di Anna Guaita

La sfida fra i Dem e Trump si fa sempre più spinosa. Dopo che il presidente ha definito i Dem «pazzi», e questi hanno risposto accusandolo di «fare i capricci», Trump ieri è andato al confine fra il Texas e il Messico, per sottolineare la sua fermezza sulla necessità di costruire un muro che tenga fuori l'immigrazione illegale. Nel frattempo a Washington centinaia di dipendenti federali che da 20 giorni sono a riposo forzato, hanno manifestato davanti alla Casa Bianca perché lo shutdown si concluda al più presto.

Oggi la chiusura di parte del governo federale per mancanza di fondi diventa la più lunga dell'età moderna. Ma due leggi approvate dalla Camera, che avrebbero cominciato a rifinanziare almeno 2 delle 9 agenzie chiuse, non sono state neanche messe ai voti al Senato, dove i repubblicani rimangono in buona parte fedeli al presidente. Trump si rifiuta di firmare leggi di rifinanziamento che non includano anche una prima rata di 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del muro. E sembra pronto a reggere uno shutdown di lunga durata, tant'è che ieri ha annunciato che non si recherà al Davos Economic Forum del 22 gennaio, in Svizzera, e ha ribadito di avere «il pieno diritto di dichiarare lo stato di emergenza nazionale», con il quale potrebbe finanziare il muro senza il via libera dei legislatori. E tuttavia qualche segnale di frattura si comincia ad avvertire anche nelle file repubblicane, soprattutto da ieri, quando i dipendenti federali dovevano ricevere lo stipendio e invece non hanno ricevuto neanche un centesimo. Per famiglie che vivono di stipendio, la situazione è critica, e molti stanno chiamando i loro deputati e senatori perché trovino una soluzione.

LA TESTIMONIANZA
A gettare una nube sul futuro di Trump, si è aggiunto il suo ex avvocato Michael Cohen, già condannato a tre anni di carcere per frode. Cohen ha accettato la richiesta della Commissione di Controllo della Camera di testimoniare sul suo lavoro per l'allora imprenditore newyorchese. Non ci sono dubbi che le parole di Cohen, il 7 febbraio, danneggeranno l'immagine di Trump. Il viaggio di ieri al confine in parte voleva proprio rafforzare il fronte del proprio partito, mostrare un presidente deciso, che vuole mantenere le promesse elettorali. A tale scopo, Trump ha tenuto una lunga tavola rotonda a McAllen, e poi si è recato lungo il Rio Grande, che fa da linea di confine fra i due Paesi. Come sempre, ha ripetuto che l'immigrazione illegale è «portatrice di crimine, droga e malattie». E per rafforzare la sua posizione, circondato solo da persone che erano d'accordo con lui, ha ascoltato la testimonianza della madre di un giovane che è stato ucciso da un immigrato illegale, e ha ispezionato i bottini di droga e armi requisiti dalle guardie di confine. «Una foto opportunity», l'hanno criticata i Dem. Ed effettivamente, prima che lui arrivasse, sia il sindaco di McAllen, che vari proprietari terrieri di confine, avevano espresso dubbi sul suo catastrofismo.
 

IL SINDACO
Il sindaco Jim Darling, un indipendente, si è detto poco contento che Trump continui a presentare la situazione come «una crisi», perché la sua cittadina «è tranquilla e sicura». Molti proprietari terrieri dal canto loro hanno assunto legali e si preparano a far causa al governo se si dovesse arrivare all'esproprio. Fra questi c'è anche un'antica chiesa cattolica, la Lomita (la collinetta) che risale al 1865, e che fu costruita in questa zona per i missionari cattolici che venivano fin qui a cavallo, i cosiddetti Cavalieri di Cristo. Il parroco della chiesa, Roy Snipes, noto come il prete cowboy perché gira con la croce e un cappello da Far West, pensa che un muro vada contro la parola cristiana della carità, e per aiutarlo a difendere la chiesa dall'esproprio è scesa in campo una squadra di avvocati della Georgetown University di Washington. Per di più il terreno della chiesa è oggi parco pubblico, e verrebbe tagliato a metà dal muro.
Il prototipo di barriera in acciaio che Trump abbraccia al momento non reggerebbe neanche a un attacco con una sega. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha chiesto a degli esperti di tentare di romperlo con dei normali strumenti che si troverebbero in qualsiasi ferramenta. Questi hanno usato una comune sega da ferro e sono riusciti ad aprire un buco.
 

Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio, 13:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

A Roma l'invasione dei tik tokers: ecco chi sono i nuovi idoli degli under 18

di Veronica Cursi