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Soleimani, Trump deluso dagli alleati. Pompeo: «Non ci sono d'aiuto». Poi colloquio con il presidente dell'Iraq per de-escalation

Sabato 4 Gennaio 2020
Soleimani, Trump deluso dagli alleati. Pompeo: «Non stati d'aiuto». Poi colloquio con presidente Iraq per de-escalation

Qualcosa sembra essersi rotto nei rapporti tra Stati Uniti e Europa. Le tensioni ci sono da tempo, soprattutto da quando alla Casa Bianca è arrivato Donald Trump. Ma la crisi con Teheran, culminata nella clamorosa uccisione del generale Qassem Soleimani, sembra aver scavato un solco particolarmente profondo. Così come mai tanto a rischio negli ultimi anni sono state le relazioni tra Washington e Baghdad. La mossa inattesa del presidente americano ha spiazzato tutti, ed è stata accolta con grande freddezza nelle capitali del Vecchio Continente. Nel fittissimo giro di telefonate delle ultime ore se ne è accorto il segretario di stato Usa Mike Pompeo, non nascondendo la sua irritazione e quella della Casa Bianca. «Francamente sono rimasto deluso dagli alleati europei», ha confessato in un'intervista a Fox News, «non sono stati così d'aiuto come avremmo desiderato».

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Il capo della diplomazia americana spiega di aver trascorso negli ultimi due giorni gran parte del tempo proprio al telefono, per spiegare al mondo la decisione del presidente Trump. «Ho parlato con i partner nella regione mediorientale, condividendo con loro cosa stavamo facendo, perché lo stavamo facendo e cercando la loro assistenza. Sono stati tutti fantastici». «Poi - ha aggiunto Pompeo - parlando con i nostri alleati altrove in altri luoghi non li ho sentiti altrettanto disponibili. I britannici, i francesi, i tedeschi devono capire che quello che gli americani hanno fatto ha salvato vite anche in Europa!». Toni fermi, dunque, a cui l'Europa risponde indirettamente lanciando l'ennesimo appello a Teheran. «Continuate a rispettare i termini dell'accordo sul programma nucleare», l'invito arrivato da Parigi e Berlino. Quell'accordo stracciato dal presidente americano e in cui invece l'Europa, come la Cina e la Russia, ancora credono. Ma molti osservatori sono convinti che l'uccisione di Soleimani come conseguenza, prima ancora di una rappresaglia sul campo o nel cyberspazio, porterà alla morte proprio della storica intesa del 2015.

Perché se Teheran, come sembra, è intenzionata a tornare ad arricchire l'uranio al 20%, questa sarebbe una gravissima violazione dell'accordo che costringerebbe gli europei a ritirarsi subito dal patto. Frustrando e vanificando così tutti gli sforzi finora compiuti per tenerlo in vita fino al 3 novembre del 2020, data delle elezioni presidenziali americane, nella speranza che lo scenario, con la eventuale mancata rielezione di Trump, possa cambiare. Intanto anche la Nato, uno dei principali bersagli presi di mira dal tycoon negli ultimi anni, ha deciso di sospendere le sue missioni di addestramento in Iraq perché troppo rischiose. Sono alcune centinaia i soldati non americani dell'Alleanza nel Paese, e dall'ottobre del 2018 sono impegnati nella formazione delle forze locali su richiesta del governo iracheno, nell'ambito della lotta all'Isis. Ma tutto ora è reso più complicato anche dal deterioramento dei rapporti tra Washington e Baghdad. Per il primo ministro Adel Abdul Mahdi, che a Baghdad ha partecipato ai funerali di Soleimani, la situazione col passare delle ore diventa sempre più insostenibile, e la mossa di Trump paradossalmente potrebbe portare a un'accelerazione dell'uscita degli americani dal Paese, come vorrebbe l'Iran. Mahdi ha condannato l'attacco contro Soleimani e ha parlato di «oltraggiosa violazione della sovranità dell'Iraq» e delle condizioni per la presenza Usa nel Paese. Chiedendo al Parlamento di valutare «misure adeguate» tra cui - spiegano alcuni osservatori - potrebbe esserci anche la richiesta di un ritiro Usa.
 

Colloquio con il presidente dell'Iraq per de-escalation

Intanto Pompeo ha parlato con il presidente iracheno Barham Salih «della decisione del presidente Donald Trump di intraprendere azioni difensive a protezione del personale americano». Lo ha detto lo stesso capo della diplomazia americana su Twitter, all'indomani del raid statunitense in cui è stato ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani. Pompeo ha aggiunto che gli Stati Uniti «rimangono impegnati per la de-escalation». Pompeo ha parlato anche con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, si legge in un altro tweet dal contenuto quasi identico. Viene solo aggiunto che anche gli Emirati Arabi uniti «sono preoccupati per le continue provocazioni militare del regime iraniano».

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Ultimo aggiornamento: 20:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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