Covid, in Gran Bretagna nuovo record di morti: 1820 in un giorno, peggior bilancio europeo da inizio pandemìa

Covid, in Gran Bretagna nuovo record di morti: 1820 in un giorno, peggior bilancio europeo da inizio pandemìa
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Covid, di nuovo terribile il bollettino in Gran Bretagna. Ancora un record assoluto giornaliero di morti censiti per Covid nelle 24 ore  che tocca quota 1820 contro i 1610 di ieri. Il Paese è alle prese con una variante più aggressiva del virus che il lockdown nazionale sta solo lentamente frenando e che fa sentire ora i suoi effetti sui decessi a un paio di settimane dai picchi sui contagi.

 

I contagiati

Si assesta invece a quasi 39.000 sul fronte dei nuovi casi certificati dai dati governativi di oggi, su quasi 580.000 test. Mentre le vaccinazioni salgono a oltre 5 milioni fra prime e seconde dosi somministrate (4,6 milioni e quasi mezzo milione, rispettivamente).

Il totale dei decessi ufficiali - conteggiati includendo coloro che sono morti dall'inizio della pandemia entro 28 giorni dal primo tampone positivo da coronavirus - supera adesso sull'isola i 93.200, peggiore bilancio europeo in cifra assoluta (e quinto al mondo dopo Usa, Brasile, India e Messico); ma inferiore al Belgio e - seppure ormai di poco - anche all'Italia in rapporto alla popolazione.

Mentre il numero dei contagi registrati oltrepassa la soglia di 3 milioni e mezzo, vicino al sorpasso sulla Russia e alle spalle solo di Usa, India e Brasile; senza contare i casi asintomatici che secondo alcune stime relative alla diffusione degli anticorpi hanno portato a dicembre a quantificare che il 10% della popolazione complessiva britannica (68 milioni di abitanti) sia stato in realtà già infettato.

 

Nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni uno dei leader dei partiti di opposizione, il liberaldemocratico Ed Davey, ha rilanciato oggi accuse sulla gestione del governo Tory della pandemia e su alcuni presunti ritardi rispetto a decisioni cruciali e ha sfidato il premier Boris Johnson a far istituire una commissione d'inchiesta indipendente per «trarre lezione da ciò che è stato sbagliato».

Johnson ha tuttavia replicato che al momento è prematuro parlarne e occorre concentrarsi sull'emergenza in atto, in particolare sulla «pressione senza precedenti» di ricoveri che la cosiddetta variante inglese del virus ha scatenato sugli ospedali del servizio sanitario (Nhs), rivendicando all'esecutivo di star facendo «tutto il possibile». «Trarremo le lezioni necessarie a tempo debito, quando verrà il momento di riflettere per prepararsi a una prossima pandemia», ha tagliato corto.

L'evoluzione

La variante apparsa in Gran Bretagna alcune settimane fa aveva subito provocato allarme per la sua velocità di trasmissione. Non solo all'interno dell'isola. Gli ultimi dati, forniti dall'Oms nel suo consueto rapporto epidemiologico, hanno confermato tali preoccupazioni. La sua avanzata è incessante ed ha raggiunto almeno 60 tra paesi e territori, 10 in più rispetto al 12 gennaio. Ed è arrivata fino a Pechino, dove sono stati isolati i primi casi: una spia da non sottovalutare per le autorità cinesi, che hanno già richiuso in casa milioni di persone a causa di una recrudescenza dell'epidemia. In Europa le mutazioni del virus hanno convinto i governi a ripristinare dure restrizioni, fino al lockdown in alcuni paesi.

La Germania, ad esempio, ha ulteriormente prorogato il confinamento fino a metà febbraio, in Olanda scatterà il coprifuoco per la prima volta dal dopoguerra. In Francia la stagione sciistica è destinata a saltare del tutto, perché il governo ritiene la riapertura degli impianti a febbraio «altamente improbabile». Eppure la gravità della situazione potrebbe richiedere qualcosa di più, come la reintroduzione dei controlli sanitari alle frontiere interne. La cancelliera tedesca Angela Merkel non lo ha escluso e la Francia si è detta chiaramente favorevole a questa opzione. Il tema sarà al centro di una riunione dei leader Ue in videoconferenza, domani, nel corso della quale Berlino proporrà l'adozione di misure coordinate per chi viaggia dalle aree dove sono state individuate le mutazioni.

La Commissione però ha invitato alla cautela: «La chiusura a tappeto delle frontiere in questa situazione non ha senso, ostacola il funzionamento del mercato interno e non è così efficace come le misure mirate», ha detto Ursula von der Leyen al Parlamento europeo. Qualunque cosa decidano i leader, la parola d'ordine è quella di fare presto. I numeri che arrivano quotidianamente dalla Gran Bretagna sono spaventosi.

La buona notizia è che il vaccino Pzifer potrebbe essere efficace contro la variante inglese, secondo i risultati di due studi preliminari. Il problema è che invece non si ha certezza degli effetti del vaccino sulle altre varianti, come quella sudafricana, che si diffonde più lentamente rispetto a quella inglese ma è già presente in 23 paesi. In attesa di avere dati sufficienti per comprendere la pericolosità delle nuove mutazioni, l'unica certezza è accelerare le campagne di immunizzazione. Oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo hanno ricevuto le prime dosi, ma il 90% vivono in appena una decina di paesi.

Mercoledì 20 Gennaio 2021, 18:08 - Ultimo aggiornamento: 20:20
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