Covid, la Svezia ammette: «La situazione è grave». E la Francia porta i malati in Germania

Covid, il premier della Svezia: «La situazione è grave». E la Francia porta i malati in Germania
6 Minuti di Lettura
Martedì 3 Novembre 2020, 17:10 - Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 11:05

La Svezia si arrende. «Vediamo che la situazione sta andando nella direzione sbagliata, la situazione è molto grave». A dirlo è il primo ministro svedese Peter Lofven, in una conferenza stampa in cui è stato annunciato un limite massimo di otto persone ai tavoli di bar e ristoranti, come misura per contrastare il contagio del Covid. Lofven ha sottolineato che sempre più persone sono ricoverate in terapia intensiva per il covid-19 e che è probabile un aumento dei decessi. Un paziente su 5 nelle terapie intensive è affetto dal coronavirus, ha sottolineato il ministro della Salute Lena Hallengren.

Covid, Francia sopra i 52mila casi. In Gran Bretagna arriva il lockdown

Lockdown, la pandemia travolge l'Europa: Johnson chiude tutti a casa per un mese. Blindate anche Grecia e Austria

In altre tre regioni svedesi i cittadini sono stati esortati oggi a non recarsi in shopping center, musei, biblioteche, palestre e centri benessere, a lavorare il più possibile da casa, evitare i mezzi pubblici e non incontrino persone estranee al nucleo familiare. Tale raccomandazione riguarda ormai 7 svedesi su 10, ha precisato Lofven. «Abbiamo un lungo inverno davanti a noi. Dobbiamo fare il massimo per ridurre la diffusione dell'infezione», ha detto Johan Carlson, capo dell'Istituto di sanità pubblica. Come è noto, la Svezia è uno dei pochi paesi che ha scelto all'inizio della pandemia di non imporre il lockdown. Al momento il bilancio in questo paese di 10,3 milioni di abitanti - dove in giro in pochi indossano la mascherina -  è di 134.500 contagi e 5.969 decessi, un dato molto più alto dei vicini scandinavi, ma inferiore ad altri paesi europei.

Johnson: «​Lockdown nazionale in Gran Bretagna da giovedì al 2 dicembre. Scuole aperte»

 

I dati europei

Con oltre 11 milioni di contagi ed una curva ancora preoccupante, l'Europa continua ad issare barriere per difendersi dalla seconda ondata della pandemia. In Francia i malati sono così tanti che si tornerà a trasferirne una parte in Germania, a Parigi si torna a parlare di coprifuoco. Da Berlino il governo tedesco avverte che si entra in una «fase decisiva», mentre in Olanda e Spagna arrivano nuove strette. In Francia, epicentro europeo della pandemia, dove si è tornati a una crescita monstre dei contagi, oltre 50mila al giorno, gli effetti del secondo lockdown nazionale non sono ancora evidenti. Tanto che nei prossimi giorni riprenderanno i trasferimenti di parte dei malati dalle regioni più colpite verso Germania, Svizzera e Lussemburgo. Come durante la prima ondata.

Francia e Germania

A Parigi il tasso è altissimo, con un contagio ogni 30 secondi ed un ricovero ogni 15 minuti, ha spiegato il ministro della Salute Oliver Veran. Nella capitale si è tornato a parlare del coprifuoco, che era stato revocato dopo l'entrata in vigore del confinamento generale. Il portavoce del governo Gabriel Attal lo ha dato per acquisito, dalle 21, in tutta l'Ile-de-France, definendo «insopportabile» che ancora troppe persone non rispettino le regole. Fonti vicine al premier Jean Castex hanno chiarito che sul tavolo c'è solo una proposta di limitare gli orari degli esercizi commerciali, e nulla è stato ancora deciso. Il portavoce Attal si è poi scusato per la fuga in avanti, ma il fatto che se ne discuta è una spia della gravità della situazione. In Germania, allo stesso modo, si fanno i conti con un numero di contagi in crescita «esponenziale», ha spiegato il ministro della Salute Jens Spahn, alla prima conferenza stampa dopo essersi ripreso dal Covid. E cresce «troppo» anche il numero di coloro che hanno bisogno della respirazione artificiale, ha aggiunto: è la fase «decisiva», in cui si capirà se la reintroduzione del lockdown 'light' consentirà di uscire dall'emergenza senza troppi danni. Il confinamento è scattato anche ad Atene e in altre regioni della Grecia. In Austria è entrato in vigore il coprifuoco dalle 20 alle 6, all'indomani dell'attentato terroristico che ha sconvolto Vienna. Un ennesimo giro di vite è alla porte in Olanda. Dopo la chiusura di bar e ristoranti, è il turno di teatri, cinema, musei e altri luoghi ricreativi. I contagi hanno effettivamente rallentato, ma restano alti, e soprattutto gli ospedali sono in sofferenza. Il sovraccarico degli ospedali è in cima alle preoccupazioni dei belgi. A Bruxelles le unità di terapia intensiva hanno raggiunto la capacità massima, il che significa che tutti i nuovi pazienti dovranno essere inviati agli ospedali in altre città. In tutto il Paese ce ne sono già oltre 1.300, un record. In Spagna, nonostante una delle situazioni più gravi in tutta Europa, l'ipotesi del lockdown non è ancora contemplata. E le autonomie fanno da sole. Come le regioni settentrionali di Castiglia e delle Asturie, che hanno disposto la chiusura di bar e ristoranti, chiedendo misure più severe al governo nazionale. Solo Madrid, infatti, può autorizzare il confinamento a casa. In Europa orientale la situazione non è più rosea, anzi. Solo a guardare gli ennesimi record, tra nuovi contagi e vittime, in Romania, Bulgaria e Polonia.

Gran Bretagna, salgono i contagi a poche ore dal lockdown

Tornano a salire leggermente - a poche ore dall'entrata in vigore del lockdown nazionale bis in Inghilterra e dopo il calo fisiologico del lunedì legato a una raccolta parzialmente ritardata dei dati - i casi censiti di coronavirus nelle ultime 24 ore nel Regno Unito: passando dai 18.950 di ieri ai 20.018 di oggi, su un totale di test che scende peraltro a 207.000 circa. Più netto, invece, l'incremento dei morti giornalieri, che rimbalzano a 397, vicino al picco assoluto di questa seconda ondata. In totale i i contagi diagnosticati nel Paese dall'inizio della pandemia salgono ora a un milione e 73.000, mentre la somma dei decessi registrati a 28 giorni dalla prima diagnosi di Covid tocca quota 47.250. Stabile infine l'aumento dei ricoverati (circa 11.500 al momento in tutti gli ospedali del Regno) e quello dei pazienti sottoposti a respirazione assistita nei reparti di terapia intensiva (poco più di mille totali), cifre al momento inferiori a quelle dell'Italia.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA