CORONAVIRUS

Coronavirus, Usa: 40 stati riaprono, proteste armate in altri. E Trump blocca Fauci

Sabato 2 Maggio 2020

Una quarantina di Stati americani riaprono quando l'emergenza coronavirus è ancora alta. E in quelli ancora chiusi scoppiano le proteste: dalle Hawaii al Michigan, migliaia di persone, molte anche armate, scendono in piazza per manifestare contro i lockdown e chiedere libertà di fronte ad uno stop delle attività che ritengono non democratico e in violazione dei diritti costituzionali.

A sostenere le proteste negli Stati Uniti è in prima fila Donald Trump, impaziente di far tornare l'economia a girare, anche a beneficio della sua campagna elettorale. I manifestanti sono delle «brave persone ma sono arrabbiate. Vogliono tornare alla loro vita», ha twittato il presidente. E le sue parole sono una benedizione alle proteste contro i governatori che non mollano e continuano a tenere chiusi i loro Stati nel timore di un'esplosione di contagi e vittime. In California decine di surfisti hanno sfidato i divieti e, armati di tavola, hanno invaso le spiagge.

Alle Hawaii scene analoghe. In Michigan centinaia di persone hanno invaso le strade contro la governatrice Gretchen Whitmer e la tensione è salita alle stelle con la polizia, costretta a intervenire in assetto antisommossa anche con decine di arresti. Le manifestazioni affondano le radici nelle difficoltà economiche: da quando sono scattati i lockdown 30 milioni di americani sono ormai senza lavoro, costretti a casa senza stipendio, senza assicurazione sanitaria e molti in fila per accedere alle banche del cibo per sfamare le famiglie.

Un quadro che peggiora di giorno in giorno nonostante i quasi 3.000 miliardi di dollari stanziati dal governo per far fronte all'emergenza virus che, finora, ha causato più di 65.000 morti su 1,1 milioni di casi accertati. Numeri impressionanti che comunque non fermano del tutto gli Stati Uniti.

Molti Stati hanno infatti allentato le restrizioni e iniziato già a riaprire confermando le due facce dell'America di Trump, una che vuole riaprire a tutti i costi e l'altra chiusa che attende i dati e le indicazioni degli esperti per farlo. I 29 milioni di residenti del Texas sono ormai liberi di uscire, in Maine i parrucchieri hanno tirato su le saracinesche mentre in Alabama le boutique sono tornate a esporre i loro capi di abbigliamento in vetrina. Sulle affollate spiagge della Florida si sorride ironicamente della California chiusa, anche se non tutti sono d'accordo sulle riaperture: un avvocato travestito da morte e armato di falce si è aggirato per le spiagge dello Stato davanti agli occhi increduli dei bagnanti.

«Non abbiamo abbastanza test, abbastanza dati, non siamo abbastanza preparati» per tornare a fare quello che facevamo prima, ha detto Daniel Uhlfelder spiegando la sua protesta. Ed è proprio sulla disponibilità di test che si consuma lo scontro fra gli Stati ancora chiusi e l'amministrazione Trump che, travolta dalle critiche per la gestione della crisi, ha deciso di bloccare l'audizione alla Camera di Anthony Fauci, il massimo esperto americano in malattie infettive ormai diventato una star che con un'alzata di sopracciglia è in grado di imbarazzare il presidente durante i suoi briefing.

«Sarebbe controproducente», si è limitata a dire la portavoce della Casa Bianca Judd Deere. Poi, per cercare di stemperare le polemiche, ha assicurato che l'amministrazione è impegnata a lavorare con il Congresso. Una rassicurazione che non smorza i timori sul futuro di Fauci, in bilico da settimane nonostante le smentite.

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