CORONAVIRUS

Tamponi e zone rosse, la ricetta del Portogallo (che ha funzionato) per sconfiggere il virus

Giovedì 30 Aprile 2020 di Elena Marisol Brandolini
Una donna costretta in casa mostra una sciarpa del Portogallo

Due mesi dopo lo scoppio dell’epidemia, il Portogallo è riuscito a contenere la perdita di vite umane entro il migliaio. Il prossimo 2 maggio scadrà la proroga dello Stato di allerta dichiarato lo scorso 13 marzo e non verrà più riproposto, come ha annunciato il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa. Mentre il governo del socialista António Costa darà oggi il via libera al piano di uscita dal confinamento, dopo averne discusso col resto dei partiti.  E’ il successo di un paese del Sud-Europa nel controllo della crisi sanitaria fondato su alcuni elementi chiave, tanto che il tasso di letalità della malattia in Portogallo si è mantenuto al di sotto del 4%, come solo è accaduto in Germania e Austria nel resto del continente.

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LE SCELTE
In primo luogo il tempismo, l’essere cioé intervenuti a confinare la popolazione in casa fin dall’inizio, quando i contagi erano appena 78. Poi, l’alto numero dei test realizzati: dal 1 marzo oltre 300.000 tamponi su tutto il territorio, la metà effettutata nei laboratori pubblici, operando uno screening su circa 28.000 persone per milione di abitante, molto più di quanto non si sia fatto altrove, perfino più che in Germania. Fin dall’inizio, infatti, la Direzione Generale di Salute ha fornito i dati disaggregati su più voci: quelli relativi ai casi confermati dai test (24.505), quelli riferiti ai casi non confermati, ossia il cui sospetto non è stato avallato dai test (215.325), quelli in attesa del risultato della prova diagnostica (3.825), per un totale complessivo di casi sospetti dal 1 gennaio attorno alle 244.000 unità. A questi si aggiungono circa 30.000 persone sotto osservazione, confinate in casa perché entrate in contatto con qualcuno dei contagiati. Come dal principio, inoltre, i dati registrano la particolarità dell’infezione in Portogallo, ove a essere colpite sono le donne più degli uomini (+45%) e, per entrambi i sessi, le fasce di età entro i 60 anni (tra il 63% e il 64%). Anche se la gran parte dei decessi, 973, considerando quelli negli ospedali (il 93%), nelle residenze per anziani e nelle abitazioni, si osserva in persone contagiate con oltre settant’anni di età.

 

 
 
 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA