CORONAVIRUS

Coronavirus, la Terra non "vibra" più, gli esperti: «Così si rilevano meglio i terremoti»

Sabato 11 Aprile 2020 di Michela Allegri

Metà della popolazione mondiale in lockdown a causa del coronavirus, le attività che si fermano, le auto che circolano il meno possibile, bar e ristoranti che restano chiusi. Il risultato? Dal punto di vista geologico, si sono ridotte notevolmente le vibrazioni della crosta terrestre e questo consente di studiare meglio i movimenti della terra e permette ai sismografi di rilevare con precisione anche i terremoti e gli smottamenti di entità lievissima, e di monitorare anche l’attività vulcanica. I ricercatori che studiano il movimento della Terra hanno infatti segnalato un calo del rumore antropico, comunemente rilevato in tutte le stazioni sismiche vicine a città, paesi o infrastrutture come ferrovie e strade. E si tratta di un evento verificato in tutto il mondo.

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«Una riduzione del rumore di questa portata si verifica di solito solo brevemente a Natale. Le misure per frenare la diffusione di Covid-19 a Bruxelles hanno causato una riduzione del rumore sismico indotto dall’uomo di circa un terzo», ha raccontato alla rivista Nature Thomas Lecocq, sismologo del Royal Observatory del Belgio a Bruxelles, dove è stato osservato per la prima volta il calo. Ma anche l’Ingv ha effettuato uno studio in Italia, partendo dalle zone principalmente colpite dall’epidemia e dove le restrizioni sono iniziate in anticipo. E’ stato osservato il segnale sismico giornaliero dalla stazione di Orzinuovi, in provincia di Brescia, e da quella di Piacenza. Dal 23 febbraio al 31 marzo, per ogni stazione, sono state selezionate due ore di segnale alla stessa ora del giorno (dalle 8 alle 10) e della notte (dall'una alle 3). Dopo l’entrata in vigore del decreto, la diminuzione del rumore ambientale è risultata evidente, soprattutto di notte. Una circostanza che si spiega con la chiusura di bar, ristoranti, locali, cinema.
 

Le vibrazioni causate da camion e macchine in strada, ma anche dai lavori nei cantieri, dai treni e dai macchinari industriali, fanno muovere la crosta terrestre esattamente come succede per gli smottamenti naturali. E tutte queste vibrazioni messe insieme producono un rumore, appunto, che riduce la capacità dei sismografi di rilevare altri segnali. Anche i sismologi americani hanno analizzato questo fenomeno. Andy Frassetto, sismologo dell’Incorporated Research Institutions for Seismology di Washington DC, intervistato da Nature, ha dichiarato che se i blocchi proseguiranno «i sismografi delle città di tutto il mondo potrebbero rilevare meglio del solito le posizioni delle scosse di assestamento di un terremoto. Si riceverebbe un segnale con meno rumore che consentirà di ricavare un po’ più di informazioni da quegli eventi».

E ancora: Andrea Billi, dirigente di ricerca dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche, conferma che «il lockdown, bloccando moltissime attività umane e industriali, ha portato a un abbassamento del rumore di fondo prodotto dalle attività che creavano interferenze negli strumenti, quindi ora si rilevano anche terremoti di minima intensità che prima potevano essere coperti dall’interferenza».

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