CORONAVIRUS

Coronavirus, Ue preoccupata: sostegno all'Italia: un fondo da 25 miliardi

Mercoledì 11 Marzo 2020 di Antonio Pollio Salimbeni
Coronavirus, Ue preoccupata: sostegno all'Italia: un fondo da 25 miliardi

E' il momento delle scelte in Europa per evitare una recessione più o meno generalizzata e non solo stringere le corde del coordinamento per frenare la diffusione del coronavirus. Purtroppo ancora la risposta comune non prende una forma decisa. Il video-vertice straordinario dei Ventisette si è limitato a dare un maggiore impulso al coordinamento tra i governi, rinviando tuttavia impegni più dettagliati. Certo c'è il via libera alla flessibilità sulle regole di bilancio e degli aiuti pubblici alle imprese, ma si trattava di una decisione già acquisita da giorni.

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LA MOSSA
L'unica vera novità riguarda le piccole e medie imprese: sarà creato un fondo Ue da 25 miliardi destinati a sanità, imprese minori, settori più vulnerabili del mercato del lavoro: 7,5 miliardi provenienti dai fondi strutturali saranno disponibili entro qualche settimana, ha annunciato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. È qualcosa, ma si è ancora lontani da una manovra economica espansiva di dimensione quasi continentale paragonabile a quella effettuata per fronteggiare la grande crisi del 2008.
Non è un caso che proprio il ricorso alla leva del bilancio sia stato rilanciato nel corso della riunione dalla presidente della Bce Christine Lagarde. Ma questo è un tema che divide profondamente i 27. E non è neppure un caso che ieri sera, al termine della riunione, il presidente Ue Charles Michel abbia detto che nella riunione del Consiglio Ue del 26-27 marzo (si terrà a Bruxelles) ci sarà la possibilità di «prendere ulteriori misure se necessario». Come dire: può darsi che tutto questo risulti insufficiente.

IL VACCINO
Michel ha spiegato che i 27 concordano su 4 priorità: limitare la diffusione del virus con misure fondate su valutazioni scientifiche, «proporzionate affinchè non abbiano effetti eccessivi sulle nostre società»; fornire equipaggiamenti medicali (mascherine e respiratori innanzitutto) e agire anche attraverso appalti pubblici congiunti per evitare interruzioni nelle forniture; ricerca sul vaccino; fronteggiare le conseguenze economiche e sociali. «Ue e stati sono pronti a usare tutti gli strumenti necessari, in particolare fronteggeremo l'impatto sulla liquidità, sosterremo le piccole e medie imprese, settori specifici». In questo quadro «sarà necessaria l'applicazione flessibile delle regole sugli aiuti di stato e del Patto di stabilità».
Quest'ultimo segnale è chiaro e netto: la flessibilità sul deficit sarà riconosciuta all'Italia, attualmente in prima linea. Quanta sarà discusso dal premier Conte e von der Leyen. L'apertura sugli aiuti di stato per le imprese, che il trattato Ue prevede in caso di eventi eccezionali, è la porta attraverso la quale sarà possibile il rinvio dei versamenti al fisco. «Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione sia sulla flessibilità del patto di stabilità, per la quale avanzeremo una proposta prima della riunione dell'Eurogruppo di lunedì, sia sugli aiuti di stato per i quali pubblicheremo delle linee guida entro questo fine settimana», ha indicato von der Leyen. L'Italia è unanimemente ritenuta il Paese ora più gravemente danneggiato dalla diffusione del coronavirus. Il sostegno della Ue sarà pieno: questo l'impegno di Commissione e Consiglio.

Da Palazzo Chigi si fa notare che adesso «è necessario fornire un sostegno immediato e sostanziale ai sistemi sanitari e alle imprese e alle famiglie interessate. Sono inoltre necessarie misure, esercitate attraverso il canale della liquidità, per mitigare l'impatto economico».
Per quanto riguarda il trasporto aereo, Von der Leyen ha annunciato: «Sarà sospesa temporaneamente la regola che impone di operare almeno l'80% dei voli previsti per poter mantenere gli slot anche se non operano». Ora si aspettano le decisioni della Bce, che riunirà domani i governatori delle banche centrali nazionali a Francoforte. L'attesa è che deciderà una ulteriore limatura del tasso di deposito per le banche, da -0,50% a -0,60%; di espandere il programma di acquisto di obbligazioni pubbliche e private. Il problema è che tale impostazione già non è stata in grado finora di rilanciare in modo sostanziale la crescita dei prezzi e l'economia. Ed è un fatto che la crisi del coronavirus richiede un intervento massiccio dal lato fiscale non solo dal lato monetario.

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