CORONAVIRUS

Coronavirus, bloccati 114 studenti italiani: il piano per riportarli a casa

Giovedì 6 Febbraio 2020 di Alessia Marani e Giuseppe Scarpa
Coronavirus, bloccati 114 studenti italiani: il piano per riportarli a casa

Tra gli italiani rimasti bloccati in Cina ci sono anche 114 studenti, quasi tutti minorenni, arrivati lo scorso anno nel colosso asiatico per uno scambio-studio attraverso il programma Intercultura. Il loro incubo, però, sta per finire. Torneranno in Italia tra oggi e domani, prendendo direttrici diverse e facendo scalo in città europee come Berlino, Madrid e Parigi, o a Doha, in Qatar. Il loro rientro viene seguito passo dopo passo da una cabina di regia dell'Unità di crisi della Farnesina. Ieri il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus, Angelo Borrelli, ha fatto sapere di avere «firmato e inviato alle regioni di appartenenza l'ordinanza per evitare che questi liceali perdano l'anno scolastico».

Coronavirus, ragazza in isolamento a Campobasso. «Tornava da un viaggio-studi a Pechino»

Coronavirus, i medici dello Spallanzani: «Venti persone sotto osservazione»

L'ACQUISTO DEI BIGLIETTI
Nel loro caso, l'acquisto dei voucher è a carico delle famiglie. Ma nelle situazioni più difficili, chi si trova in Cina, vuole andarsene ma non ha i soldi per partire, potrà eventualmente chiedere un prestito alle autorità italiane: . se lo stato di necessità è comprovato - spiegano all'ambasciata - il consolato può anticipare la spesa per i biglietti aerei, i cui prezzi stanno salendo alle stelle. La Farnesina, intanto, continua a lavorare per consentire il ritorno, nel più breve tempo possibile, del 17enne friulano che, per la febbre, non era potuto salire sul volo dell'Aeronautica militare che ha riportato a Roma altri 56 italiani (anche italo-cinesi) che si trovavano nella città di Wuhan e nell'Hubei, epicentro del virus. Per il giovane, risultato negativo al test, dal momento che si trova comunque nella zona rossa dell'epidemia, l'unità di crisi sta valutando una strategia ad hoc.
Sebbene siano molti anche gli italiani che hanno deciso di restare in Cina nonostante il virus, l'evacuazione da parte di chi non si sente al sicuro e vuole tornare a casa prosegue. «Anche se ogni giorno si fa più difficoltosa», fanno sapere dalla Community Italiani in Cina che raccoglie gli iscritti all'anagrafe cinese: «Sempre più compagnie aeree stanno cancellando le connessioni». Per chi resta, però, la situazione non è rosea. A Shanghai, per esempio, ogni famiglia può avere 5 mascherine di tipo chirurgico previa registrazione con passaporto all'amministrazione condominiale o di vicinato, non di più. Motivo per cui le associazioni cinesi d'Italia stanno allestendo due hub, uno a Guidonia (Roma) e uno a Segrate (Milano), dove fare convogliare le donazioni di presidi sanitari da spedire a Pechino.
 

A Gabriele De Fazio, ballerino romano di 23 anni, rimasto bloccato a Kunming, nella provincia dello Yunnan, senza più un lavoro («il teatro ha chiuso, non possiamo esibirci») e senza paga («il mio impresario è scomparso») il consolato ha assicurato protezione: «Mi hanno detto di attendere un paio di giorni, confidando che il datore di lavoro si rifaccia vivo, poi interverranno loro - racconta - Chi lavora per grandi società, in questo senso, è maggiormente tutelato, so che per altri italiani, infatti, stano provvedendo al rimpatrio le aziende. Ma chi non è inserito in un contesto del genere, sta vivendo disagi enormi». Il ragazzo martedì aveva lanciato un disperato appello: «Sta scarseggiando il cibo, metro e bus sono fermi, i palazzi sono in quarantena, qui non possiamo restare».

VIAGGIO A MADRID
È riuscita a imbarcarsi da Pechino per Madrid dopo un'ulteriore odissea di 22 ore in volo, ieri sera alle otto, Chiara Cravotta, studentessa siciliana di 23 anni. La ragazza era intrappolata a Tsingtao, nella provincia dello Shandong. Finalmente con l'aiuto del papà dall'Italia e dopo avere perso altre connessioni, aveva acquistato un volo da Pechino a Seul, ma una volta arrivata in Corea, ieri, si è vista negare l'ingresso in quel Paese ed è stata rispedita in Cina. «È scoppiata in lacrime, poi si è fatta forza ed è ripartita», ha detto sollevato il papà Luigi, un maresciallo dei carabinieri in pensione. Più fortunata è stata un'altra studentessa siciliana di Alcamo, Dalila Adragna, che ieri mattina è finalmente atterrata a Fiumicino: «La cosa assurda - racconta - è che nessuno ha controllato il mio stato di salute nello scalo a Bangkok, solo a Fiumicino mi hanno passato al termoscanner con l'ipad. In Cina mi è bastato firmare un'autodichiarazione in cui sostenevo di non avere sintomi influenzali. Adesso aspetto di avere indicazioni dalla Asl per sapere se devo mettermi in isolamento».

Ultimo aggiornamento: 12:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA