CORONAVIRUS

Coronavirus, i neri immuni al Covid-19? L'America dimostra il contrario

Martedì 7 Aprile 2020 di Michela Allegri

Coronavirus e fake news. Una, clamorosa, suggeriva che le persone di colore fossero immuni al Covid-19. Tutto falso. Tanto che l’Oms sta lavorando con Google per cancellare dalla rete le notizie false relative proprio a questo aspetto. I dati sull'epidemia negli Stati Uniti dimostrano infatti il contrario: tra gli afro-americani il tasso di contagio è più alto che nel resto della popolazione statunitense, mentre in Africa la situazione rischia di diventare presto esplosiva.

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In America è Emblematico il caso di Milwaukee. Il primo focolaio del virus si è sviluppato in un ricco quartiere tipicamente abitato da bianchi, ma il contagio si è subito propagato nelle aree povere della città, più densamente popolate da persone di colore. Le autorità, però, hanno ignorato gli allarmi per diverso tempo, sulla falsa convinzione che i neri fossero in qualche modo immuni al virus. In realtà, nella comunità nera di Milwaukee, così come in tutti gli Stati Uniti, l’infezione ha proliferato con un tasso di crescita allarmante, favorita da condizioni di salute deteriorate a causa del più basso livello socio-economico di quella fetta della popolazione. Pur rappresentando solamente il 27% dei residenti, a venerdì scorso la comunità afro di Milwaukee contava la metà dei quasi mille contagiati e, soprattutto, ben l’81% delle morti. Simili i dati a livello nazionale: pur essendo solamente il 14% della popolazione dello stato del Michigan, i neri rappresentano il 35% dei contagiati totali e il 40% delle morti; così gli stati dell’Illinois e del North Carolina.

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I contagiati non mancano tra le persone di colore famose. Risultano positivi l’attore Idris Elba, vincitore di un Golden Globe come miglior attore, e la star del basket Rudy Gobert, che milita nell’NBA americana. È già morto a New Orleans Ellis Marsalis Jr., leggenda della musica jazz. Ma la conta viene resa più difficile dal fatto che pochi stati registrano l’etnia delle persone colpite dal virus. La questione è già al centro di un dibattito in America. Addirittura il prestigioso CDC-Center for Disease Control, l’ente federale di prestigio mondiale che sta sovrintendendo alla gestione della pandemia, viene accusato di occultare volutamente i dati sull’etnia, per nascondere l’amara realtà per cui i neri saranno i più colpiti dalla malattia e pagheranno il prezzo più alto in vite umane. Un gruppo di anestesisti dell’Università della Virginia ha lanciato l’allarme sui tamponi, sottolineando il rischio che la popolazione di colore non ne ricevesse in numero adeguato. E la questione è diventata politica: cinque membri democratici della Camera dei Rappresentanti hanno scritto al Governo, chiedendo di includere il dato dell’etnia nel conteggio dei contagi e dei decessi.
 

Intanto in Africa continua ad aumentare il numero di casi, e molti indizi fanno pensare che il fenomeno sia più vasto rispetto a quanto dicono i dati ufficiali. Al 5 aprile in tutto il continente sono stati registrati circa 9.300 casi, ma si tratta di cifre nettamente al ribasso, visto che praticamente non vengono effettuati tamponi: ce ne son pochissimi e, soprattutto, i medici non sanno come utilizzarli e non ci sono i laboratori per esaminare i risultati. In Africa la situazione è potenzialmente esplosiva: il coronavirus viaggia parallelo ad altre epidemie - una su tutte: la malaria - e rischia di creare un mix letale per tantissime persone. Secondo i dati diffusi dalla John Hopkins University e dell’Africa Center for Disease Control on Covid-19, nonostante l’incertezza sui numeri, la diffusione del virus è sicuramente in crescita in tutto il continente, che è impreparato. Basti pensare che il Norwegian Refugee Council ha fatto sapere che in tutta la Repubblica Centroafricana sono disponevi solo tre ventilatori - in un paese che conta 5 milioni di abitanti - per cercare di curare chi contrae l'infezione in modo più grave.

Ultimo aggiornamento: 17:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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