CORONAVIRUS

Coronavirus, Wuhan come Eyam: il villaggio che nel 1666 si sacrificò per fermare la peste

Martedì 28 Gennaio 2020

Wuhan è ormai una città fantasma. Il dipartimento per gli ingressi e le uscite della provincia del Hubei, al centro dell'epidemia di nuovo coronavirus, nella Cina centrale, ha sospeso le richieste di passaporti ordinari e i permessi per andare o venire da Hong Kong, Macao e Taiwan, con il fine di controllare meglio la diffusione della polmonite da 2019-nCoV.  E coloro che necessitano di fare viaggi all'estero «per speciali ragioni, devono controllare gli
attuali requisiti di ingresso del Paese o della regione di destinazione in anticipo».
Una vicenda che riporta alla mente la storia di Eyam, un villaggio della contea del Derbyshire, che oggi conta meno di mille abitanti.

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Nel 1665 il paesino venne colpito dalla peste. Tutto cominciò con un pezzo di stoffa. Quello che ricevette, insieme ad altri tessuti, George Viccars, il sarto del villaggio di Eyam, nel Derbyshire. Aveva notato che era umido e allora, per asciugarlo, lo stese di fronte al suo caminetto. Il disgraziato non si era accorto che, all’interno, si era creata una nidiata di pulci. E insieme alle pulci c’erano i batteri della peste bubbonica. Il primo a cadere fu proprio Viccars. Poi il contagio cominiciò, insieme al panico, a spandersi per tutto il borgo.

Per evitare il propagarsi dell'epidemia anche nelle località limitrofe, gli abitanti di Eyam - su consiglio del parroco del luogo, William Mompesson e del suo predecessore, Thomas Stanley - si misero spontaneamente in quarantena. Durante la quarantena, gli abitanti pagavano il cibo, lasciato ai margini del villaggio, attraverso delle ciotole disinfettate con l'aceto, dove depositavano le monete. L'emergenza cessò nel novembre del 1666: dei 350 abitanti di Eyam, ne morirono 250-260 (tra questi, anche la moglie del parroco, Catherine Mompesson), mentre le località limitrofe furono appena sfiorate dalla pestilenza.
 

Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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