CORONAVIRUS

Coronavirus, primo caso in Germania. Oms: «Rischio globale elevato». Esperti di Hong Kong: a Wuhan 44.000 casi.

Lunedì 27 Gennaio 2020
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Coronavirus, Oms: «Rischio globale elevato». Crollano le Borse, l'Europa brucia 208 miliardi

Coronavirus Cina, cresce l'allerta internazionale per la diffusione del virus. L'Oms, finora piuttosto cauta, ha parlato di «rischio elevato a livello globale», possibile preludio allo stato d'emergenza internazionale. Le vittime al momento sono soltanto in Cina, ma in continua crescita: almeno 81, il primo a Pechino. E soprattutto le cifre del contagio sarebbero già da capogiro, 44mila casi soltanto a Wuhan, secondo esperti di Hong Kong. Ad oltre un mese dalla comparsa della malattia, le misure straordinarie adottate finora dal governo cinese non sono ancora riuscite ad invertire il cammino del coronavirus. 

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Un caso confermato in Germania. C'è un primo caso confermato di coronavirus cinese in Germania, nello stato sudorientale della Bavaria. Lo rendo noto il ministero della Salute bavarese. «Un uomo della zona di Starnberg è stato infettato dal nuovo virus» ed «è stato posto sotto controllo medico e in isolamento,» ha spiega un portavoce del dicastero.

Primo caso in Sri Lanka. Il ministero della Sanità dello Sri Lanka ha confermato il primo caso di infezione dal nuovo coronavirus, affermando che le strutture specializzate sono pronte a gestire la situazione e che si stanno individuando i contatti del paziente per individuare possibili contagi. Sono diventati così 60 i casi di coronavirus fuori dalla Cina, in 16 diversi Paesi.

Le persone infettate in tutto il paese continuano a crescere e nuove stime provenienti dall'epicentro sono impressionanti. Un team della facoltà di medicina di Hong Kong, che sta lavorando alla mappa dell'epidemia, ha tracciato uno scenario da incubo nelle principali città cinesi, affermando che a Wuhan ci sarebbero «già 44mila contagi». Con un picco, atteso tra fine aprile e inizio maggio, che potrebbe vedere i casi di contagio aumentare ad un ritmo di 150 mila al giorno nelle principali metropoli, da Pechino a Shanghai. 


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Anche l'Organizzazione mondiale della Sanità ha confermato che il rischio a livello mondiale è «elevato» e in settimana si riunirà per valutare se dichiarare lo stato di emergenza internazionale. Una brusca correzione di rotta, rispetto ai giorni scorsi, che è stata spiegata dall'organismo Onu come un semplice «errore» di comunicazione. Ma che è stata letta anche come un tentativo di rimediare ad un eccesso di cautela. Sull'onda, probabilmente, delle critiche ricevute al tempo dell'epidemia di influenza suina, nel 2009, quando l'Oms proclamò un'emergenza pandemia che poi si rivelò infondata. Al momento l'origine della malattia resta un rebus. I ricercatori hanno diffuso le prime immagini del coronavirus, trovato in 33 campioni di animali selvatici del mercato di Wuhan, da cui si riteneva fosse iniziata l'epidemia, il 31 dicembre scorso.

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Tuttavia ora si è scoperto che, secondo quanto riporta la rivista scientifica The Lancet, il primo caso di infezione risale al primo dicembre e la persona contagiata non era stata in quel mercato. In Cina intanto proseguono i controlli a tappeto per individuare potenziali infetti. Dopo aver isolato decine di milioni di persone nell'area di Hubei, il governo ha deciso di prolungare le vacanze del Capodanno lunare fino al 3 febbraio, per limitare i flussi della popolazione. Per dare un segno tangibile di presenza, il premier Li Keqiang ha visitato a Wuhan, focolaio dell'epidemia, ormai stremata dopo cinque giorni di quarantena. In città fervono i lavori per completare due nuovi ospedali in tempi record e sono attesi altri mille medici per dare una mano al personale locale. Sul fronte internazionale, l'Ue ha fatto il punto della situazione riunendo il comitato di sicurezza sanitaria. La Mongolia ha chiuso le frontiere con la Cina, ed anche le scuole, mentre l'ombra del coronavirus si è affacciata per la prima volta in Africa con un caso sospetto in Costa d'Avorio, uno studente rientrato da Pechino.

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Negli Stati Uniti, dove i casi di contagio sono saliti a cinque, Donald Trump ha offerto a Xi Jinping «ogni aiuto necessario», ma allo stesso tempo sta lavorando all'evacuazione dei suoi connazionali da Wuhan. Analoghi piani sono stati predisposti anche dalla Francia, che nei prossimi giorni farà partire un ponte aereo diretto da Wuhan, con 14 giorni di quarantena al rientro. Anche la Germania sta valutando di far rientrare i suoi. Il rientro via aereo è tra le opzioni su cui sta lavorando anche l'Italia, che in un primo momento aveva ipotizzato un trasferimento via terra in una provincia vicina. In ogni caso, l'ambasciata a Pechino e l'Unità di Crisi della Farnesina è in contatto costante con i circa 60-70 connazionali che si trovano a Wuhan per fornire loro ogni assistenza. Se poi alcuni di loro decidessero di rientrare, il ministro della Salute Roberto Speranza ha spiegato che si «valuteranno le modalità per garantire la loro salute e quella delle altre persone».

Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 08:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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