Cop26, il bazooka verde di Draghi: «Ora i soldi ci sono, spendiamoli»

Cop26, il bazooka verde di Draghi: «Ora i soldi ci sono, spendiamoli»
di Marco Conti
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Martedì 2 Novembre 2021, 01:48 - Ultimo aggiornamento: 16:31

«Se si riesce a portare dentro i capitali privati nella lotta al cambiamento climatico ci si accorge che non ci sono vincoli finanziari». Al termine della prima giornata della Cop26, Mario Draghi prova così ad aiutare la presidenza inglese che a Glasgow rischia di riportare indietro gli impegni presi sul clima al G20 di Roma.
In terra scozzese sono presenti i rappresentanti di altri 177 Paesi, ma sono assenti i leader dei Paesi più inquinatori. Non ci sono neppure in video il russo Vladimir Putini, il cinese Xi Jinping - che ha mandato un testo scritto - e hanno fatto ritorno a casa il brasiliano Bolsonaro e il turco Erdogan. 

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I cicloni

Ad aprire il summit è stato il premier inglese Boris Johnson che ha provato a scuotere la platea con toni da film. «Manca un minuto alla mezzanotte nell’orologio del Giudizio Climatico: bisogna agire ora. Bisogna disinnescare la bomba del riscaldamento globale». Con voce preoccupata ha anche spiegato che se la temperatura aumenterà di due gradi «mettiamo a rischio l’approvvigionamento alimentare per centinaia di milioni di persone». Con tre gradi in più «raddoppiano incendi e cicloni e si moltiplicano per 36 le ondate di calore». Con 4 gradi «scompariranno sotto le onde intere città come Miami, Alessandria, Shanghai».

Dopo il premier inglese ha preso la parola Mario Draghi secondo il quale «c’è la disponibilità a parlare e a fare passi avanti». Il presidente del Consiglio sottolineato che anche Cina e India condividono gli obiettivi, ma che «sulla velocità con cui affrontare le sfide ci sono ancora differenze». Secondo Draghi «il cambiamento climatico ha gravi ripercussioni sulla pace e la sicurezza globali. Può esaurire le risorse naturali e aggravare le tensioni sociali. Può portare a nuovi flussi migratori e contribuire al terrorismo e alla criminalità organizzata. Il cambiamento climatico- avverte - può dividerci» e invita i presenti alla Cop26 a fare «molto più di quanto abbiamo fatto al G20. Dobbiamo accelerare il nostro impegno per contenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi». I soldi non sono per Draghi un problema, ci sono, «decine di trilioni» ma «dobbiamo trovare un modo intelligente di spenderli velocemente».

Quando è toccato al premier indiano Modi spiegare gli impegni del suo Paese, la distanza sui tempi si è ampliata e il gelo è caduto in sala. «L’India raggiungerà l’obiettivo delle emissioni zero nel 2070», ha detto Modi aggiungendo che il Paese intende però aumentare la sua capacità energetica non fossile a 500 GW entro il 2030 e ottenere metà della sua energia da fonti rinnovabili entro lo stesso anno. Una doccia fredda che conferma la volontà dell’India di non voler abbandonare il carbone. Così come la Cina. Malgrado l’assenza di Xi, Pechino non ci sta a finire sul banco degli imputati e affida al portavoce del ministro degli Esteri cinese una dura replica nei confronti degli Stati Uniti di Joe Biden che nel suo intervento si è anche scusato per la decisione di Trump di uscire dagli accordi di Parigi. Ma la «delusione» di Biden per la mancanza di ambizione cinese sui cambiamenti climatici svela il nervo scoperto di Pechino che è capitale del più grande inquinatore del mondo con quasi il 30% di emissioni e che solo quest’anno ha aperto altre 43 centrali elettriche a carbone.

A gettare acqua sul fuoco dello scontro ci prova di nuovo Draghi che interviene replicando prima al premier Modi che ha fatto passi indietro rispetto al G20 di Roma. «Ci sono comportamenti poco coerenti e questo indebolisce la posizione dei Paesi virtuosi», sostiene il premier italiano che però poi dice di non credere che «si ottenga molto sul clima indicando i Paesi colpevoli e i Paesi innocenti, perché i colpevoli sono moltissimi e gli innocenti sono pochissimi». Draghi ricorda anche i cento miliardi di dollari del fondo per il clima che serviranno ad aiutare i Paesi che non riescono a sostenere i programmi di transizione energetica e lancia una proposta: istituire una task force per far sì che la Banca mondiale e le altre banche multilaterali si impegnino a garantire i fondi privati dai rischi e aiutare a incanalare al meglio le risorse

In tutti gli interventi, dal presidente Usa Biden ai giovani attivisti indigeni, dal documentarista David Attenborough al il primo ministro delle Barbados Mia Amor Mottley che dà voce ai Paesi che rischiano di rimanere sommersi dall’innalzamento dei mari, si coglie l’urgenza e l’imminenza della catastrofe climatica. Il principe Carlo evoca il nonno Giorgio quando dice «dobbiamo metterci sul piede di guerra, serve una mobilitazione militare». 

Oltre alle scuse, il presidente Usa Joe Biden promette che gli Usa daranno l’esempio e che «la nostra strategia prevede emissioni zero entro il 2050, e vogliamo aiutare tutti i Paesi del mondo». 

 
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