Usa, via libera al compost umano: i defunti si ricordano in verdi boschi della memoria

Mercoledì 22 Maggio 2019 di Alessandra Spinelli
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In Italia il progetto è ancora a livello di start-up: nel nostro Paese infatti accanto all'inumazione in bare, è prevista solo la cremazione e la dispersione per le ceneri. Nei Paesi invece di cultura anglosassone-protestante i “cimiteri verdi”, boschi nati dalla trasformazione biologica e naturale del corpo umano, sono invece diffusi da tempo. Ma lo stato di Washington diventa il primo negli Stati Uniti ad approvare, sic et simpliciter,  il compost umano: la legge, che sarà attuata a partire dal 2020,  è stata firmata dal governatore democratico Jay Inslee.

Si tratta di un'alternativa dopo la morte alla tradizionale sepoltura o cremazione e il processo è conosciuto come "recomposition". Consiste nel collocare il corpo del defunto all'interno di un contenitore per farlo decomporre in un terreno ricco di nutrienti e restituirlo eventualmente alle famiglie. Il defunto sostanzialmente viene trasformato in concime. Secondo i promotori, il procedimento ha anche un impatto positivo a livello ambientale perché non ci sono più tracce di resti umani che percolano sostanze chimiche nel terreno, nel caso della tradizionale sepoltura, né rilasciano anidride carbonica in aria, nel caso della cremazione. «Dà un significato a ciò che accade ai nostri corpi dopo la morte», ha detto Nora Menkin, direttore esecutivo di People's Memorial Association, ente che aiuta a programmare i funerali. La "recomposition" porterà anche vantaggi economici perché costa meno di un funerale. La spesa media sarebbe di 5mila e 500 dollari contro gli almeno settemila per una tradizionale sepoltura (dati per il 2017 della National Funeral Directors Association).

Nel nostro Paese c'è il progetto Capsula Mundi: un contenitore dalla forma arcaica e perfetta, quella dell’uovo, realizzato con un materiale biodegradabile, nel quale viene posto il corpo del defunto in posizione fetale o le ceneri. Da lì nascerà un  un albero
« simbolo di unione tra cielo e terra, segnerà il luogo della memoria della persona scomparsa - raccontano i creatori del progetto, i designer Anna Citelli e Raoul Bretzel - Albero dopo albero, il cimitero diventerà un bosco, un luogo libero da segni e da architetture commemorative. Un posto in cui andare a passeggiare o portare i bambini a riconoscere le diverse essenze. Un bosco custodito e protetto dalla collettività: un bosco sacro».

Per ora un regio decreto del 1934 impedisce la creazione di boschi della memoria in Italia ma in realtà già parecchie imprese funebri offrono il funerale green con l'interramento delle ceneri in un terreno dedicato. Non solo accanto alle tradizionali bare di legno più o meno pregiato ecco l'offerta Si va dai feretri di vimini o di paglia intrecciata di banano, bambù e alghe alla pletora di urne ecologiche, di design, biodegradabili per un addio ecologico ed ecocompatibile ma non per questo meno doloroso per chi resta sulla terra.  
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