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Comandanti Azov liberati in uno scambio di prigionieri. «Ai russi l’oligarca Medvedchuk»

La Russia ha rilasciato 215 prigionieri di guerra ucraini, catturati durante la battaglia di Mariupol

Comandanti del battaglione Azov liberati in uno scambio di prigionieri. «Ai russi l oligarca Medvedchuk»
5 Minuti di Lettura
Giovedì 22 Settembre 2022, 01:14 - Ultimo aggiornamento: 16:21

Duecento ucraini prigionieri dei russi sono stati liberati grazie ad uno scambio con l'oligarca ucraino filorusso Viktor Medvedchuk, «che ha già fornito tutte le prove possibili all'inchiesta». Lo ha rivelato il capo dell'ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak. «Lo scambio - ha aggiunto - è il risultato di accordi personali tra il presidente Zelensky e il presidente turco Erdogan. I russi volevano ricattarci con le loro vite, ma non gli permetteremo di farlo con nessuno». 

I 215 difensori dell'acciaieria Azovstal sono stati liberati

I prigionieri sono i 215 difensori dell'acciaieria Azovstal di Mariupol, ultima roccaforte ucraina nell'area, detenuti dai russi. «Il presidente Volodymyr Zelensky ha fissato un obiettivo chiaro: riportare i nostri eroi a casa. Il risultato: i nostri eroi sono liberi», ha scritto su Facebook Andriy Yermak.

«C'è stato un grande scambio di prigionieri. Ha attraversato diverse fasi e in luoghi diversi. Abbiamo riportato indietro 215 persone dalla prigionia russa», ha detto il capo dell'ufficio del presidente. «Si tratta di soldati, guardie di frontiera, poliziotti, marinai, guardie nazionali, truppe delle forze territoriali, doganieri e civili. Tra loro ci sono ufficiali, comandanti, eroi dell'Ucraina, difensori dell'Azovstal e militari in stato di gravidanza», ha affermato in una dichiarazione. Sono quelli «che i russi volevano uccidere, che chiamavano» nazisti «, il nostro popolo forte che non è stato distrutto da battaglie e prigionia», compresi i cinque massimi comandanti delle unità che difendevano Mariupol.

 

Liberati anche 10 stranieri

Nel giorno dell'annuncio di Vladimir Putin sulla mobilitazione militare, Russia e Ucraina concludono un clamoroso scambio di prigionieri con la mediazione saudita. Dieci stranieri di diversi Paesi - cinque britannici, due americani e un cittadino a testa di Svezia, Marocco e Croazia - sono stati trasferiti in Arabia Saudita, dove le autorità di Riad ne stanno «facilitando le procedure per il ritorno sicuro nei rispettivi Paesi». Fra i cinque britannici rilasciati figura il 28enne Aiden Aslin, catturato ad aprile a Mariupol e condannato a morte a giugno da un tribunale dell'autoproclamata repubblica separatista di Donetsk per «attività mercenarie» insieme al connazionale 49enne Shaun Pinner, fatto prigioniero in circostanze analoghe. La sua liberazione rappresenta un colpo a sorpresa, dopo che i filorussi avevano insistito sulla sua esecuzione come un monito per i volontari delle brigate internazionali che combattono per Kiev.

In attesa dell'annuncio ufficiale dell'identità degli altri britannici rilasciati, i media internazionali ipotizzano che tra questi ci sia anche Pinner, oltre al marocchino Brahim Saadoun, entrambi condannati a morte insieme con Aislin. La premier di Londra Liz Truss ha confermato da New York la notizia del rilascio dei 5 foreign fighter britannici, dicendosi «enormemente» sollevata e ringraziando il governo saudita. «Voglio esprimere la mia personale gratitudine al presidente» ucraino Volodymyr «Zelensky e al suo team e a Sua Altezza Reale il principe ereditario dell'Arabia Saudita» Mohammed bin Salman «e al suo team per la loro assistenza», ha dichiarato il ministro degli Esteri, James Cleverly.

Gli americani liberati sono il 39enne Alexander Drueke e il 27enne Andy Tai Ngoc Huynh, originari dell'Alabama, stati catturati a giugno mentre combattevano nell'est dell'Ucraina. Non sono note al momento le identità degli altri rilasciati. In attesa di conferma è anche la contropartita ottenuta da Mosca, che sarebbe di livello. 

 

IL RETROSCENA - C'è una corsa evidente da parte di leader politici mondiali per trovare in modo veloce una composizione diplomatica tale da consentire alla Russia e alla Ucraina di arrivare al dialogo e ad un tavolo di mediazione. Dopo il ruvido colloquio tra il presidente cinese Xi Jinping che ha incontrato Vladimir Putin a Samarcanda, la scorsa settimana, chiedendogli di avviarsi alla conclusione della guerra al fine di non destabilizzare il mondo intero, l'ultima importante mossa ha a che fare con le pressioni del principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman per rilasciare dieci prigionieri di guerra di varia nazionalità provenienti da vari Paesi (tra cui britannici e americani) che erano nelle mani dei russi (assieme anche a soldati marocchini, croati e svedesi). Il Ministero degli Affari Esteri saudita ha dichiarato in un comunicato che il passo di particolare rilevanza si basa sul sostegno del principe Mohammed per mitigare le ripercussioni della guerra assieme al Marocco, agli Stati Uniti, al Regno Unito, alla Svezia e alla Croazia per il rilascio dei prigionieri come parte di uno scambio. «Le autorità saudite competenti li hanno ricevuti e trasferiti dalla Russia all'Arabia Saudita e ora stanno facilitando le procedure per il loro ritorno sicuro nei rispettivi Paesi», ha aggiunto il ministero. Riad ha anche espresso ringraziamento ai governi russo e ucraino che in questo frangente sono stati in grado di cooperare nel facilitare a rilasciare i prigionieri. In un tweet il ministro saudita ha dichiarato che «il Regno è grato per la cooperazione e la buona volontà dimostrata dall'Ucraina e dalla Russia nei confronti degli sforzi di mediazione del Principe ereditario per assicurare il rilascio dei prigionieri di guerra di cinque nazioni». Ha aggiunto che il dialogo costruttivo è la strada migliore per porre fine al conflitto. Lo scambio include anche un centinaio di militari ucraini che avevano partecipato alla difesa di Azofstal a maggio. In cambio Kiev si è impegnata a liberare 55 militari russi, compreso Viktor Medvedchuk, un alleato di primo piano di Putin (padrino di uno dei suoi figli più piccoli), già membro del parlamento di Kiev, che era stato arrestato con diverse accuse.

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