Cina, manovre militari nel Pacifico: ecco la prima portaerei e la nave da guerra più potente della flotta

Si tratta di un «realistico addestramento al combattimento» nelle acque del Pacifico occidentale, per la prima volta dall'inizio del 2022

Cina, maxi manovre militari nel Pacifico: ecco la prima portaerei e il cacciatorpediniere più potente della flotta
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Mercoledì 4 Maggio 2022, 08:43 - Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 09:11

La Cina si muove. Mentre il mondo guarda con interesse alle mosse sul fronte diplomatico (e non solo) con la Russia, Pechino ha avviato un ciclo di maxi manovre militari basate su un «realistico addestramento al combattimento» nelle acque del Pacifico occidentale, per la prima volta dall'inizio del 2022: lo ha reso noto con un post sui social media in mandarino il portavoce della Marina militare, Gao Xiucheng, secondo cui sono impegnati una formazione di unità navali d'attacco con la prima portaerei del Paese, Liaoning, L'addestramento coinvolge altre sette navi, ha riportato il tabloid Global Times, tra cui cinque cacciatorpedinieri - incluso un Type 055, il più potente nella flotta - che sono entrate nel Pacifico occidentale dallo stretto di Miyako, che divide l'isola omonima da Okinawa. Le operazioni, avviate già nei giorni scorsi, avevano attirato l'attenzione del ministero della Difesa nipponico, pur definite «di routine» dal portavoce come parte del piano annuale di prontezza al combattimento ed in «coerenza con il diritto internazionale e con le pratiche internazionali pertinenti». La mossa «non è diretta contro alcuna parte», ha assicurato Gao.

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Perché l'area del Pacifico è così importante

Il Pacifico occidentale è diventato terreno di attrito tra la Cina, da una parte, e Usa e Australia, non solo per la questione di Taiwan, di cui Pechino rivendica la sovranità e minaccia la riunificazione anche con la forza, se necessario. L'area, è il sospetto di Usa e alleati, è nelle mire espansionistiche di Pechino nella regione. Le esercitazioni, infine, cadono a stretto giro dal contestato accordo sulla sicurezza firmato dalla Cina con le Isole Salomone che ha irritato Washington e Canberra, soprattutto per la mancanza di trasparenza e per la possibilità che Pechino possa avere nel piccolo Stato una presenza militare permanente, se non addirittura una base navale. Un'ipotesi, questa, che Pechino ha definito come frutto di «fake news».

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