Cina, la strategia "Zero Covid" non funziona: record di contagi da inizio pandemia. Ed esplodono le proteste

La politica cinese della “tolleranza zero” nei confronti del Covid-19 sta causando violenti scontri tra polizia e residenti in isolamento in diverse città. A Zhengzhou una maxi-protesta nella “iPhone City” in lockdown.

Cina, la strategia "Zero Covid" non funziona: record di contagi da inizio pandemia. Ed esplodono le protese
di Giorgia Crolace
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Giovedì 24 Novembre 2022, 12:57 - Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 11:00

Sono oltre 31.000 i casi di Covid-19 registrati in Cina, un vero e proprio record da inizio pandemia. Un numero decisamente contenuto rispetto a quello segnalato da altri Paesi ma importante considerato che il governo cinese, ancora oggi, continua a sostenere e ad applicare la sua strategia “Zero Covid”. Un approccio duro che prevede test di massa, pesanti restrizioni alla mobilità dei cittadini, quarantene e lunghi lockdown imposti anche senza un minimo di preavviso. Un metodo a cui le autorità cinesi non sembrano voler rinunciare nonostante sia stato più volte appurato che si tratti di una tattica poco efficace: anche se inizialmente sembrava funzionare, la comparsa di varianti molto contagiose del coronavirus ne ha decretato il fallimento e soprattutto l’insostenibilità. I quasi 30.000 contagi registrati lo scorso aprile a Shangai bloccarono la città per ben due mesi.

Record di contagi in Cina

In base ai dati della Commissione sanitaria nazionale cinese, dei 31.444 casi, ben 27.517 persone avrebbero contratto il virus in maniera asintomatica. Sono diverse le città cinesi in cui attualmente sono in corso lockdown caratterizzati da regole differenti in base al numero dei focolai, a partire da Pechino, la capitale della Cina, in cui le restrizioni hanno coinvolto soprattutto i 7 milioni di abitanti dei quartieri di Haidian e Chaoyang.

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Le proteste nella iPhone City di Zhengzhou

A Zhengzhou, il capoluogo dell’Henan, la politica cinese della “tolleranza zero” nei confronti del Covid-19 ha causato invece violente proteste nella principale azienda produttrice di iPhone in Cina, la Foxconn nota anche come «iPhone City» in cui si assembla il 70 per cento degli smartphone a marchio Apple. I residenti del centro di Zhengzhou non possono lasciare l'area a meno che non abbiano un test Covid negativo e il permesso delle autorità locali, il cui consiglio è di non lasciare le proprie case «se non è necessario».

I video circolati sui social e in particolar modo su Weibo e Twitter mostrano centinaia di lavoratori cinesi che si scontrano con gli agenti della sicurezza dell’azienda vestiti con una tuta protettiva e mentre demoliscono le barriere poste per separare le zone di isolamento dalle altre. Ci sono video che mostrano i dipendenti dello stabilimento mentre si lamentano per la carenza di cibo e altri in cui i lavoratori si ribellano perché non hanno ricevuto il compenso che era stato promesso loro e per le condizioni di lavoro e il timore di essere contagiati da altri dipendenti positivi al Covid-19. Alla base delle proteste ci sarebbe poi anche la maxi assunzione, da parte di Foxconn, di 100mila persone. Ai nuovi dipendenti sarebbero state assicurate condizioni di lavoro migliori rispetto a quelle dei lavoratori già in attività presso lo stabilimento. Migliaia i dipendenti che, lo scorso mese, hanno abbandonato il posto di lavoro dopo l’annuncio dell’inizio del lockdown all’interno dell’azienda. Da allora, i lavoratori rimasti all’interno della Foxconn vivono e lavorano nell’impianto industriale senza avere contatti con l’esterno.

Gli scontri tra residenti e polizia a Guangzhou

La strategia “Zero Covid” ha causato diversi scontri tra polizia e residenti anche a Guangzhou: in seguito alla scoperta di un focolaio, le autorità hanno imposto un duro lockdown ai quasi 2 milioni di abitanti del quartiere Haizhu. Per poter uscire di casa, è obbligatorio presentare un test negativo. Sempre a Guangzhou, il distretto di Baiyun ha invece sospeso le lezioni nelle scuole e nelle università e ha ordinato ai ristoranti di interrompere i propri servizi.

Positivo al Covid-19 anche il governatore di Hong Kong

Alcuni giorni fa anche il governatore di Hong Kong, John Lee, è risultato positivo al Covid-19: alcuni giorni prima aveva interagito con il presidente cinese Xi Jinping al vertice Apec di Bangkok, in Thailandia.

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