Alaska, al via l'Iditarod Trail Sled Dog Race: la gara di slitte Covid free dedicata a Balto

Alaska, al via l'Iditarod Trail Sled Dog Race: la gara di slitte Covid free dedicata a Balto
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Venerdì 12 Marzo 2021, 13:13 - Ultimo aggiornamento: 16:03

Una gara di cani da slitta completamente Covid free: al via l'Iditarod Trail Sled Dog Race. Accade ad Anchorage in Alaska, negli Stati Uniti. Una terra fredda e suggestiva che - in tempo di pandemia da coronavirus - ha deciso di avviare comunque la tradizionale gara di cani da slitta. Che nella regione sono da sempre indispensabili per garantire alcuni servizi essenziali, quando i collegamenti tra le città diventano difficili a causa del clima rigido.

Basta pensare alla vicenda che ha reso famoso Balto, il cane-eroe di Nome che nel 1925 portò le fiale di antitossina per la difterite in un percorso di centinaia di chilometri. Ed è proprio a Nome che l'Iditarod Trail Sled Dog Race, generalmente, si conclude. Chiamata anche "l'Ultima grande gara", l'Iditarod è un percorso lungo 1.000 miglia attraverso il clima gelido e selvaggio dell'Alaska, fino al Mare di Bering. Un evento che - in tempo di Covid - è stato organizzato nei minimi dettagli per garantire la sicurezza di piloti, mute di cani e comunità native della regione.

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Covid free

L'evento interessa circa 700 cani, con i relativi equipaggi. Per l'occasione, le autorità dell'Alaska hanno schierato anche 1.500 veterinari, addestratori, piloti, esperti di logistica e operatori sanitari. Disseminati per centinaia di chilometri lungo le piste - con temperature fino a meno 30 gradi - gli operatori garantiscono assistenza e rifornimenti ai partecipanti della gara. Le squadre e gli accampamenti sono ben distanziati - dei veri "campeggi mobili", si apprende - e i veterinari si prendono ogni giorno cura degli amici a quattro zampe. Che ogni giorno attraversano la regione tra gole gelate, alci e foreste. «Abbiamo dovuto reinventare il modo in cui facciamo tutto», ha dichiarato l'amministratore delegato di Iditarod Rob Urbach.

 

Le precauzioni

«Abbiamo incluso - ha proseguito Urbach - l'ingaggio di un team di epidemiologi delle malattie infettive e funzionari della sanità pubblica dell'Alaska». Inoltre, per garantire il distanziamento sociale e per proteggere le comunità native, maggiormente esposte al Covid, ha dichiarato l'organizzatore dell'evento, «per la prima volta in 49 anni le squadre viaggeranno solo fino a circa metà strada, vicino alla città abbandonata di Iditarod, e tornano indietro», ha concluso.

Non ci sarà, quindi, nessun passaggio sotto il famoso "Arco di Nome". Tuttavia la variazione del percorso era fondamentale per proteggere i villaggi dei nativi americani dall'esposizione al coronavirus, dato l'effetto "sproporzionato" della malattia sulle loro comunità e data anche la scarsità di risorse sanitarie dell'Alaska rurale. Gli organizzatori di gara hanno inoltre allestito una vera e propria "bolla" Covid free ad Anchorage: una struttura di controllo da cui passano cani e piloti, e che richiede più test negativi al coronavirus per ottenere l'ingresso.

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