Canada, trovato morto uno dei due killer della strage nella riserva. «Il fratello
è ancora in fuga ed è armato»

Canada, trovato morto uno dei due killer della strage nella riserva: «Il fratello è ancora in fuga ed è armato»
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Martedì 6 Settembre 2022, 00:28 - Ultimo aggiornamento: 00:31

Era uno dei due ricercato, ma Damien Sanderson, uno dei due killer del Canada, è stato trovato morto. Lui e il fratello (ancora in fuga) erano ricercati da ore dopo aver accoltellato a morte dieci persone in una provincia del Canada. Lo ha riferito la polizia. L'altro, che si è scoperto essere il fratello, resta in fuga. Le ferite che hanno causato la morte di Damien Sanderson, uno dei due killer del Saskatchewan, non sembrano essere autoinflitte, ha spiegato Rhonda Blackmore, assistente del commissario della polizia reale canadese in una conferenza stampa riportata dalla Cnn. 

La polizia canadese ritiene che Myles Sanderson, uno dei due fratelli killer ancora in fuga dopo aver accoltellato a morte dieci persone, possa trovarsi ancora a Regina, città da 200.000 abitanti capitale dello Saskatchewan, quindi non lontano dal luogo della strage. L'altro è stato trovato morto «in un'area verde vicino ad una casa che la polizia stava perquisendo», ha aggiunto in una conferenza stampa l'assistente del commissario della polizia reale canadese, Rhonda Blackmore, senza precisare se questa abitazione si trovi a Regina.

La ricerca dei killer

I killer sono stati responsabili di una delle stragi più cruente nella storia del Canada. Il massacro di 10 persone ha scosso le comunità di nativi locali, vittime degli attacchi e principali abitanti di queste aree remote, ma anche tutto il Paese: il premier, Justin Trudeau, li ha definiti «orribili e scioccanti» e ha promesso il massimo impegno nella ricerca degli aggressori. La polizia non ha ancora reso noto alcun movente della strage ma uno dei capi nativi locali ha evocato lo spettro della droga. I ricercati erano chiamano Damien Sanderson (poi trovato morto), e Myles Sanderson, 30 anni.

Lo scorso maggio Myles era ricercato dalla polizia locale nell'ambito di un programma chiamato "Crime Stoppers", tuttavia non sono note le ragioni per cui fosse finito nella lista nera della polizia. La caccia ai due è iniziata nel Saskatchewan ed è poi stata estesa anche in Alberta e Manitoba. A tutti gli abitanti di quelle zone la polizia ha chiesto di usare la massima cautela e rimanere al sicuro in casa. Divieto assoluto di avvicinarsi ai killer, nel caso qualcuno li dovesse avvistare, o di far salire in auto eventuali autostoppisti.

La strage

L'orrore si è consumato in poche ore nella notte tra sabato e domenica in almeno 13 posti diversi, ha ricostruito la polizia secondo la quale alcune delle 10 vittime sono state uccise di proposito, altre a caso. Almeno 15 i feriti, trasportati a bordo di tre elicotteri negli ospedali vicini, ma potrebbero essere molte di più le persone colpite dalla furia dei due killer che sono riuscite poi a scappare e a raggiungere un pronto soccorso. I soccorritori hanno raccontato di scene raccapriccianti al loro arrivo. Gli attacchi sono avvenuti in particolare tra James Smith Cree Nation e Weldon, dove le comunità locali hanno dichiarato lo stato di emergenza. Si tratta di zone isolate e poco popolate, circa 3.400 anime in gran parte dedite all'agricoltura, alla caccia e alla pesca. A Weldon in particolare abitano solo 200 persone. «È orribile quello che è successo nella nostra provincia», ha detto Rhonda Blackmore, assistente del commissario della polizia reale canadese. «Orribili e scioccanti», ha definito gli attacchi Trudeau esprimendo la sua vicinanza alle persone che hanno perso un proprio caro e a quelle che sono state ferite. «Questa è la distruzione che affrontiamo quando droghe illegali e dannose invadono le nostre comunità. Chiediamo a tutte le autorità di collaborare con i capi locali per creare comunità più sicure e più sane», ha attaccato Bobby Cameron, uno dei leader della Federation of Sovereign Indigenous Nations. I nativi rappresentano meno del 5% della popolazione canadese di circa 38 milioni di persone e sono vittime dei più alti livelli di povertà e disoccupazione con un'aspettativa di vita di gran lunga inferiore rispetto ad altri canadesi. Gli abusi ai quali sono stati sottoposti per anni sono di recente finiti sotto i riflettori con la visita in Canada di papa Francesco che ha chiesto scusa per le violenze perpetrate dai preti nelle scuole cattoliche contro migliaia di bambini indigeni a partire dall'800 fino agli anni Settanta.

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