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Caldo estremo, porte aperte negozi vietate se condizionatore è acceso: in Francia multe fino a 750 euro

Il capo del ministero dell'ambiente Transalpino punta il dito contro gli sprechi di energia durante l'anomala ondata di afa

Caldo estremo, porte aperte negozi vietate se condizionatore è acceso: in Francia multe fino a 750 euro
di Cristiana Mangani
4 Minuti di Lettura
Martedì 26 Luglio 2022, 16:02 - Ultimo aggiornamento: 7 Agosto, 11:28

L'incredibile ondata di caldo che ha portato persino in Inghilterra e in Francia temperature sui 40 gradi, ha fatto correre ai ripari la ministra della Transizione ecologica francese, Agnes Pannier-Runacher. In una lunga intervista a Le Journal du Dimanche, il capo del Dicastero dell'ambiente ha puntato il dito contro gli sprechi di energia, e ha annunciato che, in Francia, scatteranno multe fino a 750 euro per gli esercenti che tengono aperte le porte dei negozi mentre è accesa l'aria condizionata, e fino a 1.500 euro per quelli che non spengono l'insegna luminosa dall'una alle sei del mattino, a eccezione dei punti vendita che restano aperti anche di notte.

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«I francesi - ha detto Pannier-Runacher - sono giustamente sconvolti da certe pratiche», e ha spiegato i termini del piano di "sobrietà energetica" annunciato dal presidente Emmanuel Macron lo scorso 14 luglio, che mira a ridurre i consumi di elettricità del 10% entro il 2024.

Ad esempio, «l'aria condizionata con la porta aperta non è più accettabile», così come le insegne luminose accese mentre il negozio è chiuso, ha osservato. Di qui la decisione della ministra di agire con due decreti per vietare quelle che ritiene cattive abitudini.

 

Ma le contromisure per ridurre i consumi energetici non si fermano al commercio al dettaglio. «Partiamo - ha specificato la ministra - dai big, dallo Stato e dalle grandi aziende, perché i francesi non possono legittimamente accettare che gli venga chiesto di fare uno sforzo se i grandi non ne fanno. Per dare l'esempio, lo Stato, le amministrazioni e i ministeri sono i primi interessati» dalla necessità di ridurre i consumi. Da qui l'obiettivo di «lavorare anche con le parti sociali, gli esercizi aperti al pubblico, i centri commerciali e la grande distribuzione». E ancora, «con il turismo, l'edilizia residenziale e le comunità locali».

LE IPOTESI

Tra le ipotesi "sul tavolo" c'è, dunque, la possibilità di aumentare il ricorso allo “smart working” per ridurre i consumi di carburante. «Mi aspetto che le organizzazioni professionali facciano raccomandazioni ai propri membri in base a ciascuna situazione, perché non esiste un'unica soluzione», ha sottolineato il capo del dicastero della Transizione ecologica.

Interrogata, poi, sulla proposta dell'Agenzia internazionale per l'energia di ridurre la velocità del traffico sulle autostrade di 10 km/h, Pannier-Runacher ha incoraggiato le aziende a «prendere posizione su questo argomento, a esempio nel contesto dei viaggi di lavoro». «Se i loro dipendenti - ha concluso - guidano più lentamente in autostrada, risparmiano carburante». 

In effetti, pòer tornare agli esercizi commerciali, camminando per le vie dello shopping sarà caèitato a tutti di passare accanto a negozi che emanano la stessa frescura di un frigorifero. Merito (o colpa) del climatizzatore accesso con la porta aperta. Ed è su questo che la ministra non sembra voler transigere. Lasciare le porte aperte quando il climatizzatore è acceso - ha spiegato  - «rappresenta il 20% del consumo di energia, e in più è assurdo». Infatti, se l’ambiente che viene refrigerato con il climatizzatore non è chiuso, è necessario impostare una temperatura più bassa rispetto a quella che sarebbe necessaria. Questo pesa non solo sul consumo di energia, ma ha un impatto anche sul riscaldamento globale. I buoni propositi francesi contro gli sprechi però non sono finiti. La ministra ha ribadito il divieto di tenere accese le insegne luminose tra l’una e le 6 del mattino, a eccezione di aeroporti, stazioni e negozi che restano aperti anche di notte. Pena, una multa che può arrivare a 1.500 euro.

La normativa distingue tra i centri abitati con più o meno di 800mila abitanti. In quelle che ne contano meno il divieto è già in vigore, mentre nelle città con una popolazione più elevata le regole dipendono da quanto previsto nel regolamento locale della pubblicità (Rlp). La ministra ritiene che le misure annunciate siano perfettamente in linea con la sensibilità dei francesi che «sono giustamente sconvolti da certe pratiche».

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