Il Brunei introduce la lapidazione per omosessuali e adulteri

Giovedì 28 Marzo 2019
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Lapidazione, taglio della mano e del piede: dal 3 aprile saranno queste le pene previste per omosessuali, adulteri e ladri nel regno del Brunei, dove il sultano ha introdotto le pene corporali coraniche come parte dell'attuazione di un nuovo codice penale basato sulla Sharia. Dall'alto di un patrimonio personale di 20 miliardi di dollari che ne fa uno degli uomini più ricchi del mondo, Hassanal Bolkiah - che siede sul trono dal 1967 - ha presentato l'applicazione delle nuove norme come un «grande risultato» mentre si moltiplicano le critiche di organizzazioni umanitarie come Amnesty International e il piccolo stato continua a precipitare nell'islam più retrivo.

Nel 2014 il sultano aveva annunciato l'introduzione della Sharia nel regno dove è già vietato il consumo di alcol, sono proibite celebrazioni come quelle del Natale e chi non partecipa alla preghiera del venerdì o ha figli fuori del matrimonio viene punito con multe e carcere. Le misure si applicano solo ai musulmani, i due terzi della popolazione di 450 mila persone. Ma il sovrano, campione della morale islamica, ha anch'egli i suoi scheletri nell'armadio e ha dovuto confrontarsi con le malefatte di suo fratello Jefri Bolkiah, principe e ministro delle Finanze, che negli anni '90 si è appropriato indebitamente di 15 milioni di dollari ed è stato coinvolto - riporta il Guardian - in una serie di scandali che poco hanno a che vedere con il rigore coranico, dal 'possessò di un harem di escort straniere fino all'acquisto e al collezionismo di sculture erotiche.

L'annuncio delle nuove norme è stato accolto con sgomento delle organizzazioni per i diritti umani e Amnesty ha chiesto al sultano lo «stop immediato» all'applicazione delle nuove pene che sono «profondamente sbagliate». Alcune delle fattispecie, sottolinea l'ong internazionale, «non dovrebbero nemmeno essere considerati reati, compresi i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso». Non solo sono «crudeli, disumane e degradanti», è il giudizio di Amnesty, ma «limitano i diritti alla libertà di espressione, religione e opinione» ma codificano la «discriminazione contro donne e ragazze». Far cambiare idea al sovrano sarà dura. Citando le parole di Hassanal Bolkiah, il sito del governo ha scritto che «non ci aspetta che altri accettino e siano d'accordo con questo, ma è sufficiente che la nazione venga rispettata nello stesso modo in cui essa li rispetta».

Ultimo aggiornamento: 19:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA