Brigatisti arrestati in Francia, si costituiscono altri due: ma il giudice libera tutti

Brigatisti arrestati in Francia, si costituiscono altri due: ma il giudice libera tutti
di Valentina Errante e Francesca Pierantozzi
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Venerdì 30 Aprile 2021, 06:45 - Ultimo aggiornamento: 2 Maggio, 17:25

Ormai soltanto Maurizio Di Marzio manca all'appello dei Dieci, forse perché spera nella prescrizione che per lui potrebbe scattare il 10 maggio. Ieri mattina, infatti, Luigi Bergamin e Raffaele Ventura si sono presentati spontaneamente alla Procura Generale della Corte d'Appello di Parigi. Non si erano fatti trovare a casa all'alba di mercoledì, quando è scattata l'operazione Ombre Rosse, per riportare in Italia i rifugiati in Francia degli Anni di Piombo. Hanno scelto di costituirsi. Una decisione presa probabilmente su consiglio di Irene Terrel, avvocata storica degli ex terroristi rossi accolti dalla Dottrina Mitterrand: la loro presenza è servita per convincere il magistrato francese che gli italiani finiti sulla lista finale, che ora dovrebbe servire a chiudere una vicenda lunga quasi mezzo secolo, non vogliono scappare. Una strategia per avvalorare l'istanza di scarcerazione presentata ai giudici sulla base del concetto di «affidabilità» e «reperibilità» di tutti gli imputati. In tal modo la difesa ha evitato il rischio che il giudice prolungasse lo stato di fermo per il timore di «fughe».

Gli ex terroristi rossi Luigi Bergamin e Raffaele Ventura si sono costituiti a Parigi, ora in fuga ne resta solo uno


LIBERI
E infatti ieri la Corte d'appello, dopo aver notificato a ognuno la richiesta di estradizione dell'Italia, ha deciso che possono tutti tornare a casa, anche se sotto controllo giudiziario. Oltre a Bergamin e Ventura, Roberta Cappelli, Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Narciso Manenti e Sergio Tornaghi si sono tutti opposti alla richiesta italiana, hanno consegnato i loro documenti d'identità al tribunale di Parigi, e dovranno presentarsi regolarmente al commissariato o alla gendarmeria più vicina al loro domicilio. Hanno il divieto di lasciare il territorio francese e l'obbligo di presentarsi a orari prestabiliti.

 


Mercoledì 5 maggio cominceranno i processi, caso per caso, di esame della richiesta di estradizione. È allora che si vaglieranno le condizioni di salute, le condanne ricevute in Italia, la storia personale. A ogni tappa della procedura sarà possibile esercitare ricorso, prima in via giudiziaria poi in via amministrativa, fino ad arrivare al Consiglio di Stato. In tutto, ripetono, ci vorranno almeno due, se non tre anni. Ma alla fine, l'affaire sarà clos, chiuso, finito, archiviato, come hanno scandito all'Eliseo. Dietro ai dieci nomi della lista c'è stato un lungo e delicato lavoro bilaterale tra Francia e Italia. Un censimento vero e proprio degli italiani accolti in Francia in base alla Dottrina Mitterrand (della quale esistono ormai anche versioni apocrife) non è mai esistito. «C'erano tante liste», spiega una fonte vicino al dossier. L'Eliseo ha parlato di duecento nomi su cui i ministeri della Giustizia italiano e francese hanno lavorato da gennaio. Silvio Berlusconi diceva all'epoca di avere in tasca settanta nomi, Matteo Salvini quattordici.


GLI ALTRI RIFUGIATI
Secondo l'Eliseo, con l'esame di questi dieci casi, si esaurisce il contenzioso. «Altri nomi non erano più spendibili», confermano le fonti. Per molti, infatti, è scattata la prescrizione, come per Paolo Ceriani Sebregondi, Paola Filippi o Ermenegildo Marinelli. Alcuni sono morti, come Enrico Villimburgo, ex marito di Roberta Cappelli. Mancano sicuramente all'appello francese ancora all'appello Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, coinvolte più recentemente anche nelle inchieste per i delitti di Massimo D'Antona e Marco Biagi, e condannate entrambe all'ergastolo per fatti degli anni di Piombo.


NEL MONDO
Si trova invece in Nicaragua Alessio Casimirri, ex brigatista rosso condannato in via definitiva per il sequestro Moro. Casimirri, che è diventato cittadino nicaguarense, faceva parte del commando che il 16 marzo 78 colpì in via Fani, uccidendo gli uomini della scorta dell'ex presidente della Dc. Casimirri è stato condannato in contumacia a sei ergastoli. All'estero anche Alvaro Lojacono, brigatista italiano anch'egli coinvolto nell'agguato di via Fani, che negli anni scorsi è espatriato in Algeria, in Brasile e poi in Svizzera. Non è estradabile perché anche lui ha acquisito la cittadinanza elvetica.
Intanto in Francia diverse di personalità dello spettacolo e della cultura hanno firmato un appello, rivolto al Presidente Emmanuel Macron, «per mantenere l'impegno preso dalla Francia» nei confronti degli esiliati italiani per cui è stata richiesta l'estradizione, dei loro figli e delle loro famiglie. Fra i firmatari, che sollecitano Macron a non comportarsi come avrebbe fatto, al suo posto, un esponente del Rassemblement National, Agnès B., Valéria Bruni-Tedeschi, Georges Didi-Huberman, Annie Ernaux, Costa-Gavras, Jean-Luc Godard.

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