Brasile, appello degli operatori turistici italiani: «Paese sicuro, riaprite le frontiere altrimenti falliremo»

Brasile, appello degli operatori turistici: «Paese sicuro, riaprite le frontiere altrimenti falliremo»
di Francesco Padoa
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Martedì 30 Novembre 2021, 20:02 - Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre, 21:44

Sono ormai quasi due anni che sperano. E pregano che questi benedetti vaccini si portino via il Covid e che la pandemia si avvii alla fine. E nel frattempo cercano di sopravvivere alla meglio alle conseguenze economiche che il virus ha portato alle loro società. Alcune in realtà già fallite, altre che rischiano di farlo a breve. Sono gli operatori del turismo a lamentarsi, a lanciare un appello disperato affinché almeno i Paesi in cui la vaccinazione abbia già raggiunto percentuali alte della popolazione siano riaperti all'Italia. Il turismo è uno dei settori che più di altri ha pagato e continua a pagare la chiusura delle frontiere, e ove le frontiere non siano chiuse del tutto, sono molte le difficoltà (tamponi, quarantena, documenti, locali chiusi, obbligo di mascherina) che i viaggiatori devono affrontare, tanto che alla fine in molti desistono aspettando tempi migliori. E così si accumulano i debiti, perché le spese delle società non aspettano i tempi migliori. E ad essere i più danneggiati fra i danneggiati sono gli operatori che lavorano soprattutto con il mercato brasiliano, essendo l'Italia una delle mete preferite dal popolo sudamericano, che rappresenta, per motivi culturali e di origini familiari, uno dei maggiori afflussi turistici nel nostro Paese. Basti pensare che la città di San Paolo è al mondo, comprese le città italiane, quella con il maggior numero di cittadini italiani o di origine italiana: 6 milioni! Ogni anno centinaia di migliaia di brasiliani, portando milioni di euro, vengono nel nostro Paese attirati dal richiamo delle loro radici.

Vengono, anzi no, venivano prima della pandemia, perché ormai da quasi undici mesi, i brasiliani non possono venire in Italia per turismo. E se a gennaio, quando fu emanata la prima ordinanza che bloccava i viaggi Brasile-Italia, la situazione epidemiologica brasiliana era davvero tragica, ora lo scenario è radicalmente cambiato. Basta girare per le strade delle grandi città brasiliane, da Rio a San Paolo, per capire come la popolazione sia rispettosa delle regole, tutti girano con la mascherina all'aperto anche nelle regioni dove non è obbligatorio. L'emergenza epidemiologica è crollata negli ultimi mesi.  E così alcune decine di operatori, tra i più importanti del settore, hanno lanciato un appello, con una sorta di lettera aperta, alla quale hanno allegato un dettagliato dossier con la comparazione dei dati di contagi e vaccinazioni fra alcuni dei principali Stati. L'obiettivo di questo dossier è far comprendere come il Brasile, negli ultimi sei mesi, abbia fatto passi da gigante raggiungendo un livello di immunizzazione pari o addirittura superiore a Paesi come Stati Uniti o Gran Bretagna, i cui cittadini hanno libertà di entrare nel territorio italiano, seppur seguendo tutte le procedure emergenziali necessarie. «E' incomprensibile per noi - è il pensiero degli operatori turistici - come Paesi come il Ruanda, con una percentuale di popolazione completamente vaccinata di poco sopra il 20%, sia inserito nell'Elenco D, mentre il Brasile che ha superato il 60% di persone che hanno completato il ciclo vaccinale (con punte di oltre il 73% nello Stato di San Paolo), sia ancora inserito nell'Elenco E. Oltretutto il numero di contagi è crollato in Brasile rispetto ai primi mesi dell'anno». 

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La lettera

«Siamo un gruppo di operatori del settore del turismo (Tour operator, Destination Management Company e aziende di servizi) - comincia così la lettera aperta pubblicata sui social e inviata anche all'Ambasciata italiana a Brasilia - in gravi difficoltà a causa della prolungata chiusura delle frontiere tra Italia e Brasile. Il nostro settore è, come noto, uno dei più colpiti dalle restrizioni causate dalla pandemia Covid-19, e nonostante i Ristori ricevuti dallo Stato, le condizioni sono ancora pesantissime e sopportabili per poco tempo: chi non ha già dovuto chiudere la propria impresa potrebbe essere costretto a farlo nei prossimi mesi se dovesse protrarsi la sospensione dei viaggi turistici tra alcuni Paesi. I danni economici, parliamo di milioni di euro per molte aziende, sono elevatissimi, alcune società hanno dovuto mettere in cassa integrazione il personale, chiedere prestiti alle banche per sopravvivere nell’attesa di una ripresa, e solo la riapertura delle frontiere potrebbe permetterci di rilanciare il nostro lavoro».

«Soprattutto per le aziende che operano in gran parte con il mercato turistico brasiliano - continua la lettera - la situazione è di estrema gravità, considerata l’impossibilità per i brasiliani di venire a visitare l’Italia. Dopo le ordinanze firmate dal ministro Roberto Speranza il 29 luglio, e poi il 28 agosto e infine quella del 22 ottobre che proroga la chiusura delle frontiere italiane ai turisti brasiliani fino al 15 dicembre, ci attendiano ora che si valuti attentamente la situazione pandemica finalmente sotto controllo e si possa, anche se gradualmente, procedere con la riapertura delle frontiere ai brasiliani. Perché, ci siamo chiesti durante l'estate, a chi si trovava per esempio in Gran Bretagna - in una realtà in cui il contagio del virus si diffondeva a macchia d’olio, e i nuovi casi, in rapporto alla popolazione erano decisamente superiori a quelli rilevati in Brasile - era consentito, previa effettuazione degli specifici test, di entrare in Italia? Forse la decisione di vietare l'arrivo dei brasiliani è stata condizionata e influenzata dalle notizie in arrivo dal Brasile che parlavano di un Paese allo stremo? Ma quelle notizie riguardavano solo un’area del Brasile, l’Amazzonia, che sicuramente ha pagato tragicamente la diffusione del Covid-19, e non l’intero Paese. E ora lo scenario è completamente mutato».

«Il piano vaccinale - conclude la lettera -  è sicuramente partito in ritardo, ma poi il Brasile ha velocemente normalizzato una situazione che a inizio 2021 era davvero allarmante: a tutt'oggi è stata somministrata almeno una dose di vaccino a oltre il 75% della popolazione, con un netto calo dei nuovi contagi, dato decisamente inferiore a molti altri Paesi per i quali le frontiere sono aperte. Perché il Brasile continua ad essere inserito nel fatidico “elenco E”? Perché non viene concesso, almeno a chi è stato immunizzato con i vaccini riconosciuti dall’European Medicines Agency (Ema), di poter entrare in Italia, pur con tutte le precauzioni possibili? Da quasi undici mesi, era metà gennaio, ciò non è possibile, e inizialmente non lo è stato nemmeno per gli italiani che si trovavano in Brasile, sia per turismo che per lavoro o motivi familiari. Questa, come detto, è una situazione che sta vanificando il lavoro di anni di molte imprese turistiche italiane, e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Chiediamo quindi alle autorità preposte di valutare la situazione brasiliana alle luce dei dati attuali che non sono più emergenziali di quanto lo siano in altri Paesi molto più vicini a noi, o addirittura confinanti».

Il dossier

Con l’avvio del piano vaccinale, che in Brasile è sicuramente partito più a rilento, si è rilevato un calo netto dei nuovi casi di infezione da Covid, e al momento attuale i dati rivelano che il Brasile ha, dall’inizio della pandemia e in rapporto alla popolazione, un numero di contagi decisamente inferiore a molti altri Paesi verso i quali non ci sono preclusioni di spostamenti e le frontiere italiane sono aperte. Come si può evincere dal grafico qui sotto, al 24 novembre la media mobile su 7 giorni dei nuovi casi giornalieri, in rapporto alla popolazione, è scesa ad appena 43 contro il 1.563 dell'Austria, 651 della Germania o 322 della Francia.

Netta la differenza e il crollo dei contagi rispetto a giugno (dati del 22) quando, al momento del picco dell'infezione, il Brasile era uno dei paesi in cui giornalmente si registrava un numero molto alto di nuovi casi di infezione Covid: 348 ogni milione di abitanti (vedi grafico qui sotto).

Si può calcolare come, in Brasile, l'incremento dei nuovi casi in questo semestre, sia stato del 36%, contro il 45% degli Usa, 51% della Germania, 52% della media mondiale, 54% dell'Unione Europea. E ancora: 60% Israele, 63% Croazia, 74% Serbia, addirittura 124% Gran Bretagna. Ottimo il 17% dell'Italia.

Mortalità in calo

Anche sotto il tragico profilo della mortalità l'inversione di tendenza è evidente, come i due grafici successivi dimostrano. Sei mesi fa, a maggio, morivano quotidianamente una media di 8,89 persone ogni milione di abitanti, mentre oggi si è scesi sotto quota 1 (0,99), e la curva continua a scendere. Questo per effetto della vaccinazione di massa che è cominciata in ritardo, ma che una volta partita ha avuto un ritmo costante e crescente.

Anche il grafico successivo mostra come il dato complessivo dall'inizio della pandemia posizioni ormai il Brasile non più tra i Paesi con il maggior numero di casi totali in rapporto alla popolazione. Paesi a noi vicini come Slovenia e Serbia, hanno raggiunto una quota quasi doppia rispetto ai contagi rilevati in Brasile. Ma anche Gran Bretagna o Stati Uniti, ai quali le nostre frontiere sono del tutto aperte, hanno toccato livelli di contagio ben superiori a quelle del Paese sudamericano.

Impennata delle vaccinazioni

Passiamo ora ad analizzare i dati sulla vaccinazione. E qui è ancora più evidente come in pochi mesi il Brasile sia riuscito a recuperare il tempo perso inizialmente raggiungendo percentuali di immunizzazione a livello di Paesi che sono partiti molto prima con il programma di vaccinazione. Innanzitutto vediamo come (dato del 17 novembre), il Brasile sia al di sopra della media europea e anche di quella dei 27 Paesi dell'Unione Europea per numero di dosi complessive somministrate in rapporto alla popolazione (per 100 abitanti): 139 dosi per il Brasile, 137 per la Ue, 121 per l'Europa, contro una media mondiale di 96 dosi.

A livello di somministrazione di una dose di vaccino il Brasile ha superato quota 75% (come si evince dal grafico qui sotto), meglio di quanto hanno fatto Belgio, Gran Bretagna, Germania, Austria, Stati Uniti e Svizzera, tanto per citare alcuni Stati, e meglio della media europea, ferma al 61% o di quella mondiale, poco superiore al 50%. L'Italia (dato del 17 novembre) aveva fatto appena meglio del Brasile, con il 77% di vaccinati con almeno una dose.

Si veda ancora più chiaramente, nel grafico a seguire, la percentuale di somministrazione della prima e della seconda dose. Complessivamente, al 24 novembre, in Brasile erano state somministrate 131.708.063 dosi, corrispondenti alla vaccinazione completa del 61,74% della popolazione. Ma nello Stato di San Paolo, uno dei più grandi (un quinto dell'intera popolazione brasiliana) si è superata già quota 73% di persone che hanno completato il ciclo vaccinale (esattamente come in Italia).

Vaccini, sei mesi in rimonta

Analizziamo ora nel dettaglio, nei due grafici che seguono, il raffronto tra i dati relativi a coloro che a tutt'oggi hanno completato il ciclo vaccinale e quelli che l'avevano completato sei mesi fa. La differenza è evidente per quanto riguarda il Brasile, a conferma dell'accelerazione che ha avuto il programma di vaccinazione. Come detto (dato 17 novembre) hanno completato la vaccinazione oltre il 60% della popolazione, mentre a maggio solo l'8% aveva ricevuto le due dosi o la monodose.

Calcolando la percentuale d'incremento assoluto in questi ultimi sei mesi, si può rilevare come il Brasile abbia avuto un incremento assoluto della popolazione completamente vaccinata di +52%, contro il 50% della Svizzera, il 39% della Gran Bretagna e della Croazia, il 31% della Russia, il 26% dell'Albania, il 19% degli Stati Uniti, il 7% di Israele. Di poco superiore al dato brasiliano quello dell'Italia (+59%), della Germania e della Francia (+56%), della media dell'Unione Europea (54%). Se si considera invece l'incremento relativo di vaccinazioni completate, il Brasile in sei mesi ha fatto registrare un +692%, contro il +534% della Germania, il +439% della Ue, il +436% dell'Italia. Molto indietro, in questo rilevamento, la Gran Bretagna (+139%), la Serbia (+78%), gli Stati Uniti (+51%), Israele (+13%, ma va rilevato come questo Paese ha cominciato prima e più velocemente la vaccinazione di massa).

Vaccinazioni ad alto ritmo

A dare ulteriore conferma di come il governo brasiliano abbia rimediato all'iniziale falsa partenza nella vaccinazione, rendendo ormai velocissima la procedura, ecco il prossimo grafico che mostra come la media di somministrazioni nelle ultime settimane si stia mantenendo elevatissima. Si procede quotidianamente con l'immunizzazione di 1,13 persone ogni 100 abitanti (dato 17 novembre) e solo la Svezia tra i grandi Paesi presi in considerazione riesce a fare meglio (1,24). L'Austria procede a una media di 0,89 vaccini somministrati al giorno ogni 100 abitanti, la Croazia (a noi vicina) a 0,60, seguita da Gran Bretagna (0,59), Europa e Mondo (media di 0,41), Stati Uniti (0,40), Germania (0,36), Spagna (0,35), Italia (0,31), Francia (0,25), Giappone (0,22) , Slovenia (0,14), Belgio (0,06).

Dose booster

E per concludere osserviamo anche come si sta comportando il Brasile con la terza dose cosiddetta “booster”. Israele corre velocemente per arginare la quarta ondata epidemiologica, con 43,44 dosi “booster” somministrate ogni 100 abitanti, seguita dalla Gran Bretagna (20,35), dagli Stati Uniti (10,09). L'Italia è a quota 6,08 terze dosi somministrate (su 100 abitanti), e subito dietro ci sono Germania (5,77), e il Brasile, che fa registrare esattamente lo stesso dato della media europea (5,66) e addirittura migliore rispetto alla media dei 27 Paesi dell'Unione Europea (5,41). Lentissima procede la somministrazione della terza dose in Australia (1,16), un altro dei Paesi inserito nell'Elenco D.

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