LE ELEZIONI

Brasile, sfida Lula-Bolsonaro: si va al ballottaggio il 30 ottobre

Le ultime notizie in diretta sulle elezioni presidenziali in Brasile

Elezioni Brasile, diretta: Lula favorito su Bolsonaro, ma è allerta disordini: «Rischio violenza politica»

Bolsonaro sbanca al Congresso

L'elezione di domenica ha trasformato il Congresso nazionale del Brasile nel più conservatore nella storia del periodo democratico del Paese. Secondo la Folha de San Paolo, il Partito Liberale di Bolsonaro ha eletto almeno 99 parlamentari, portando a casa il miglior risultato in 24 anni.

All'ultimo voto

di Alfredo Spalla

Come annunciato, la sfida per la presidenza della Repubblica del Brasile è stata una questione a due fra Lula e Bolsonaro. Il primo è esponente del Pt, il Partido dos Trabalhadores (sinistra), e ha già guidato il Paese dal 2003 al 2011. Il secondo, in corsa con il Partido Liberal (estrema destra), è stato eletto nel 2018 ed è l’attuale presidente del Paese sudamericano. Lo scrutinio, più lento rispetto ai precedenti appuntamenti elettorali, non ha consentito di definire subito il risultato del primo turno.
IL PARZIALE
Con il 46% di voti scrutinati, Lula ha ottenuto il 44,4%, mentre a Bolsonaro è andato il 46,7% delle preferenze. Il parziale indica che nessuno dei due candidati avrebbe i numeri sufficienti per vincere al primo turno.


È da sottolineare, però, che in Brasile non si divulgano gli exit poll e che la verifica delle votazioni è iniziata più velocemente nelle regioni del Sud e Sud-Est del Paese, che sono meno popolose e hanno una tendenza più favorevole a Bolsonaro. Le operazioni sono invece andate a rilento nel Nord-Est, la regione dove il PT è solitamente molto apprezzato e che in altre occasioni ha spinto le rimonte dei candidati progressisti. Il parziale scrutinato (55,4 milioni) non è quindi rappresentativo del bacino complessivo.
Nei giorni precedenti, gli ultimi sondaggi degli istituti avevano fotografato una possibile vittoria al primo turno di Lula (50%) e Bolsonaro al 36%. L’eventuale ballottaggio dovrebbe tenersi il 30 ottobre. Il resto delle preferenze è da suddividere fra Ciro Gomes del Pdt 3% (Partido democratico trabalhista), Simone Tebet 4,5% (Movimento democratico brasileiro) e altri candidati.
Nonostante i timori per una giornata contraddistinta da possibili violenze, le votazioni si sono svolte in un clima migliore delle attese e con una relativa tranquillità. I bollettini parziali riferiscono comunque di circa 600 “crimini elettorali” commessi nel Paese e 250 arresti. In Brasile, dove il voto è obbligatorio, 156 milioni di cittadini non sceglievano solo il presidente della Repubblica, che ha un mandato quadriennale con possibilità di un’unica rielezione, ma anche i governatori regionali, i senatori, e i deputati nazionali e regionali. Un’elezione di massa.


LUNGHE FILE
La necessità di votare per più cariche e una partecipazione che è sembrata superiore a quella delle ultime elezioni ha causato lunghe file in tutto il Paese. Molti disagi ci sono stati anche in città europee. A Lisbona, per esempio, si è optato per estendere l’orario d’apertura delle urne. A Roma, i supporter di Lula, perlopiù vestiti di rosso, e quelli di Bolsonaro, con indosso la maglietta verde-oro della nazionale, si sono alternati tra Piazza Pasquino e Piazza Navona in un clima di attesa, festa, speranza e appelli in favore della tutela dell’Amazzonia. Alla fine il bollettino ufficiale - affisso fuori la sede dell’Ambasciata - ha certificato una preferenza dei “brasiliani-romani” verso Lula, circa 53%, mentre Bolsonaro ha superato di poco il 30%. 

 

Bolsonaro attende esito voto a Brasilia, Lula a San Paolo

Il presidente uscente del Brasile, Jair Bolsonaro, sta attendendo il risultato del primo turno delle elezioni al Palacio da Alvorada, sua residenza ufficiale a Brasilia, dove è stato estesa la recinzione attorno all'edificio per ospitare i suoi sostenitori: lo apprende l'ANSA. L'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva si trova invece in un hotel di San Paolo. I suoi supporter hanno già prenotato Avenida Paulista, l'arteria centrale della megalopoli, pronti a fare festa in caso di vittoria.

Via allo spoglio: Bolsonaro ora è avanti

Il presidente uscente Jair Bolsonaro sorpassa con il 47,1% il leader del Pt, Luiz Ignazio Lula da Silva, al 41,5%, a una ventina di minuti dalla chiusura delle urne, secondo i primi dati trasmessi dal Tribunale superiore elettorale (Tse)

Ex gudice Moro: non sceglierei mai Lula

In Brasile, l'ex giudice Sergio Moro ha votato a Curitiba dichiarando che «non sceglierebbe mai» come presidente Luiz Inácio Lula da Silva, da lui condannato in primo grado nell'inchiesta "Lava Jato", considerata la Mani Pulite verdeoro. «Non posso stare dalla parte di Lula, non sarò mai con Lula o con il Pt, perché è stato un governo caratterizzato da scandali di corruzione», ha detto Moro, candidato per un seggio di senatore ed ex ministro della Giustizia nel governo di Jair Bolsonaro, da cui si è poi dimesso per divergenze con il capo dello Stato di destra. Con la condanna per corruzione firmata da Moro nel 2017 e confermata negli altri gradi di giudizio, Lula trascorse 580 giorni in carcere tra il 2018 e il 2019. Nel 2021 la Corte suprema (Stf) ha però annullato le sentenze per incompetenza territoriale del foro di Curitiba guidato da Moro.

Trump invita a votare Bolsonaro

L'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato un video in cui fa gli auguri per la sua rielezione al presidente uscente del Brasile, Jair Bolsonaro, da lui definito un «leader fantastico». «Popolo brasiliano, hai la grande opportunità di rieleggere un leader fantastico, uno dei più grandi presidenti che qualsiasi Paese al mondo potrebbe avere», dice il tycoon nel filmato. Trump e Bolsonaro coltivano uno stretto legame politico, tanto che nelle elezioni Usa del 2020 il leader di destra ha tifato per la rielezione del repubblicano, oltre a mettere in discussione il risultato delle urne che hanno dato la vittoria a Joe Biden. Bolsonaro ha fatto «un lavoro assolutamente incredibile sull'economia, è rispettato da tutti nel mondo, quindi sostengo fortemente il presidente, uscite di casa e votate per Bolsonaro», ha aggiunto Trump.

Elezioni seguite da 55 osservatori internazionali

Il primo turno delle elezioni più polarizzate della storia del Brasile è seguito anche dagli osservatori internazionali dell'Organizzazione degli Stati americani (Oas), su invito del Tribunale superiore elettorale (Tse) brasiliano. Il gruppo - composto da 55 esperti provenienti da 17 Paesi - è presente in 15 dei 26 Stati federativi e nel Distretto di Brasilia. Questa è la terza volta che l'Oas invia una missione per osservare il voto nel gigante sudamericano, ricordano i media locali. Dopo le elezioni verrà presentato un rapporto preliminare con osservazioni e raccomandazioni. In un video pubblicato sui social, Rubén Ramirez Lezcano - ex cancelliere del Paraguay e capo missione dell'Oas - ha chiesto ai candidati, senza fare nomi, di evitare «retorica aggressiva», così come la «diffusione di fake news».

Lula: «I bolsonaristi più fanatici dovranno adeguarsi»

«I bolsonaristi più fanatici dovranno adeguarsi alla maggioranza della società». Così il leader di sinistra Luis Ignacio Lula da Silva, intercettato dai giornalisti in una scuola di San Bernardo do Campo, città a sud dello stato di San Paolo, dove si è recato a votare poco dopo le otto, in compagnia della moglie, Rosangela da Silva, e del suo vice Geraldo Alckmin (Ptb). Secondo quanto riporta il sito online di informazione Estadao. A chi chiedeva come intende pacificare il Brasile in caso di vittoria, Lula ha spiegato che la società non vuole lo scontro, ma la pace. Per questo motivo ritiene che «sarà facile ristabilire la pace e la democrazia nel Paese». «Quelli che non lo vogliono, che non rispettano la legge, è un problema loro», ha evidenziato. «Ci saranno sempre dei fanatici che non vogliono adattarsi, come ci sono in tutti i partiti politici. Ma la maggior parte della società brasiliana vuole pace, tranquillità, armonia e vuole lavorare, produrre e vivere bene», ha aggiunto.

Seggi aperti in Brasile

Seggi aperti in Brasile. Le urne elettroniche si sono aperte alle 8 circa (ora di Brasilia) in 5.570 città del Paese e in 181 località all'estero, dove sono attesi circa 156 milioni di elettori. Il voto è obbligatorio per tutti i cittadini tra i 18 e i 70 anni. Oltre al prossimo presidente della Repubblica (il 39esimo), si eleggeranno anche i deputati federali, quelli statali, i senatori e i governatori dei 26 Stati e del Distretto di Brasilia, per oltre 29.200 candidati, con 1,8 milioni di scrutatori al lavoro. Il sistema è quello maggioritario: per essere eletto, il candidato deve ottenere più del 50% del totale dei voti, altrimenti si passa al ballottaggio, previsto per il 30 ottobre.

Il leader della sinistra brasiliana, Luiz Inácio Lula da Silva (Pt) arriva alle presidenziali con la possibilità di vincere le elezioni al primo turno, col 50% dei voti validi, contro il 36% del suo principale rivale, il presidente di destra, Jair Bolsonaro (Pl), secondo l'ultimo sondaggio di Datafolha, pubblicato ieri, ma occorre ricordare il margine di errore di almeno il 2% e molte altre incognite che già in passato i rilevamenti delle intenzioni di voto hanno messo a nudo.

Per evitare il «rischio di violenza politica», la Corte suprema (Stf) ha vietato il porto di armi, e 500 mila unità delle forze dell'ordine sono al lavoro per garantire la sicurezza in tutto il Paese. Tra le novità di queste elezioni c'è anche l'unificazione degli orari di voto in tutto il Paese. Secondo il Tribunale superiore elettorale (Tse), per la prima volta tutti i seggi saranno aperti dalle 8 alle 17 locali, seguendo l'orario di Brasilia, col calcolo dei risultati al via dalle 17 e previsto prima delle 20. Le Forze armate condurranno un conteggio parallelo a campione e in tempo reale su 385 urne. Una novità introdotta su pressing di Bolsonaro, scettico sull'affidabilità dei seggi elettronici, a suo avviso soggetti a brogli e a rischio di attacchi hacker. Un'iniziativa che gli osservatori politici guardano con preoccupazione e sospetto, nel timore di possibili spallate alla democrazia. Si tratta della nona elezione generale del Paese a tenersi dalla fine della Dittatura militare.

Brasile, ultimo sondaggio: Lula al 51%

L'ex presidente Luiz Inacio "Lula" da Silva è accreditato nelle elezioni presidenziali che si tengono oggi in Brasile del 51% dei voti validi contro il 37% attribuito al presidente Jair Bolsonaro secondo un sondaggio dell'Istituto IPEC. Visto che la consultazione, che prende in considerazione solo i voti validi degli elettori, ha un margine di errore di due punti, il risultato finale di Lula può variare tra il 49% e il 53%, mentre Bolsonaro oscilla tra il 35 e il 39% dei consensi. Questo significa che non è certo al 100% che ci sarà un vincitore al primo turno, essendo necessario ad un candidato per chiudere la partita la metà più uno dei voti. Rispetto al precedente sondaggio IPEC del 26 settembre, Lula ha perso un punto Lula ha perso 1 punto mentre Bolsonaro ne ha guadagnati tre. In caso nessuno degli aspiranti alla presidenza superasse la soglia del 50%, la questione dovrà essere risolta da un ballottaggio in calendario il 30 ottobre.

Seggi aperti in Brasile. Le urne elettroniche si sono aperte alle 8 circa (ora di Brasilia) in 5.570 città del Paese e in 181 località all'estero, dove sono attesi circa 156 milioni di elettori. Il voto è obbligatorio per tutti i cittadini tra i 18 e i 70 anni. Oltre al prossimo presidente della Repubblica (il 39esimo), si eleggeranno anche i deputati federali, quelli statali, i senatori e i governatori dei 26 Stati e del Distretto di Brasilia, per oltre 29.200 candidati, con 1,8 milioni di scrutatori al lavoro. Il sistema è quello maggioritario: per essere eletto, il candidato deve ottenere più del 50% del totale dei voti, altrimenti si passa al ballottaggio, previsto per il 30 ottobre.

Il leader della sinistra brasiliana, Luiz Inácio Lula da Silva (Pt) arriva alle presidenziali con la possibilità di vincere le elezioni al primo turno, col 50% dei voti validi, contro il 36% del suo principale rivale, il presidente di destra, Jair Bolsonaro (Pl), secondo l'ultimo sondaggio di Datafolha, pubblicato ieri, ma occorre ricordare il margine di errore di almeno il 2% e molte altre incognite che già in passato i rilevamenti delle intenzioni di voto hanno messo a nudo.

Il risultato elettorale per le presidenziali in Brasile non ha restituito una vittoria netta. Tutto è rimandato al ballottaggio del 30 ottobre. «Ci sono molti voti risultato della condizione del popolo brasiliano che ha sentito l'aumento dei prodotti, in particolare del paniere alimentare di base. Capisco il desiderio della popolazione di cambiare, ma a volte si cambia in peggio», il commento di Bolsonaro. E Lula: «La vittoria è solo rimandata».  Il Tribunale supremo elettorale (Tse) del Brasile ha diramato alle 2:15 (le 7:15 italiane) i risultati praticamente definitivi delle elezioni presidenziali da cui emerge la certezza di un ballottaggio il 30 ottobre prossimo fra i due candidati meglio piazzati. Con lo scrutinio delle schede del 99,99% dei seggi, Luiz Inacio Lula da Silva (Pt, sinistra) ha ricevuto 57.254.672 voti, pari al 48,43%, mentre Jair Bolsonaro (Pl, destra) ne ha ottenuti 51.070.672, equivalenti al 43,20%.

Per evitare il «rischio di violenza politica», la Corte suprema (Stf) ha vietato il porto di armi, e 500 mila unità delle forze dell'ordine sono al lavoro per garantire la sicurezza in tutto il Paese. Tra le novità di queste elezioni c'è anche l'unificazione degli orari di voto in tutto il Paese. Secondo il Tribunale superiore elettorale (Tse), per la prima volta tutti i seggi saranno aperti dalle 8 alle 17 locali, seguendo l'orario di Brasilia, col calcolo dei risultati al via dalle 17 e previsto prima delle 20. Le Forze armate condurranno un conteggio parallelo a campione e in tempo reale su 385 urne. Una novità introdotta su pressing di Bolsonaro, scettico sull'affidabilità dei seggi elettronici, a suo avviso soggetti a brogli e a rischio di attacchi hacker. Un'iniziativa che gli osservatori politici guardano con preoccupazione e sospetto, nel timore di possibili spallate alla democrazia. Si tratta della nona elezione generale del Paese a tenersi dalla fine della Dittatura militare.

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