Boris Johnson, frasi choc anti lockdown: «Basta, a costo di avere cadaveri a mucchi». Nuova bufera sul primo ministro britannico

Boris Johnson, frasi choc anti lockdown: «Basta, a costo di avere cadaveri a mucchi». Nuova bufera sul primo ministro britannico
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Lunedì 26 Aprile 2021, 19:55 - Ultimo aggiornamento: 20:16

«Basta con questi fottuti lockdown», a costo di continuare ad avere «cadaveri a mucchi, a migliaia». Spunta anche questa frase shock - attribuita a Boris Johnson a dispetto delle smentite - fra le presunte rivelazioni dello scandalo dei 'leak' fatti filtrare in questi giorni dai dintorni di Downing Street sullo sfondo della guerra dichiarata al premier Tory britannico dal suo ex consigliere numero uno Dominic 'Dom' Cummings, già guru della Brexit, silurato a novembre. La frase sarebbe stata pronunciata durante una riunione di vertice a ottobre, prima che Johnson si arrendesse all'inevitabilità d'imporre un terzo confinamento nazionale nel Regno a causa del dilagare della cosiddetta variante inglese del Covid, come sostengono Bbc e Daily Mail citando le solite fonti anonime.

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Accuse e smentite

Fonti che insistono nella loro versione malgrado i dinieghi espliciti del portavoce del primo ministro, di diversi ministri presenti alla riunione e dello stesso interessato. «Totale spazzatura», è sbottato Johnson incalzato dai giornalisti a margine di una visita in Galles, ammettendo che i lockdown «non li vorrebbe nessuno»; ma rivendicando di averli considerati una «necessità» per riportare contagi e decessi ai minimi nel Regno. «C'ero a quel meeting e non ho sentito nulla di simile», gli ha fatto eco il ministro Michael Gove, pressato dai deputati delle opposizioni più tardi alla Camera dei Comuni sulla vicenda. Vicenda che tuttavia il leader dell'opposizione laburista, Keir Starmer, prende per verosimile, dicendosene «allibito». E che per Ian Blackford, capogruppo a Westminster degli indipendentisti scozzesi dell'Snp, continua a proiettare l'ombra di «commenti abominevoli di fronte ai quali, se veri, Boris Johnson avrebbe il dovere di dimettersi».

 

La situazione

Le opposizioni sono del resto in campagna elettorale, in vista del voto amministrativo britannico del 6 maggio. E il Labour - indietro negli ultimi sondaggi che danno i conservatori in vantaggio di ben 10-12 punti, meglio ancora di quanto permise loro di stravincere le politiche di fine 2019 - punta tutto sugli imbarazzi che minacciano stavolta d'azzoppare davvero il primo ministro. Tanto più che, al di là delle indiscrezioni, ci sono le accuse esplicite rivolte venerdì da Cummings contro il suo vecchio boss e la prospettiva di ulteriori 'segretì che l'ex sulfurea eminenza grigia potrebbe tirar fuori dai cassetti. In preda al risentimento per essere stato sacrificato sull'altare dello scontro interno allo staff johnsoniano che lo aveva messo in contrasto con il clan ispirato dall'influente e ambiziosa compagna del premier, Carrie Symonds, Dom ha in effetti sparato a zero su «Boris»: contestandone fra l'altro la «competenza» nella gestione della prima fase della pandemia, dicendo d'essere pronto a collaborare con tutte le commissioni d'inchiesta parlamentari al riguardo; ma pure mettendone in questione «l'integrità su una faccenda più privata. E attribuendogli l'idea (»stupida, immorale, probabilmente illegale«) di raccogliere fondi tra donatori amici per coprire i costi della ristrutturazione in grande stile curata da Carrie della residenza di Downing Street scelta come abitazione dalla coppia. Lavori pagati »alla fine« dal premier »di tasca sua«, a quanto pare, ma su cui grava il sospetto - non smentito - che egli abbia incassato 'donazionì in anticipo in prestito per restituirle solo ex post. Nell'ambito di un'operazione rispetto alla quale il segretario generale di Downing Street, Simon Case, è stato costretto ad annunciare stasera in commissione parlamentare una sua verifica interna. E che per i laburisti vale invece un'indagine in piena regola della Commissione elettorale britannica, al momento impegnata a valutare la propria »competenza in materia«.

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