Berlino, sfregiate 70 opere d'arte. L'autore scrive sui social: «Quel museo era il centro del satanismo»

Mercoledì 21 Ottobre 2020
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Settanta opere d'arte danneggiate, inclusi alcuni pregiati oggetti antichi con l'utilizzo di una sostanza oleosa. È il gravissimo bilancio dell'attacco ad alcuni edifici dell'isola dei Musei di Berlino. Vandalizzati sarcofagi egizi, sculture in pietra e dipinti del XIX secolo. 

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A riportare la notizia il settimanale Die Zeit e l'emittente Deutschlandfunk, squarciando il velo su un agguato del tre ottobre scorso, rimasto fino ad oggi e per circa due settimane segreto. Vittime dell'atto vandalico sono il museo di Pergamo, Alte Nationalgalerie e il Neues Meseum. La Prussian Heritage Foundation responsabile delle collezioni, ha confermato i danni, mentre la polizia, sebbene si riservi di non commentare le motivazioni nascoste dietro il gesto, ha immediatamente avviato un'indagine. 

L'autore, secondo quanto riportano i media tedescchi, sarebbe un complottista di 39 anni, Attila Hildmann, ex chef vegano ,che in passato non aveva esitato a definire il museo di Pergamo come un «Trono di Satana, centro dei satanisti e dei criminali del Coronavirus». Ci sarebbero, infatti, numerose teorie secondo le quali proprio quella struttura sarebbe al centro del "satanismo globale", in quanto contiene una ricostruzione dell'antico altare greco di Pergamon.

L'uomo, da chi ne condivide le idee, è considerato una celebrità ed il suo canale pubblico su Telegram ha oltre 100mila follower. Si tratta di uno dei più grandi sostenitori della teoria, priva di alcun riscontro scientifico, del QAnon e nel mese di agosto era arrivato a dire che la cancelliera Angela Merkel usasse l'altare per "compiere sacrifici umani". Martedì sera, ha condiviso l'articolo in cui si parlava del gesto vandalico su Telegram, aggiungendo la frase: "Fatto, è il trono di Baal" (satana). 

IL PRECEDENTE Non è la prima che si verificano episodi simili e nel 2018, ad Atene, due donne aveva usato la stessa tecnica per danneggiare le mostre del Museo nazionale di storia. Fermate, si erano giustificate affermando che la bibbia descrivesse quella sostanza come miracolosa. 

 

 

 

 

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