Battisti, dagli espropri proletari agli omicidi nei negozi: la carriera di un criminale

Lunedì 14 Gennaio 2019 di Michela Allegri

Condannato dalla giustizia italiana, osannato dagli intellettuali della gauche francese, graziato dalla politica brasiliana. Una vita in fuga, da latitante, che Cesare Battisti ha anche raccontato in uno dei suoi romanzi: «Ma Cavale» - scriveva - la «Mia fuga», appunto. L'ex leader dei Proletari armati per il Comunismo, uno dei terroristi degli anni di piombo, dopo più di quarant'anni trascorsi a fuggire ora deve scontare l'ergastolo per quattro omicidi.
Nato a Cisterna di Latina nel 1954, inizia a impugnare la pistola all'inizio degli anni 70. Il primo arresto è del 1972: una rapina a Frascati. Due anni dopo, un'altra rapina con sequestro di persona a Sabaudia. Nel 76 arriva a Milano. Finisce in prigione ancora, e nel carcere di Udine inizia il percorso politico. Conosce Arrigo Cavallina, ideologo dei Pac, decide di partecipare alle azioni del gruppo eversivo. Le rapine diventano «espropri proletari».

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LA FRANCIA
Nell'ottobre 1981, mentre sta scontando la prima condanna per banda armata, Battisti evade dal carcere di Frosinone e scappa in Francia. Inizia la latitanza. Da Parigi al Messico, dove fonda un giornale culturale - Via Libre - e ha due figli dalla compagna Laurence. Nel 1990 ancora a Parigi, frequenta la comunità di latitanti italiani in Francia grazie alla dottrina Mitterrand. Un anno dopo, la prima richiesta di estradizione dall'Italia: rigettata. Mentre lui, l'ex terrorista, diventa un giallista di successo, idolatrato da molti intellettuali. Intanto in Italia le indagini continuano, alcuni terroristi confessano. Battisti viene condannato in tutti i gradi di giudizio: due ergastoli per quattro omicidi. Il 6 giugno 1978 ha ucciso un maresciallo di Udine, Antonio Santoro. Il 16 febbraio 1979 la sua banda ha assassinato un gioielliere di Milano, Pierluigi Torregiani, ferendo anche il figlio Alberto, che è rimasto. Battisti ha organizzato quel delitto, ma non ha materialmente partecipato all'esecuzione. Lo stesso giorno è andato a fare da palo ai complici che hanno ucciso un negoziante di Mestre, Lino Sabbadin, che, come il gioielliere, aveva reagito a precedenti rapine. Il 19 aprile 1979, a Milano, è stato Battisti a impugnare la pistola uccidere Andrea Campagna, poliziotto della Digos.

GLI INTELLETTUALI
Nel 2004, la seconda richiesta di estradizione. In quegli anni si cementa il legame con la scrittrice francese Fred Vargas, che diventa una pasionaria dell'ex Pac. Lo aiuta nella clandestinità, tra il 2004 e il 2007. Una telefonata alla sua casa parigina permette alla polizia francese di localizzare Battisti, che viene arrestato. Parte subito una campagna promossa dagli intellettuali della gauche per la sua liberazione. Il 3 marzo, la scarcerazione.

IL BRASILE
Arriva il via libera all'estradizione, ma Battisti non si presenta al commissariato dove è sottoposto all'obbligo di firma: è fuggito in Brasile. Si sposa, ha tre figli. Il 18 marzo 2007 viene arrestato a Copacabana e dall'Italia parte la terza richiesta di estradizione. Il Brasile riconosce però al terrorista lo status di rifugiato politico. Poi, nel novembre 2009, il Supremo Tribunal Federal, si pronuncia a favore dell'estradizione, ma lascia la decisione al presidente Lula. Il 31 dicembre 2010, nell'ultimo giorno di mandato, Lula si dichiara contrario. Battisti esce dal carcere. Nell'ottobre 2017 tenta la prima fuga in Bolivia, ma viene arrestato. In carcere resta solo tre giorni, ma il presidente Michel Temer revoca l'asilo politico. Il suo successore, Jair Bolsonaro, in campagna elettorale promette di estradare Battisti appena eletto. E il 13 dicembre il Tribunale Federale ordina l'arresto dell'ex terrorista per «pericolo di fuga». Ma Battisti è già riuscito a scappare in Bolivia.
 

Ultimo aggiornamento: 08:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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