Arrestato (e rilasciato) il cardinale di Hong Kong: «È colluso con le forze estere», un pessimo segnale per il Vaticano

Arrestato (e rilasciato) il cardinale di Hong Kong: «È colluso con le forze estere», un pessimo segnale per il Vaticano
di Franca Giansoldati
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Giovedì 12 Maggio 2022, 08:41

CITTÀ DEL VATICANO Quello che è accaduto a Hong Kong non è un bel segnale per Papa Francesco: il battagliero cardinale ultraottantenne Zen Ze-Kiun, già arcivescovo nell'ex protettorato britannico e spina nel fianco del regime di Pechino, è stato arrestato dalla polizia assieme ad altri quattro attivisti, l'avvocato Margaret Ng, il cantante pop Denise Ho, l'ex deputato Cyd Ho e l'accademico Hui Po-keung. Il cardinale è stato rilasciato su cauzione.


Per tutti pesa il sospetto di avere gestito un fondo umanitario (nel frattempo sciolto) che veniva alimentato da donazioni estere e che serviva per sostenere i manifestanti anti-regime. L'accusa è di collusione con le forze straniere. Se non è uno schiaffo al Vaticano sicuramente va interpretato come un messaggio a non interferire nelle cose cinesi.
Il cardinale Zen è uno dei fiduciari della fondazione 612 Humanitarian Relief Fund nata per pagare le spese legali e mediche delle migliaia di manifestanti arrestati durante le proteste che dal 2019 vanno avanti contro la stretta anti-democratica di Xi. Nel giugno 2020 Pechino ha imposto su tutto il territorio una legge draconiana sulla sicurezza nazionale che punisce con l'ergastolo la collusione con le forze straniere così come gli atti sovversivi e secessionisti, equiparati al terrorismo.


Zen, voce libera e audace, non si è mai fatto intimidire, forte della sua età, della sua autorevolezza e della porpora ricevuta dalle mani di Giovanni Paolo II nel 2002 come segno di riconoscenza per il lavoro svolto a difesa della Chiesa e della libertà di religione.
Nato a Shangai nel 1932 in una famiglia cattolica, nel 1949 si fa prete con i Salesiani. È in quel periodo che assiste alla rottura delle relazioni tra la Cina e la Santa Sede, con la cacciata del nunzio apostolico Riberi da parte di Mao. Zen, nel frattempo, diventa punto di riferimento per i cattolici e viene incaricato di guidare la sede di Hong Kong, da dove partono aiuti per i cattolici clandestini e perseguitati in Cina. Il suo arresto è un atto clamoroso che arriva a pochi mesi dal rinnovo dell'accordo per le nomine episcopali tra il Vaticano e il regime comunista di Pechino. Una linea promossa da Papa Francesco e dal cardinale Pietro Parolin con l'obiettivo di normalizzare i rapporti e riunire la Chiesa cattolica cinese, spaccata dagli anni Cinquanta: da una parte la rete controllata dal partito (Chiesa patriottica) e quella clandestina, rimasta fedele a Roma ma ancora mal tollerata dai funzionari se non addirittura perseguitata in alcune zone.
«La Santa Sede ha appreso la notizia dell'arresto e segue con estrema attenzione l'evolversi della situazione» è stato il commento del Vaticano. È evidente che nessuno si aspettava una reazione tanto dura contro un cardinale, sebbene considerato dai cinesi una spina nel fianco tanto che ciclicamente facevano arrivare lamentele in Vaticano tese a contenere il porporato.


Le posizioni del cardinale Zen però hanno avuto ripercussioni anche a Roma visto che per proteggere l'accordo con Pechino è stato di fatto emarginato. Basti pensare che prima del rinnovo dell'accordo, Zen è volato a Roma per parlare con il Papa che non lo ha mai ricevuto. Ha solo potuto lasciare una lettera alla reception di Santa Marta. Zen non le ha mandate nemmeno a dire al Segretario di Stato Parolin, polemizzando con lui perché tace sempre sulla situazione grave dei cattolici, vessati dal regime, controllati in modo asfissiante. In alcuni casi costretti a togliere dalle case il crocefisso per sostituirlo con il ritratto di Mao.

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