Albania, il Museo nazionale degli Ebrei sorgerà a Valona

Più di duemila ebrei trovarono rifugio e salvezza in Albania al tempo delle persecuzioni naziste

Albania, il Museo nazionale degli Ebrei sorgerà a Valona
di Rosella Fabiani
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Giovedì 24 Novembre 2022, 15:47 - Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 11:00

“E’ una storia che deve essere raccontata. La storia di un popolo in fuga, perseguitato, che ha trovato rifugio in un piccolo Paese che ha aperto le sue porte a migliaia di persone, le ha difese, ha dato loro i suoi nomi. Il Museo Nazionale degli Ebrei a Valona sarà il modello di un museo contemporaneo che ci trasporterà in storie di vita, testimonianze, voci e immagini”.

E’ con queste parole che il ministro albanese della Cultura, Elva Margariti, ha presentato all’Università Roma Tre il progetto della costruzione di un museo nazionale degli ebrei in Albania dopo che il Consiglio nazionale dei Musei ha aperto la strada all’idea del ministero della Cultura e del Municipio di Valona, progettata dalla Fondazione albanese-americana per lo Sviluppo, sotto la consulenza del professoressa Barbara Kirshenblatt-Gimblett, per l’istituzione del museo. “Le generazioni future devono conoscere questa storia di sacrifici, di convivenza e di fede”, ha sottolineato il ministro.

Più di duemila ebrei trovarono rifugio e salvezza in Albania al tempo delle persecuzioni naziste. Una pagina di “solidarietà, coraggio, accoglienza e speranza” rievocata a Roma nel corso di un incontro organizzato all’Università Roma Tre dalla rappresentanza diplomatica del Paese balcanico e dalla Fondazione Museo della Shoah. Fulcro dell’evento una presentazione scientifica di quei fatti attraverso l’intervento dei professori Federico Goddi, Alberto Basciani e Blerina Suta, e la presentazione in anteprima del progetto per la realizzazione di un Museo ebraico in Albania. Un’occasione per affermare, tra gli altri, un concetto: che “i valori dell’accoglienza e della solidarietà vanno oltre le differenze di credo religioso, l’appartenenza etnica o nazionale”, come hanno ripetuto i vari relatori.


Ad aprire l’incontro - moderato da Lorik Cana - il ministro della Cultura d’Albania, Elva Margariti; Massimiliano Fiorucci, rettore dell’Università Roma Tre; Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah; Edoardo Marcucci, direttore vicario del Dipartimento di Scienze Politiche, e Anila Bitri Lani, ambasciatrice d’Albania in Italia.


Il tema della solidarietà albanese al popolo ebraico ha messo in evidenza tra l’altro il concetto di “Besa”, un codice d’onore per il quale gli albanesi musulmani salvarono gli ebrei dalla Shoah. “Besa” è molto più della semplice ospitalità, è un sentimento che ti lega a chi entra nella tua sfera contro ogni avversità. Sentimento di cui tanti cittadini albanesi diedero prova in quel tempo buio. Le famiglie musulmane credono fortemente che salvare una vita umana è la strada che porta in paradiso. E se qualcuno bussa alla tua porta, devi assumertene la responsabilità.

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