Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids, 35 milioni i morti

Sabato 1 Dicembre 2018
La lotta all' Aids ha fatto passi enormi dal 1982, anno in cui si manifestò l'epidemia che si scoprirà essere causata dal virus dell'Hiv. «Mentre ancora trenta anni fa era sinonimo di malattia mortale oggi l'infezione da Hiv si può cronicizzare, cioè fare in modo che non risulti pericolosa per la vita dell'ospite, pur non eradicandola. Nel frattempo, però, sono morte oltre 35 milioni di persone, e nei Paesi a risorse limitate, benché si muoia di meno, grazie alle numerose battaglie per l'accesso ai farmaci, l'infezione continua a uccidere due milioni di persone ogni anno».
 
 


È il quadro della Società italiana di farmacologia (Sif) in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids. «La svolta a metà anni Novanta, con la messa a punto della 'triplice terapia' a base dei nuovi antiretrovirali - aggiunge la Sif - Con i farmaci disponibili ad oggi è possibile cronicizzare l'infezione, ovvero fare in modo che, pur restando nell'organismo, non risulti tuttavia letale. Il virus dell'Hiv quindi non viene eradicato, ma gli viene impedito di replicarsi e diffondersi fino a compromettere a tal punto la funzionalità del sistema immunitario da portare a morte l'organismo con infezioni e lo sviluppo di tumori».


Le manifestazioni sono state tantissime, in utto il modno. «Siamo tutti sierocoinvolti» per esempio è il claim della campagna che Arcigay promuove in occasione del primo dicembre. Il video realizzato per veicolare la campagna lancia un doppio messaggio: un appello ad un'assunzione di responsabilità collettiva sulla riduzione dell'epidemia e dello stigma verso le persone con HIV, ma anche un messaggio informativo sul fatto che oggi una persona con HIV in terapia con carica virale non rilevabile non trasmette il virus.

«Siamo tutti sierocoinvolti - spiega Michele Breveglieri, responsabile Salute nella segreteria nazionale di Arcigay - significa che ha sempre meno senso, se mai lo ha avuto, dividere il mondo in sieropositivi (persone che vivono con HIV) e sieronegativi (persone che non hanno l'HIV), perché tutti hanno avuto, consapevoli o meno, e a vari livelli di prossimità, esperienza dell'HIV nella realtà degli incontri della propria vita o nell'immaginario delle proprie paure. La vera differenza oggi la fa proprio quell'assunzione di responsabilità collettiva, condivisa, di comunità, per cui si dice un secco no al muro avvelenato del silenzio, della paura e del rifiuto e si fa tesoro di tutti quegli strumenti di prevenzione che oggi ci sono e che consentono di godersi la vita e il sesso. Anche con l'HIV, per evitare nuove infezioni». Il video, realizzato dall'agenzia creativa Pavlov, si è ispirato alla campagna The undetectables di GMFA del Regno Unito e ha coinvolto volontari di Arcigay Milano e Arcigay Verona.

Un vaccino terapeutico per i più piccoli: così il Bambino Gesù prova a fermare l’hiv Ultimo aggiornamento: 17:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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