Afghanistan, la tela di Karzai: «Dare fiducia ai talebani». Trattative per formare governo «inclusivo»

Afghanistan, la tela di Karzai: «Dare fiducia ai talebani». Trattative in corso per formare un governo «inclusivo»
di Cristiano Tinazzi
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Venerdì 20 Agosto 2021, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 10:14

L’Afghanistan volta pagina. E prova a farlo puntando sulla politica e sulla diplomazia. A Kabul, in queste ore, si stanno svolgendo incontri ad alto livello per cercare di trovare una via per la formazione di un esecutivo che sia, secondo quanto riferito dai leader talebani, «il più inclusivo possibile». A guidare le trattative, avviate mercoledì scorso, è ricomparso l’ex presidente afghano Hamid Karzai, che ha invitato a «dare fiducia ai Talebani», insieme a Abdullah Abdullah, ex inviato governativo per la riconciliazione. Nella delegazione si trovava anche il signore della guerra e leader del movimento Hezb-e-Islami Gulbuddin Hekmatyar, ex ministro nel governo Rabbani, e il leader del Jamiat-e-Islami Salahuddin Rabbani, figlio di Burhanuddin Rabbani, ex presidente afghano ucciso dagli stessi Talebani. 

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IL PRAGMATISMO
In questa fase sembra prevalere per tutti il pragmatismo, anche se tra i fondamentalisti c’è qualche malumore. Dall’altra parte del tavolo, seduto davanti a Karzai, si trovava a guidare la delegazione Anas Haqqani, fratello di Sirajuhddin Haqqani, leader dell’omonima rete jihadista e uno dei comandanti dei Talebani. La loro diplomazia si sta muovendo su più piani. Su quello interno cercano di stringere alleanze strategiche con quello che rimane delle forze politiche sopravvissute alle macerie della repubblica, garantendo giustizia sociale, amnistie, e diritti alle donne, mentre sul piano internazionale cercano la legittimazione mostrando il loro volto migliore. Non a caso appena presa Kabul hanno giustiziato Zia-Ul-Haq, conosciuto come Abu Omar Khorasani, ex responsabile dello Stato islamico del Khorasan. Una mossa fatta per tranquillizzare soprattutto Cina e Russia. I due Paesi infatti sono i più possibilisti verso un riconoscimento del potere dei Talebani e nei giorni scorsi hanno dimostrato grande disponibilità verso il nuovo governo. Un regolamento di conti verso una formazione armata che ha creato non pochi problemi agli “studenti coranici” nel corso degli anni, ma anche un segnale verso i due Paesi nell’ottica di non far muovere la lotta jihadista fuori dai confini afghani e di creare rapporti politici e economici per il futuro. 

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Il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov, ha comunque detto di non avere fretta di riconoscere i Talebani come i nuovi governanti dell’Afghanistan, anche se ha ribadito la necessità di «un’urgente transizione verso un dialogo nazionale in Afghanistan, con la partecipazione di tutte le forze contrapposte». Del resto, la Russia da anni ha mantenuto contatti sottotraccia con i Talebani. Sulla stessa linea la Cina, che ha chiesto alla Comunità Internazionale di essere «più obiettiva» nel giudicare i Talebani tornati al potere in Afghanistan, perché appaiono oggi più razionali di quanto non fossero in passato. La portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha sostenuto che, al di là del comportamento passato dei Talebani, «nulla è inciso nella pietra» e nell’affrontare un problema bisogna non solo guardare a ciò che è stato, ma «anche a ciò che sta accadendo ora, non solo ascoltando ciò che viene detto, ma pure osservando quanto viene fatto». Aperture, anche se leggermente più prudenti, da parte della Turchia. Ieri il presidente Recep Tayyip Erdogan, in un discorso alla nazione dopo una riunione del suo gabinetto, ha detto che «il nostro obiettivo è prima di tutto la stabilità e la sicurezza» dell’Afghanistan, e, «se ce ne sarà bisogno, incontreremo il governo formato dai Talebani».

IL PAKISTAN
Intanto l’ambasciatore pakistano a Kabul, Mansoor Ahmed Khan, rappresentante di un altro paese chiave a livello regionale, ha reso noto di aver parlato con Karzai e Adbullah Abdullah. Su Twitter Khan ha riferito di «colloqui costruttivi sugli sforzi per una stabilità duratura in Afghanistan», mentre in un tweet sul profilo dell’ex presidente Karzai si legge che al centro del confronto c’è stata «l’attuale situazione» in Afghanistan e «il processo politico inclusivo con legittimità nazionale e internazionale». A sostenere i colloqui anche lo stesso ex presidente Ashraf Ghani, che in un videomessaggio, ha fatto la sua prima apparizione da quando è fuggito dal paese domenica scorsa per raggiungere gli Emirati Arabi Uniti. «Sostengo l’iniziativa governativa dei negoziati in corso con Abdullah Abdullah e l’ex presidente Hamid Karzai. Voglio il successo di questo processo», ha detto l’ex presidente. Il messaggio dei Talebani è quello di comunicare che la guerra è finita e che non identificano più interi gruppi come nemici o obiettivi. Questo vale per tutti coloro che hanno collaborato con le forze militari occidentali e con il governo. Queste le intenzioni. 

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