Rifugiati e Difesa Ue, l'asse Italia-Francia: «L'Europa faccia di più»

Rifugiati e Difesa Ue, l'asse Italia-Francia: «L'Europa faccia di più» `
di Francesco Malfetano
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Venerdì 3 Settembre 2021, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 07:37

«Una conversazione a tutto tondo» con al centro «essenzialmente l'Afghanistan», ma anche «Europa, rapporti bilaterali e Libia». A presentare la cena istituzionale a cui ieri sera Mario Draghi ha partecipato a Marsiglia, su invito di Emmanuel Macron, è stato nella conferenza stampa del pomeriggio lo stesso premier italiano.
Senza nulla togliere all'importanza degli altri dossier, sulla tavola dei due leader europei - la cena è durata fino alle 22,30 ma si sono intrattenuti con caffè e cognac altre due ore - ha trovato spazio innanzitutto la necessità di mettere a punto una via d'uscita sulla questione dell'accoglienza dei profughi afghani dopo la fine del piano di evacuazione da Kabul. «Dobbiamo impegnarci al massimo in direzione umanitaria, dobbiamo aiutare gli afghani» ha ribadito infatti Draghi, prima di sottolineare come per i cinquemila che sono arrivati nella Penisola sia stato «individuato un percorso speciale», accogliendoli tutti in strutture diverse da quelle ordinarie e dando loro «subito la condizione di rifugiato» e il vaccino anti-Covid.

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LE CRITICHE
D'altro canto però, è impossibile dirsi soddisfatti. Se «sul piano umanitario» l'Ue «ha fatto tanto», secondo il premier sul resto è stata «indubbiamente abbastanza assente perché non organizzata». Ad esempio nella gestione dell'immigrazione che «è un problema mondiale» ma che «l'Ue unita da tanti principi non riesce ad affrontare» rendendo il tema «una spina nella stessa esistenza della Ue. Davanti a quella tragedia immane ci sono Paesi che hanno detto: non vogliamo rifugiati. Non so se ricordate. Ma come si fa?».

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C'è quindi molto da fare, ed è per questo che Draghi riparte dalla Francia. L'asse con Macron, che ieri si trovava già a Marsiglia non solo per rilanciare la sua corsa all'Eliseo ma anche per inaugurare il Congresso mondiale della natura e lo ha accolto con un «si parlerà di futuro», è infatti solido. Sulla vicenda afghana in particolare, la posizione francese e quella italiana sono state spesso simili, se non addirittura sovrapponibili. Parigi si è mossa nel contesto Onu e ha cercato di portare avanti la proposta - poi inascoltata - di una safe zone internazionale a Kabul. Palazzo Chigi invece, oltre alla speranza di concordare nuove iniziative con le Nazioni Unite, sfruttando la presidenza del G20 prova ad accelerare e anticipare il vertice previsto a ottobre. «Io continuo a pensare che si farà» ha spiegato Draghi, ma solo dopo l'assemblea Onu in calendario a fine settembre e a diversi vertici bilaterali come quello della prossima settimana con Xi Jinping. Il focus però, è sempre lo stesso: aiutare e proteggere gli afgani perché «è la sola cosa che possiamo fare ora e su cui abbiamo risultati immediati». Per ora infatti, di «strategie chiare» neanche l'ombra.

Una confusione, quella europea, tutto sommato comprensibile considerando non solo la Merkel a fine mandato, quanto soprattutto il vuoto lasciato dagli Usa. L'asse Draghi-Macron serve anche a questo, per stabilizzare e studiare il da farsi in un periodo in cui si «ripensano tutte le relazioni internazionali». Da parte degli Usa «assistiamo a una politica che vede la maggiore potenza mondiale pensata in maniera diversa - ha spiegato infatti il premier ieri - io non credo al ritiro generalizzato, all'abbandono, all'isolazionismo. Ma evidentemente ci sono linee guida diverse dal passato». Con ciò si intrecciano diversi piani d'azione. Ad esempio, Roma e Parigi potrebbero diventare i principali sostenitori della proposta di un combat group di 5mila uomini provenienti da eserciti degli Stati membri e pronti ad intervenire nei teatri di crisi. Un primo passo verso la difesa comune che ieri è stata anche al centro della riunione informale tenuta dai ministri della Difesa Ue a Lubjana. «La crisi afghana è per l'Ue un monito a compiere l'auspicato salto di qualità nella sua dimensione difesa e nella gestione delle crisi» ha sottolineato il ministro Guerini. Non solo. L'intesa regge anche guardando alla stabilità della Libia, con gli obiettivi comuni di tenere le elezioni il 24 dicembre e arrivare alla definitiva uscita dal Paese di tutte le forze militari straniere, russi in primis.

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