Afghanistan, studentesse della Sapienza bloccate a Kabul: con loro anche bambini

Afghanistan, studentesse della Sapienza bloccate a Kabul: con loro anche bambini
di Flaminia Savelli
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Lunedì 30 Agosto 2021, 06:47 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 10:45

«Stiamo facendo tutto il possibile per farle arrivare qui a Roma quanto prima. Non molleremo fino a quando non le sapremo al sicuro». L'allarme per le studentesse afghane bloccate a Kabul lo ha lanciato Bruno Botta, prorettore dell'Università La Sapienza di Roma. Sono 81 universitarie che hanno superato il test di ammissione per il corso di laurea Global Humanities.
Il loro volo era previsto lo scorso sabato poi la situazione è precipitata. Con l'ultimo attentato all'aeroporto le operazioni di salvataggio sono infatti diventate sempre più complesse. Le esplosioni rivendicate dall'Isis in cui sono rimaste uccise quasi 200 persone, tra cui 13 marines americani, hanno chiuso ogni via d'uscita per i civili. La prima è avvenuta vicino all'Abbey Gate dell'aeroporto internazionale, quello più trafficato, vicino al checkpoint britannico, ed è stata seguita da colpi di arma da fuoco. «Ora - spiega il prorettore Botta - le studentesse sono state divise e nascoste vicino all'aeroporto. Abbiamo mobilitato tutti per aprire il corridoio umanitario e farle arrivare a Roma. Avevano già i documenti, validi per l'espatrio per motivi di studio. Invece sono ancora lì. Sappiamo che stanno bene, ma fino a quando non lasceranno Kabul sono in pericolo».

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IL CORRIDOIO UMANITARIO
Il prorettore Botta insieme alla docente Mara Matta con il coordinamento della Rettrice Antonella Polimeni, hanno quindi messo in moto la macchina degli aiuti creando il corridoio umanitario e allargando il gruppo anche agli studenti che non avevano passato il primo turno di selezioni. Sono quindi in 118 i ragazzi in attesa di salire su un volo che li porti lontano dalla guerra: «Nel gruppo ci sono anche famiglie di questi studenti con dei bambini e altri 40 giovani che, mesi fa, non erano riusciti a passare le selezioni per accedere alle lauree del primo ateneo capitolino» spiega la professoressa, responsabile del corso di laurea Global Humanities. Questi ultimi, potranno accedere all'ateneo con ammissione tardiva. Gli uffici amministrativi della facoltà stanno già lavorando per studiare la nuova formula di iscrizione: «Stiamo facendo di tutto per trovare il modo di garantirgli il passaggio fino all'Italia. Sono in costante contatto con loro ma dobbiamo prestare la massima attenzione, sono ore delicatissime. Ecco perché sono nascoste. Insieme alle studentesse - precisa la docente Matta - c'è un medico e attraverso un ponte telefonico siamo in contatto praticamente tutto il giorno, ora dopo ora. Stiamo dando loro tutto il supporto di cui hanno bisogno per superare questo drammatico momento».

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«ABBIAMO FIDUCIA»
«Riusciremo a raggiungere l'Italia? Possiamo realizzare il nostro sogno?» si domandano le giovani studentesse afghane. «Sono affrante per ciò che sta accadendo, ma abbiamo fiducia. Possiamo riuscire a salvarle» conclude la professoressa Matta. Mentre la Rettrice dell'Università, Antonella Polimeni, ha precisato: «In queste settimane, attraverso la costante interlocuzione con i ministeri della Difesa e degli Esteri, abbiamo pianificato una serie di attività concrete per permettere ai nostri studenti afghani, ma anche a docenti e giovani ricercatori, di entrare nel nostro Paese. Vogliamo riportarne in Italia il più possibile». Intanto, «la piattaforma del corso di studi Global Humanities è stata riaperta per consentire ad altri studenti afghani di fare domanda. Seguirà una valutazione per l'assegnazione ai corsi più opportuni e stiamo operando, anche nell'ambito della rete Scholars at Risk (SaR), per aiutare docenti e giovani ricercatori in pericolo a cui potrebbe essere offerta l'opportunità di svolgere il Dottorato di Ricerca in Italia» annuncia Polimeni.

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