Aereo abbattuto in Iran, la buona sorte degli italiani partiti in scia al volo colpito

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Cristiana Mangani
Aereo abbattuto in Iran, la buona sorte degli italiani partiti in scia al volo colpito

Il rullaggio in pista avviene pochi minuti dopo, proprio quando il Boeing 737-800 della Ukraine international airlines si alza in volo prima di virare verso la direzione maledetta, quella che costerà la vita a 176 persone. Subito dietro decolla il velivolo della Turkish Airlines, farà scalo a Istanbul ma è diretto a Roma. A bordo ci sono molti passeggeri che hanno scelto una compagnia diversa da quella ucraina per arrivare in Italia, in Canada, in Francia. Tra questi diversi italiani. Lo spazio aereo è regolarmente aperto, a Teheran si respira un'aria tranquilla, sebbene la minaccia americana sia dietro l'angolo.

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Nelle prime file centrali del velivolo siede Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I, Centro studi internazionali, esperto di Difesa e di intelligence. È insieme a Francesca Manenti, analista del Centro. Hanno partecipato al Teheran dialogue forum, alla presenza di molte autorità iraniane e di esperti internazionali. Stanno rientrando a Roma, e come loro altri connazionali. La nostra compagnia di bandiera non arriva più in Iran da tempo, e allora la via più rapida sembra quella della Turkish. Al momento dell'imbarco nessuno può immaginare di aver evitato la tragedia per un soffio. Seduto accanto a loro c'è un ragazzo romano che è stato nel paese medio orientale per turismo e che sta rientrando. E il quarto posto della stessa della fila è occupato da un iraniano. Sono partiti da pochissimo, quando sui telefoni cellulari che restano online perché sull'aereo c'è il wifi, cominciano ad arrivare le informazioni sul disastro appena avvenuto. In un secondo il viaggio si trasforma in una tragedia. C'è chi urla, chi piange, chi racconta di quell'amico che aveva scelto il boeing dell'Ukraine per viaggiare.
«Non dimenticherò mai le immagini di quel momento - ricorda Andrea Margelletti - erano tutti disperati, ognuno di loro aveva perso qualcuno caro. Parlavano, piangevano, non si capacitavano di quanto era successo. In un attimo il volo si è trasformato in un inferno di dolore. Arrivavano i particolari, e abbiamo saputo che il nostro aereo era stato l'ultimo a partire, perché subito dopo avevano chiuso l'aeroporto».

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Il presidente del Ce.S.I. non nega di sentirsi un miracolato. «Se avessimo virato nella direzione seguita dal Boeing ucraino, e non nella direzione opposta, sarebbe toccato a noi. Errori di questo tipo ne sono capitati altri, purtroppo. Ma, a prescindere dal dolore che un simile evento può provocare, le persone che sono morte erano sedute era come se le conoscessimo tutti, perché erano sedute accanto in aeroporto. Eravamo lì tutti insieme, ci siamo parlati, come spesso accade in queste situazioni. È veramente incredibile quello che è successo. Non appena è arrivata la notizia, ci siamo guardati a lungo con Francesca, con l'altro ragazzo italiano che era vicino. Eravamo pallidi, commossi».

Non è stato facile per l'equipaggio riuscire a gestire qui passeggeri che si sentivano quasi imprigionati, che volevano urlare ma non potevano, che volevano telefonare, fuggire, dare conforto. «La cosa più penosa - racconta ancora Margelletti - è stato proprio capire la pena che stavano provando quelle persone. Molti di loro conoscevano i morti, avevano scelto un volo diverso, alcuni per questioni economiche, ma stavano tornando a lavorare in altri paesi del mondo. Erano stati a trovare i loro parenti, si capiva, e avevano valigioni enormi al momento dell'imbarco, come non se ne vedono più. Siamo stati veramente fortunati, quel missile poteva colpire proprio noi».

L'esperto italiano parla del viaggio non nascondendo la commozione. Quel volo verso l'Italia non lo dimenticherà mai, e come lui tutti gli altri passeggeri. «Appena arrivato a Roma sono andato a dire una preghiera - confessa - Devo ammettere: non so se e quando riuscirò a riprendere un aereo».
 


 

Ultimo aggiornamento: 12:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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