Addio alla zarina delle spie russe, Goar Vartanyan: con il marito sventò attacco nazista a Churchill, Roosvelt e Stalin

Goar Vartanyan e il marito Gevorg
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Giovedì 28 Novembre 2019, 18:39 - Ultimo aggiornamento: 18:59
«Senza di loro - è stato l'omaggio del portavoce del Cremlino Dmitri Peskov - la storia del mondo sarebbe stata molto diversa». E in effetti se non ci fosse stata lei, Goar Vartanyan e suo marito Gevorg, Winston Churchill, Franklin Delano Roosvelt e Stalin sarebbero rimasti uccisi nel loro primo incontro, nel 1943, a Theran. E invece lei, la  zarina di tutte le spie russe, con il compagno agente segreto anche lui, li salvò dall'attentato e la storia cambiò.
Ora questa figura a dir poco mitica dell'intelligence sovietica, è morta all'età di 93 anni: sarà sepolta nel cimitero di Troekurovsky, accanto al marito, scomparso nel 2012 a 87 anni. Per lei si sono scomodati tutti, da Vladimir Putin ai vertici dell'Svr, i servizi segreti esteri russi, che hanno ricordato come le «gesta» di Goar e di suo marito sono già state «cantate» in una lunga galleria di libri e film.

Vartanyan, originaria dell'Armenia, si trasferì con la famiglia in Iran nei primi anni '30 ed entrò a far parte del gruppo antifascista - capeggiato dal suo futuro marito - a 16 anni. Insieme, a guerra ormai scoppiata, si destreggiarono nel complesso gioco dello spionaggio mediorientale sino ad avere una parte rilevante nello sventare il piano nazista (l'operazione Long Jump) concepito per assassinare i tre grandi nel corso del loro primo incontro, nel 1943, a Teheran. Ovviamente nessuno, a parte chi di dovere a Mosca, lo sapeva - com'è d'obbligo negli apparati d'intelligence: primeggiare nell'ombra. Capacità rara che venne adeguatamente ricompensata. Nel 1951 i coniugi Vartanyan furono così portati nell'Urss e nel 1956 si diplomarono con successo presso l'Istituto di Lingue Straniere di Yerevan, nella natia Armenia.

Il resto è materiale da leggenda: 30 anni di servizio continuo in giro per il mondo nelle vesti d'innocua coppia sposata, probabilmente parte del programma top-secret sovietico di "spionaggio profondo", ovvero slegato dai più tradizionali incarichi legati alle sedi diplomatiche, ai media o alle import-export. Nome in codice: "Anita ed Henri". Nel 1986 il ritorno in patria, tra medaglie e riconoscimenti (benché il posto d'onore, nella beatificazione pubblica, sia sempre stato riservato a Gevorg). Il loro lavoro, dicono gli esperti, è stato tanto riservato e cruciale che non verrà mai declassificato. Putin, fa sapere il Cremlino, ha espresso le sue condoglianze ai parenti e agli amici di Goar Vartanyan, che conosceva bene e di persona, come del resto suo marito. Tra spie, del resto, vige sempre un certo cameratismo.
Ma c'è chi mette in discussione la leggenda.
«Il fallito piano nazista, denominato Long Jump,  per uccidere i tre statisti è  un mito del Kgb che fu pubblicato dopo che la guerra era conclusa»: lo spiega alla testata americana Radio Free Europe lo storico dello spionaggio Alexander Vassiliyev. «Finora - afferma l'esperto - non è stata ottenuta nessuna prova che indichi i preparativi nazisti per gli omicidi a Teheran». Secondo Vassiliyev, «molti storici credono che Stalin diffuse le voci sull'operazione terroristica a Teheran per avvicinarsi a Roosevelt e ridurre l'influenza di Churchill». Già nel 2012, il Wall Street Journal scriveva che «il piano tedesco non è mai stato esposto nei dettagli e alcuni storici dubitano che sia persino esistito». Secondo il Cremlino, invece, la vicenda è autentica, e senza i Vartanyan «la storia del mondo sarebbe stata molto diversa»
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