Tacchi alti, futuro incerto nel post Covid. Vendite quasi dimezzate nel 2020: è l'effetto Kamala Harris

Tacchi alti, futuro incerto nel post Covid: vendite quasi dimezzate nel 2020
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Mercoledì 14 Aprile 2021, 18:32

La pandemia sembra aver assestato un duro colpo alla moda dei tacchi alti. Abituate ormai a pantofole e comodità casalinghe nei tempi dello smart working sarà difficile se non impossibile tornare a preferire una scelta di stile o di perfetto outfit alla comodità del piano terra. Ci sarà anche lo zampino della vicepresidente Usa Kamala Harris? Dalla sua prima apparizione pubblica in skeakers in occasioni ufficiali, Kamala ha sdoganato la formalità dell'informale al femminile.

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E se Ariana Grande è tornata a volare sui 12 centimetri dei nuovi sandali Versace e così Katie Holmes, Cardi B. e Dua Lipa, più alte di un paio di spanne rispetto al lungo anno della pandemia. Le influencer non hanno dubbi, ma per la maggioranza delle donne il futuro del tacco, e soprattutto del tacco a spillo, è in pericolo. «Barcollante, almeno per ora»: così, cifre alla mano, lo definisce oggi il Wall Street Journal. Nel corso del 2020 le vendite di scarpe col tacco sono quasi dimezzate (meno 45%) secondo il gruppo di ricerche di mercato Npd, ed è evidente la ragione, senza uffici, bar, feste dove andare vestite di tutto punto. Secondo Beth Goldstein, che per Npd cura il settore delle calzature, se ripresa ci sarà nel 2021, sarà limitata: liberate dalla tirannia dei tacchi, le donne rifiutano di tornare a soffrire in cambio di quei centimetri di autostima garantiti dal non camminare rasoterra. È un rapporto complicato, quello delle donne con i tacchi: «Alcune sono grate di averli lasciati nell'armadio, ad altre mancano e non vedono l'ora di tornare a indossarli», ha detto al «Wall Street Journal» Marjorie Jolles che insegna Gender Studies alla Roosevelt University. La pausa forzata nell'abbigliamento formale ha d'altra parte indotto a un ripensamento più ampio: non è solo una questione di look o di comodità, sono in molte oggi che considerano il tacco, letteralmente e figurativamente, un simbolo di repressione, l'equivalente del corsetto delle loro antenate. A New York tra le accuse al governatore Andrew Cuomo è stato citato un certo dress code, che includeva i tacchi, imposto alle sue segretarie. C'è in gioco un pizzico di politica, con la vice-presidente Kamala Harris che indossa le Converse anche in occasioni ufficiali, contro Melania Trump e i suoi stiletti killer: messi in ogni occasione, anche nelle condizioni più scomode.

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Perchè certo, il tacco alto questo regala a chi lo indossa: altezza, postura, falcata si traducono in immagini di potere, regalità: «Tutte vogliamo tirarci su, sognare un poco», ha detto a FootwearNews la stilista Maria Cornejo, che nella collezione autunno 2021 ha incluso ragionevoli ma pur vertiginosi tacchi a blocco. Altri stilisti celebri per gli stiletti da paradiso (ma anche inferno, a seconda delle prospettive) hanno discretamente cambiato rotta: nelle proposte di Christian Louboutin e Stuart Weitzman sui rispettivi profili Instagram si sono intrufolati sandali a suola piatta, sneakers, mocassini, mentre a marzo Valentino ha mandato in passerella stivali da combattimento sotto un etereo abito da sera di pizzo. E se tacco 12 deve essere, come quelli scelti dalla stylist Mimi Cuttrell per Ariana Grande, è del tipo a blocco, con doppia piattaforma e la punta quadrata: un trend che secondo Vogue dominerà nella prossima stagione. In vista della quale podologi come Suzanne Levine di New York consigliano di «partire per gradi e dal basso per riabituare i muscoli della caviglia e del piede» oltre a esercizi su glutei e addominali per migliorare postura e equilibrio.

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