CORONAVIRUS

Renato Balestra: «Non ho ancora scelto il mio erede. Il lockdown? Mi sono allenato a casa»

Martedì 26 Maggio 2020 di Gustavo Marco Cipolla
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Renato Balestra_Courtesy of Press Office

Gli occhi di un blu intenso come il colore che ha reso iconico, diventando ambasciatore dell'Alta Moda made in Italy nel mondo. Un foglio bianco sul quale disegnare ricordi e un futuro che, a 96 anni invidiabili, è ancora tutto da scrivere e illustrare. Il maestro Renato Balestra, nato a Trieste, si racconta in un’intervista esclusiva per Il Messaggero.it dopo il lockdown. Tra sogni che hanno l'indiscusso fascino dell'eleganza e aneddoti della sua partecipazione al programma televisivo "Chiambretti c'è". Un salotto bon ton dove, noblesse oblige, il designer ha ospitato stelle dello star system, tra curiosità e perle di raffinata e aristocratica saggezza. Fino alla collaborazione con la pluripremiata cantante Laura Pausini, che ha vestito le sue creazioni sartoriali in occasione di shooting fotografici, red carpet e concerti dal vivo sul palco.

Renato Balestra, il suo archivio dichiarato di “interesse storico particolarmente importante”

Un possibile erede dello stilista nel variegato scenario degli emergenti italiani? Balestra non ha intenzione di mollare il timone della sua maison romana. Ma con lui lavorano diversi giovani, papabili direttori creativi che, forse, un giorno approderanno alla guida dell'atelier che ha incantato attrici della Hollywood sul Tevere, regine saudite e mogli di presidenti con abiti preziosi e dai ricami rigorosamente handmade. Con quel savoir faire artigiano unico e pregiato nella manifattura dei capi, caratterizzati spesso dall'inconfondibile tecnica di lavorazione "plissé soleil", che ha dettato stili e tendenze nel panorama del jet set internazionale. Senza temere, da Principe capitolino dell'Haute Couture - che durante la pandemia ha continuato ad allenarsi in casa - il nobile confronto con Re del fashion system milanese e “Last Emperor” del mitico “profondo rosso”. 

Non immaginava di diventare un couturier di fama mondiale. La sua famiglia aveva altri progetti per lei.
Sì, desideravo fare il musicista. Ho studiato per anni il pianoforte, ma i miei genitori volevano che diventassi un ingegnere per seguire le orme di mio padre.
 

 

 
Poi cosa è accaduto?
 La moda è stata una scommessa, ho realizzato un bozzetto per una mia amica mandato poi casualmente a Milano. Subito dopo è arrivata l’offerta da parte di una casa di Alta Moda per una collaborazione.
 
Come nasce l'iconico "Blu Balestra"?
 Ho sempre amato questo colore! Adoravo molto dipingere e mescolare le nuance. In seguito ho trovato un singolare tono di blu che ho fatto mio. Inserivo sempre in collezione qualche modello di quella tonalità, così i giornalisti hanno cominciato ad identificarlo e a chiamarlo “Blu Balestra”.
 
Architettura, musica e pittura sono le sue passioni. Quali, invece, le fonti di ispirazione sin da giovane? 
 
Ogni ispirazione viene fuori da un’emozione. Di fronte ad un’opera d’arte, davanti alla bellezza, ma anche da una sensazione particolare può nascere l’impeto creativo.
 
Da qualche stagione non partecipa più con le sue collezioni alla kermesse capitolina Altaroma. Perché questa decisione?
 
Spero di ritornare, sarebbe bellissimo, ma per il momento la Capitale non offre più quella piattaforma di visibilità necessaria per lusingare stampa, compratori e, perché no, un parterre mondano di livello elevato.
 
È stato protagonista del salotto televisivo di Piero Chiambretti, nella sua vita ha incontrato principesse, dive e star del jet set. Ricorda qualche aneddoto?
 Ricordo con grande piacere la trasmissione tivù “Chiambretti c’è“, i momenti e gli episodi divertenti e singolari sono stati veramente tanti, non riesco a riassumerli in uno solo.

Anche in lockdown ha continuato ad allenarsi per mantenersi in forma?
 
Mi alleno ogni giorno, ma non in palestra. Ovviamente lo faccio a casa. L’esercizio fisico mi ha aiutato parecchio a superare la clausura forzata.
 
Il Coronavirus ha messo in ginocchio la creatività degli emergenti, così come il lavoro delle maestranze dell'alta sartoria. Lei disegna ancora? 
 Un uomo che ha disegnato per tutta la vita può smettere o dimenticare? Mi servono questi attimi di isolamento per cercare di pensare come sarà la moda al suo “risveglio“. L’ho sempre considerata lo specchio dei tempi, per me è l’interpretazione delle nostre epoche attraverso il modo di vestire.
 
Ha già individuato per il futuro un possibile erede stilistico al timone della sua maison tra i vari designer italiani? 
 
Non ancora, però nella mia azienda stanno crescendo alcuni giovani davvero promettenti.

Cosa consiglierebbe ai nuovi talenti che desiderano intraprendere la sua professione e ricevono numerose porte chiuse in faccia? 
 
Nella vita, e soprattutto nel ramo artistico, a volte si trovano delle porte chiuse. Tuttavia, se si hanno talento, forza di volontà e coscienza dei propri meriti, prima o poi si apriranno. E sarà la volta del successo personale!
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento: 11:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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