Giorgio Armani sfila a Milano tra delicati acquerelli e accessori futuristici

Fermi tutti, siete sicuri sicuri di voler tornare all'eleganza delle vostre mamme, come se gli ultimi decenni fossero passati invano? È la sfilata di Giorgio Armani a lanciare il sasso nello stagno dell'imperante ritorno all'ordine borghese e lo fa con una collezione che - dice lui - «è portabile» sì, ma ha quel «colpo d'ala» che non passa certo inosservato. Basta vedere i colori scelti per la prossima estate: una sinfonia di rosa e di azzurri come acquarellati, resi scintillanti da ricami e cristalli, ma che diventano contemporanei in abbinata con il nero. O le forme, sempre rigorose, ma anche fluide e femminili. E gli accessori, mai così protagonisti: grandi, plastici, quasi futuristici.

Alessandra Mastronardi madrina in total white Armani al Festival di Venezia

«Non disconosco che la donna è cambiata, nel rapporto con l'uomo e con il lavoro, oggi - nota Armani - è diversa, più sexy. Vedo in giro delle ragazze che sembrano uscite da un club alla sera, e poi, invece, in questi giorni ho visto l'immagine di una donna fotografata appoggiata a un muro, con la gonna diritta, la giacca e la camicia con il fiocco: mi sembrava un'immagine di 50 anni fa e questo non mi sta bene, la donna vive in un modo diverso, poi il fiocco può essere un contrasto piacevole e moderno su una giacca maschile, ma non la metto con una gonna stretta. Questa è la modernità della moda. Attenzione - ammonisce Armani - a non far diventare questa cosa un annullamento di quanto fatto, nel bene e nel male, negli ultimi 20 anni». Lui, che ha sempre sostenuto che la moda «deve essere a uso della gente, e non dei giornali o dell'estro dei designer», oggi con la collezione che porta il suo nome - in passerella nel cortile del suo palazzo di via Borgonuovo, chiusa al traffico e piena di curiosi - ha voluto dare un «tocco in più»: «ho letto una frase molto carina, che andare controcorrente - sottolinea - è dei grandi. Quando vedi qualcosa che diventa di dominio pubblico, hai voglia di uscire fuori da questa cosa, di reagire, di dimostrare che puoi rimanere nell'accettabile pur proponendo delle idee». Perché, in fondo, «il nostro mestiere è proporre soluzioni diverse, guardare al passato per rivederlo, correggerlo, enfatizzarlo come ho fatto io». Questa volta lo ha fatto con un grande lavoro sui colori, partendo dal caffé mescolato al bluette «per dargli carattere, per non ammutolirlo», per arrivare al nero che dà carattere ai rosa e agli azzurri pallidi. Ed ecco giacchine di listarelle di pelle e pantaloni con pinces a vita alta, blazer doppiopetto che sottolineano la vita e calzoni ampi e cangianti stampati a motivi di foglie di banano, gonne lunghe e trasparenti o in intreccio di organza lavorata a sbieco, parka in organza, brevi giacche in organza lavorata a fil coupé e ancora giacche scultoree dove il motivo a fiori detta la costruzione del capo. Tutto è leggero, impalpabile, quasi senza peso: una sensazione che si accentua nel passaggio alla sera, quando le fantasie floreali dei completi daywear si trasformano nello scintillio dei lunghi abiti e dei robemanteau ricamati. Tra trasparenze e bagliori, ecco il guizzo delle scarpe trasparenti, delle borse in pvc, delle collane e degli orecchini con cerchi, farfalle, libellule e fiori, e persino dei boa di tulle colorato e dei cappelli con rete di cristalli. Una scelta di modernità sottolineata dalla presentazione, sempre in via Borgonuovo, ma a palazzo Crespi, negli spazi della Fondazione, della borsa 'La Primà, disegnata nel 1995 e rilanciata oggi «perché l'ho fatta 20 anni fa e poi - scherza Armani - l'hanno rifatta tutti».

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