Brunello Cucinelli: «La moda deve essere toccata, si tornerà presto nei negozi»

Brunello Cucinelli: «La moda deve essere toccata, si tornerà presto nei negozi»
di Camilla Gusti
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Venerdì 1 Maggio 2020, 13:19

Brunello Cucinelli non ha dubbi: la moda deve essere toccata. Non si può regalare un sogno a distanza. La creatività nasce dalla discussione fisica, non solo da una visione. E anche l'esperienza dell'acquisto deve essere tattile e va condivisa con gli altri. Ecco perché la fase due dello stilista e imprenditore umbro, a capo dell'azienda omonima che fonda il suo stile sui filati preziosi, è «un tempo nuovo che riparte dall'incontro con gli altri. La moda è condivisione. Non può essere altrimenti».

Lei è stato uno dei primi, due mesi fa, a capire la portata dell'emergenza. Adesso diventa pioniere di un nuovo progetto con l'Università di Perugia per garantire la sicurezza dei suoi dipendenti.
«Un'équipe della professoressa Antonella Mencacci ha dato il via ad uno studio finalizzato all'individuazione delle migliori strategie diagnostiche e gestionali per la ripresa delle attività lavorative nella massima sicurezza. Ai nostri dipendenti verranno eseguiti sia test sierologici sia tamponi per isolare eventuali portatori asintomatici del virus, che potrebbero generare nuovi focolai epidemici. Ringrazio il rettore Maurizio Oliviero dell'Università di Perugia. Dobbiamo fare tutto ciò che dice la scienza per uscire da questo momento».

Cosa ha detto ai suoi dipendenti?
«Già il 23 gennaio i nostri collaboratori cinesi ci mandavano mail evidenziando un'atmosfera che si stava appesantendo. Sono cresciuto con un nonno che mi raccontava dell'epidemia di spagnola del 1918, e con mio padre dell'influenza del 1957. E poi penso a Pericle che è morto di peste e Marco Aurelio che ha dovuto conviverci. Il 9 marzo abbiamo chiuso l'azienda perché onestamente mi sono spaventato. Ai miei 2000 dipendenti nel mondo ho detto che non avrei licenziato nessuno, che ognuno sarebbe rimasto al proprio posto e con il loro compenso. Come azienda ho chiesto loro al momento della riapertura di lavorare mezz'ora in più al giorno, il sabato mattina e ad agosto di chiudere solo 7 giorni. I miei dipendenti sono stati d'accordo».

Un periodo tosto. E lo smart working?
«La fase uno è stata molto triste. Molto dura sotto il profilo umano. Nessuno ha messo la testa sul piano economico. Lo smart working non può collimare con la creatività. Questa nasce dalla discussione fisica, dal toccare le cose e dalla espressione che fai quando guardi un oggetto. La sera andavo a letto distrutto e mi sembrava di non aver concluso molto».

Com'è stato tornare in azienda?
«Il 20 aprile abbiamo riaperto circa il 23% della struttura. Siamo circa in 200, tutti con la mascherina. È stato molto emozionate. Abbiamo approntato il controllo della temperatura per chi entra, ogni notte l'intera struttura viene sanificata, la mensa è chiusa ma il servizio di ristorazione pensa a cestini per il pranzo».

Com'è la fase due di Brunello Cucinelli?
«È il tempo della progettazione. Il 40% del nostro tempo quotidiano è dedicato all'oggi, mentre il 60% al 2021, partendo dalla collezione primavera estate, uomo e donna, che presenteremo nei nostri showroom a fine luglio, agosto e settembre. Ma non ho dubbi che gli incontri saranno vis-à-vis. I capi devono essere toccati e non solo guardati. Il sogno deve essere tattile e non solo visivo».

Di cosa avremmo voglia secondo lei per dimenticare questo periodo?
«Sicuramente non di cose già viste. Ci sarà un bel cambiamento, la moda sarà più chic e pulita e collima perfettamente anche con il momento umano che stiamo vivendo. In questi mesi siamo stati bombardati da immagini, la gente è stata collegata al web in continuo. Se riproponessimo la collezione attuale risulterebbe vecchia e noiosa e non invoglieremmo nessuno all'acquisto».

Si parla di una crisi come quella del 2008.
«Non direi. Quella del 2008 era una crisi strutturale: fallivano le banche e non sapevi come fare. Oggi non dobbiamo perdere di vista l'obiettivo, ovvero raccogliere quello che non è stato rovinato da una potentissima grandinata, arare la terra nel miglior modo possibile e prepararla per una nuova semina, fatta come Dio comanda. Senza voltare le spalle alla povertà, aiutando le famiglie più fragili».

Come cambierà la calendarizzazione della moda?
«Noi ripartiremo da settembre con la presentazione della moda donna a Milano. Non parteciperemo a Pitti Uomo perché per noi è molto tardi, siamo già in pieno studio delle collezioni autunno-inverno 2021. Pitti Uomo rimane però una delle fiere più importanti di settore tanto che ho già dato la mia adesione per quella di gennaio. Per quanto riguarda le sfilate, sono certo che si faranno. La gente ha voglia di sognare, di tornare alla normalità».

Armani e Saint Laurent hanno parlato del Covid come un'occasione per rallentare e riallinearsi. Cosa ne pensa?
«Si andrà verso un riequilibrio. Gli ultimi sei, sette anni a giugno avevamo le vetrine dei negozi dedicate già alla stagione invernale. Si giocava d'anticipo. Abbiamo esagerato. Il vero cambiamento secondo me sarà sotto il profilo umano. Ci sarà tanta attenzione al riutilizzo, al riparare. L'idea di non buttare e sprecare sarà fortissima. Madre Terra finalmente ringrazia».

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