Orologi Tag Heuer, Biebuyck: «Ecco come vengono restaurati i modelli storici»

«Abbiamo un laboratorio completo e all'avanguardia per la rigenerazione, la riqualificazione delle parti e dei quadranti»

Orologi Tag Heuer, Biebuyck: «Ecco come vengono restaurati i modelli vintage»
di Paolo Gobbi
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Mercoledì 27 Ottobre 2021, 09:00

Ci sono case orologiere che hanno fatto la storia della misurazione e con le loro innovazioni hanno fatto sì che i segnatempo riuscissero a sopravvivere a qualsiasi tempesta tecnologica. Ad aprirci oggi le porte di casa è Nicholas Biebuyck, direttore del patrimonio di TAG Heuer.


Il design dei nuovi modelli è influenzato da quelli vintage?
«C’è un elemento di ispirazione dai modelli storici nella collezione contemporanea perché è uno sforzo collaborativo tra i team di gestione del prodotto, sviluppo, design e marketing. È sempre un mix di elementi messi insieme per creare un nuovo prodotto, ma uno sguardo ai nostri modelli iconici del passato può sempre contribuire».
Riuscite a restaurare i modelli vintage, anche i più vecchi e complicati?
«Sì, assolutamente. È un’area in cui siamo molto forti. Abbiamo un laboratorio completo che si occupa del restauro di orologi d’epoca e anche un sostanzioso numero di orologiai che sono specificamente formati in quella disciplina. Usiamo il nostro Istituto TAG Heuer per la rigenerazione, la riqualificazione delle parti, insieme ad ArteCad, una delle nostre aziende partner all’interno di LVMH, per il restauro dei quadranti. Il nostro obiettivo è sempre la conservazione degli orologi. Posso tranquillamente affermare che al momento disponiamo di alcune delle migliori capacità di restauro del settore».
Qual è il suo ruolo all’interno di una casa orologiera che guarda costantemente al futuro?
«Il ruolo del direttore del patrimonio è relativamente nuovo all’interno del settore e ancora non molto definito. Il mio primo impegno è ovviamente quello di gestire il museo e l’archivio aziendale. Ma fornisco anche approfondimenti su marketing, comunicazione, direzione e cura del prodotto. Stiamo anche riflettendo sulla strategia storica e su come proiettarla nel futuro. È un ruolo con molti aspetti, ed è questo che lo rende così interessante».
Ci aspetteremmo archivi grandi e polverosi, migliaia di foto. È così?
«Sì, anche se non è così pittoresco. I nostri archivi provengono da un’azienda che ha avuto una storia piuttosto instabile, in particolare durante gli anni ‘80, quando TAG Heuer è passata di mano un certo numero di volte e abbiamo perso una discreta quantità di archivi cartacei. Siamo stati fortunati perché nel corso degli anni ciò che abbiamo trattenuto sia stato integrato da donazioni di precedenti dipendenti».
Avete anche molti pezzi storici?
«Abbiamo creato una collezione di orologi molto consistente negli ultimi 15 anni, a seguito di una grande acquisizione all’apertura del museo nel 2008, che è stata completata negli anni successivi. Stiamo digitalizzando l’archivio cartaceo e verificando la nostra collezione di orologi per capire cosa abbiamo e cosa non abbiamo. Il progetto è di condividerli in futuro il più possibile con gli appassionati di orologi e i clienti di tutto il mondo».

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